Alcune cose sulla Turchia

Per chi scrive e legge di calcio la vicenda della squadra turca che saluta con gesto militare a partita conclusa è una notizia talmente ghiotta che lanciarsela scappare sarebbe stupido oltre che poco professionale. Però, se davvero serve a qualcosa tutto questo rumore, allora dobbiamo provare per una volta ad essere seri e a fare qualche riflessione fuori dalla mischia. La ben nota modalità del giudizio sul web, come sappiamo, è tutt’altro che ricca di sfumature, di solito più manichea di Mani, e anche questa volta ha fatto dividere il popolo dell’agorà virtuale con un moto ondulatorio impazzito da un estremo all’altro. Dapprima la condanna quasi unanime della platea internazionale che non avrebbe creduto di assistere, dopo la boutade della partita con l’Albania, alla vera e propria provocazione del team turco a mano tesa militare per festeggiare il pareggio con la Francia, nella gara per la qualificazione agli europei.

nazionale turca saluto
L'esultanza dei giocatori turchi durante la partita contro la Francia

Poi, qualcuno ha fatto capolino dalla massa facendo notare che probabilmente molti giocatori sono stati, direttamente o indirettamente, irretiti dalla politica interna turca che certo non ha fatto sconti agli oppositori di Erdogan. I tifosi dell’Inter, in questa prima parte dell’articolo noterete che i tifosi italiani spiccano per le idee più intelligenti sul tema, hanno però fatto notare che il campione di Torino e Inter Hakan Sükür, l’opposizione la fece davvero al regime di Erdogan, certo ad un prezzo davvero caro. Costretto a lasciare la Turchia oggi Hakan Sükür, vive a Palo Alto con un permesso di rifugiato politico rilasciatogli dal governo americano. I tifosi romanisti invece, si sono dissociati con grande forza dal gesto dell’attaccante Under che ha avuto l’idea geniale di fare il saluto militare con la maglietta giallorossa indosso, sottolineando che sia i dirigenti che la communità romanista si rifà ad altri valori. Molto più forte la reazione St. Pauli nei confronti di Sahin a cui é stato rifilato un bel foglio di via per la stessa ragione.

hakan sukur twitter

Però, se vogliamo andare oltre la superficie delle cose qualche riflessione dobbiamo farla: gli sportivi turchi non possono essere giustificati a prescindere o condannati senza possibilità di contraddittorio. Innanzitutto é strano, almeno dalla mie ricerche ma potrei essere smentito, che nessuno abbia voluto dichiarare apertamente un’opinione sulla faccenda, prendendo nel bene o nel male una posizione chiara. Nello sport, chi lo segue un po’ concorderà, ci sono migliaia di storie di oppositori o sostenitori dei diversi regimi che hanno apertamente esposto le proprie idee anche a rischi di ripercussioni. Perché nessun giocatore turco ha fatto fino ad ora una dichiarazione sull’azione militare? Appare oscura l’interpretazione di questo gesto. Di sicuro le intimidazione di Erdogan hanno influito, ma qui c’entra qualcos’altro. Una risposta apparentemente semplice alla questione è quella per cui probabilmente i giocatori turchi si sentono l’ultima linea turca in terra straniera, nel bene e nel male. Voglio dire, sanno di avere il potere di essere visti e seguiti dai loro connazionali e ne sentono la responsabilità, anche nel non schierarsi apertamente contro Erdogan per non sembrare anti-turchi. Mi spiego meglio, se tutti i calciatori turchi avessero nei giorni scorsi sorvolato la questione, cosa che dal mio personale punto di vista sarebbe stata comunque meglio rispetto a quello che è successo, la probabile critica sarebbe stata quella di appartenere ad una classe di privilegiati lontana dal popolo. Il tentare di essere dalla parte proprio popolo a prescindere dalle scelte politiche del proprio governo ha prodotto quella mostruosità, forse addirittura ribaltando un sentire comune della gente che in Turchia ci vive tutti i giorni con ben altro stipendio. Le opposizioni anche estetiche (intendo pugni chiusi, alzate di mano mancate, ecc) non sono certo mancate nella storia dello sport, ma qui il caso appare diverso, la consapevolezza della scelleratezza delle azioni di Erdogan appaiono ancora in un contesto tutto interno alla Turchia che fa apparire l’oppositore al regime un sabotatore della patria. Ideologia di regime al massimo livello, vedere eventi del 2016 per capire.

Gli sportivi turchi non posso essere giustificati a prescindere o condannati senza possibilità di contraddittorio

A me quello che manca in questa storia sono dei protagonisti, esulando dal deus ex machina di qualunque questione turca, Erdogan. Possibile che un uomo con un consenso così alto nei sondaggi popolari non abbia nessun uomo-immagine pronto a prestare la propria fama per un exploit più energico e chiaro di quello di un equivoco saluto militare? Come mai nessuno dei ragazzi che hanno salutato, con un pizzico di cattivo gusto anche, il pubblico francese l’altra sera non ha rilasciato un’intervista in cui sostiene le tesi di Erdogan? Appare poco convincente ogni punto della questione, ogni passo che facciamo è un passo verso il buio. Quello che rimane per il momento a noi di tutta la questione è una guerra infame nei confronti di un popolo inerme e logorato dalla battaglia al terrorismo. Popolo quello curdo che deve altresì accettare la beffa di un attacco militare invece, che un encomio per il lavoro svolto nell’ultima frontiera dell’Occidente. Dal lontano 776 ad Olimpia le manifestazioni atletiche sono state un momento di pausa dalla guerra e dalla bruttezza del mondo, perché portare ora la violenza dentro al mondo dello sport in un modo oltretutto, così cinico e poco chiaro?

Autore

Andrea Labanca
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