Quando il calcio cambia il destino

La settimana scorsa si é conclusa a Milano una splendida due giorni dedicata al mondo del calcio, OFFside Football Film Festival. Nato in Spagna oltre dieci anni fa con l’intento di raccontare il calcio come fenomeno sociale e culturale, OFFside Festival si è ritagliato un ruolo davvero molto interessante e trasversale come veicolatore di tematiche sociali attraverso emozioni che abbattano le disuguaglianza. In questi tre giorni infatti, sono passati per la Sala Teatro Leonardo delle pellicole con tematiche attuali e approfondimenti importanti su fenomeni sociali e politici. Uno (felicemente) stupito organizzatore mi racconta che non si sarebbe mai aspettato 200 persone in sala per la proiezione di Istanbul United, eppure è accaduto. Facile spiegare la curiosità con cui il pubblico milanese ha accolto la proposta di Istanbul United che racconta come il tifo può diventare megafono di una società in rivolta, strumento per combattere a favore di una causa comune. Ovvero la storia delle tifoserie del Galatasaray, Besiktas e Fenerbahce, divise da sempre calcisticamente, ma unite nel 2013 per lottare contro il regime di Erdogan. Non stupisce neanche che la gente chiami in ansia per prenotare L’ultima partita di Pasolini, del resto è ovvio che il poeta e regista, da sempre schierato in posizione ostinata e contraria, susciti una grande curiosità. Anzi ancora maggiore é l’interesse se si racconta la passione tutta popolare del Maestro per il gioco del calcio. Non starò qui a raccontarvi tutti i film che avreste potuto vedere in questi due giorni, per farlo potete consultare la pagine del sito di OFFside per avere la lista e la sinossi completa. Vi racconterò invece, che cosa stupisce: stupisce trovare ad Offside un film che ti fa uscire con le lacrime agli occhi e che ti fa riflettere su come la vita sia una fragile bugia posata sul nulla.

Offside2019

Stupisce trovarsi di fronte ad un film mastodontico come Kaiser, il giocatore più importante della storia del calcio pur non avendo mai giocato a pallone. Una storia complessa ed esilarante al tempo stesso, svoltasi nel Brasile degli anni ‘90. Nel pieno dell’opulenza del Brasile calcistico tra gli anni ottanta e novanta spunta ad un certo punto, dal nulla, Carlos Henrique Raposo, dice di fare il calciatore e di essere soprannomina Kaiser, come Beckenbauer. La storia già qui ha molti buchi, qualcuno dice che il soprannome derivi semplicemente dalla lattina di birra a cui somiglia visto il fisico tozzo e spanato. Comunque sia, Kaiser in un momento in cui i calciatori brasiliani sono considerati alla stregua di un Primo Ministro, riesce a farsi strada e riceve attenzioni da parte di alcuni club prestigiosi. Da qui iniziano una serie di avventure davvero mirabolanti che porteranno un perfetto impostore, Kaiser stesso nel film ammette più volte che non voleva assolutamente giocare a calcio, a militare nelle principali squadre del calcio brasiliano. Per ritmo, sensualità, ironia, il film è travolgente, un treno di adrenalina e divertimento. Solo una domanda spunta all’orizzonte, ma come diavolo ha fatto? Nella seconda parte del film il sentimento cambia, siamo vicini alla fine dell’opera e qualcosa di nostalgico emerge piano dai racconti dei protagonisti. Così all’improvviso siamo nel racconto di un uomo che ha dovuto fingere un’altra identità per sopravvivere, per sbarcare il lunario e allo stesso tempo tenersi ancorato alla vita. Drammatico, seppure con un fondo di speranza, Kaiser si chiude e ti lascia un sapore in bocca che non sai decifrare, non sai se é positivo o negativo, non sai bene che nome dargli. Sullo schermo si è consumata la battaglia di un uomo per restare vivo, lo ammette lui candidamente nel film, senza questo coup de théâtre chissà dove sarebbe finito Kaiser, chissà se sarebbe ancora vivo.

Kaiser si chiude e ti lascia un sapore in bocca che non sai decifrare, non sai se é positivo o negativo, non sai bene che nome dargli.

kaiser, il film

Tra i film presentati quest’anno difficile dire quale tema fosse il più impegnato, quello di sicuro che possiamo dire è che Kaiser era (non a caso ha vinto il festival) il più originale. Un truffatore che ha finto di giocare a calcio ha anche vinto in un festival dedicato al calcio. Penso che in questo ribaltamento della verità ci sia tutta la metafora di una vita rischiata, giocata sul limite, improvvisata per non sentire il dolore.

Autore

Andrea Labanca
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