Serse Coppi, storia di un amore fraterno

Nascere in una famiglia di sportivi, come quinto figlio, equivale a respirare ossigeno e allenamenti fin dai primi vagiti. Se poi nasci in una famiglia di ciclisti con molta probabilità impari a pedalare ancora prima di camminare e correre. Questo è Serse Coppi, un ragazzo il cui dna è tutto corsa e passione, strada e ruote. Essere nato nel 1923, quattro anni dopo rispetto a Fausto, fa di Serse Coppi il fratello minore in grado di crescere sotto l’eterna protezione di uno sportivo nelle cui vene corre il sangue fluido della vittoria. Castellania, un ridente e minuscolo paesino alle porte di Alessandria, è il muto palcoscenico dove hanno iniziato a muoversi i cinque fratelli Coppi, dove Fausto e Serse hanno temprato la loro personalità, uniti e vicini, sempre in sella alla loro bicicletta per correre nelle aree sconfinate di un’infanzia serena. I due fratelli crescono all’alba della fine della prima guerra mondiale tra le fredde colline piemontesi, frequentando la scuola del loro paese di nascita, non assentandosi nemmeno una volta, nemmeno quando la temperatura è fin troppo fredda, nemmeno durante quello che è passato alla storia come il più rigido inverno del millenovecento, quel freddissimo 1929. Fausto e Serse sono gli unici due scolari presenti alle lezioni a scuola dove arrivano tra numerosi ostacoli, senza paura di rischiare l’ipodermia, dimostrando già nell’infanzia la loro tenacia e resistenza.

serse e fausto
Serse e Fausto durante la Parigi-Roubaix

Sono proprio gli anni dell’infanzia e dell’adolescenza che li rendono indivisibili compagni di squadra anche nelle strade, uno gregario dell’altro senza la pretesa di essere uno migliore dell’altro. Serse è quasi il sosia di Fausto, simile nel fisico e nell’aspetto, uguale nell’animo e nella passione che li lega allo sport. Pur molto simili esternamente, i due fratelli dagli occhi vispi e dal sorriso aperto sono parecchio diversi nella loro personalità e nel carattere, completandosi quando si muovono insieme. Solare, estroverso, incline alla battuta pronta e alla spiccata ironia è Serse. Taciturno e silenzioso, piuttosto schivo e a volte anche riservato fino ad apparire vergognoso si presenta Fausto alle gare e alle folle. Chi conosce Serse racconta che, se scambiato per il fratello maggiore, sorridendo come quasi a scusarsi di essere al posto e nel momento sbagliato, dice con angelica voce: “Sa, io sono il fratello!”

Serse Coppi e Gino Bartali
Gino Bartali e Serse Coppi sui gradini della Mutua di Treviglio (1949)

Eppure sembra quasi che dovesse essere Fausto a smettere la sua carriera dorata a causa di una caduta al Velodromo di Torino nel marzo del 1951, dove il giovane airone cade sulla strada bagnata e scivolosa, fratturandosi una clavicola. In quel momento Serse rimane molto vicino al fratello, aiutandolo nella ripresa e nella riabilitazione, sostenendolo e spronandolo a rientrare nella squadra. Fausto riprende velocemente i suoi allenamenti in vista delle successive competizioni contro il volere della madre che, spaventata nel vedere uno dei suoi figli ancora convalescente alla guida della due ruote, tenta invano di fermarlo. Ma la storia dei due fratelli riserva un capitolo imprevisto in una giornata molto calda di inizio estate. Il ventinove giugno del 1951 pedalano insieme per l’ultima volta. Fausto e Serse sono in gara per il “Giro del Piemonte” e poco importa ai due chi tra loro taglierà per primo il traguardo. Si corre in una strada cittadina sulla fedele Bianchi in quello sprint finale che li vede sempre insieme angelo e gregario. Una ruota sfortunata della bicicletta di Serse si infila nella rotaia del tram facendolo cadere a terra insieme ad altri ciclisti. Lo spirito sempre pronto a sdrammatizzare del ragazzo lo invita ad alzarsi immediatamente, spolverando con le mani la polvere, accarezzando la sua bicicletta e a rimettersi in sella. Manca solo un chilometro al Motovelodromo di Torino e ala conclusione della gara: vale la pena alzarsi e terminare con onore la corsa.

serse coppi gregario

Ma la vera preoccupazione arriva dopo. Serse non solo taglia il traguardo, ma ritorna sempre in bici fino all’albergo che lo ospita dove confida al fratello e ai suoi amici di avvertire un leggero mal di testa. Fausto decide di consultare lo stesso medico che lo aveva curato due mesi prima, ma dalla visita non emerge nulla di allarmante. L’airone non si allontana dal fratello e nelle prime ore della sera il mal di testa diventa ancora più violento al punto che nel giro di pochi minuti l’allarme diventa molto serio e Serse viene trasportato nel più vicino ospedale. L’autolettiga lo trasporta immediatamente alla clinica Sanatrix dove la situazione clinica del corridore è gravissima e il primario dispone immediatamente un intervento chirurgico urgente per sospetta emorragia celebrale. È addirittura richiesto del sangue compatibile per il suo gruppo sanguigno da usare in una eventuale trasfusione. Ma non c’è sangue che possa servire in una situazione che va oltre il drammatico; ormai non si è più in tempo per salvare il giovanissimo Serse che muore, lasciando dietro di sè sgomento e disperazione, incredulità e amarezza. Fausto è immobile e distrutto, sa che la sua vita non sarà più come prima senza quel fratello estroverso e sorridente in grado di compensarlo in pubblico, di sostenerlo nelle gare e di incitarlo nelle difficoltà.  Si sente afflitto e per amore e ricordo suo decide di correre al Grande Boucle dove arriva al traguardo più filiforme che mai. La carriera di Fausto appena iniziata lo porterà ad essere un campione indimenticabile, diventato tale anche perché sostenuto da un angelo in cielo, il suo Serse sempre sorridente.

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