VIKASH DHORASOO

Vikash Dhorasoo, quando il meglio arriva dopo

Tutti coloro che seguono lo sport sanno che la principale domanda di tutti i ragazzi che intraprendono questa carriera è: che cosa farò da grande? Per sua natura la carriera sportiva è effimera, per quanto redditizia, ed è per questa ragione che chiunque l’abbia intrapresa, se dotato minimamente di testa, all’età di vent’anni ha iniziato a chiedersi cosa fare di tutti quei soldi e come investirli in un’attività futura che garantisca rendita e permetta di mantenere uno stile vita a cui è difficile disabituarsi. Va aggiunta alla questione la riflessione su quanto sia precaria una vita sportiva. Prendiamo ad esempio Van Basten, tra i dieci migliori calciatori di tutti i tempi, che all’età di trent’anni ha dovuto interrompere la carriera a causa di una caviglia troppo fragile. Gli infortuni sono alla radice di storie affascinanti di tanti sportivi “perdenti” (non è certo il caso dell’olandese sopra citato ovviamente), racconti belli da leggere per chi è cresciuto col mito di Hemingway e della lotta uomo-destino, ma soffocanti e spesso tragici per chi li ha vissuti in prima persona. Nel calcio, sport da cui è presa la storia di oggi, gli esempi sono molteplici e dalla conclusioni più disparate. Si va dal fallimento totale di Brehme, fino alle carriere più classiche da dirigenti, allenatori e commentatori sportivi di tanti ex-calciatori. Fuori da tutte queste alternative cade il percorso davvero originale di Vikash Dhorasoo.

Qualcuno lo ricorderà per la sua brevi apparizioni nel Milan di Capello o nella Francia vice-campione del mondo del 2006. Ma partiamo da principio per cogliere l’originalità del percorso di Vikash Dhorasoo. Di origini indiane, facili da rintracciare dai tracci tipici del suo volto, Vikash ha iniziato a giocare in Francia nel Le Havre durante la stagione 1994-1995. Giocatore abbastanza atipico per il calcio moderno, solo 168 cm, il primo giocatore indo-francese dimostra una grande intelligenza tattica, un’agilità fuori dal comune ed una velocità che lo fanno sembrare per qualche tempo un grande campione. Intendiamoci il ragazzo è forte, scopriremo che sarà vice-campione di molte competizioni importanti, ma non saremmo qui a parlarne se non ci avesse regalato un fantastico dopo, a carriera ormai conclusa. Dicevamo, Vikash passa al Lione e con quella squadra colleziona un cospicuo palmares a livello nazionale. Nel 2004-2005, a parametro zero, il nostro protagonista arriva al Milan di Ancelotti. Non sarà una carriera brillante quella al Milan e collezionerà pochi minuto di gioco, sia in Campionato che in Coppa Uefa. Ritornato in Francia, gioca col Paris Saint-Germain durante la stagione 2005-2006, scelta fortunata per Vikash Dhorasoo, perché la presenza in campo francese gli garantisce una convocazione nella blasonata nazionale guidata ancora dall’eleganza di Zinédine Zidane. Qui il nostro piccolo eroe ha il colpo d genio. Resosi conto di non essere certo al livello dei campioni con cui condivideva gli spogliatoi, decide di girare un documentario sulla sua situazione di sostituto.

Giocatore abbastanza atipico per il calcio moderno, solo 168 cm, il primo giocatore indo-francese dimostra una grande intelligenza tattica, un’agilità fuori dal comune ed una velocità che lo fanno sembrare per qualche tempo un grande campione

Il documentario, scritto con Fred Poulet si intitola esplicitamente The Substitute, potete trovarlo su YouTube, ed è il resoconto di come vive il Mondiale uno che sta in panchina nella squadra più forte del mondo. Potremmo fare molta filosofia a questo punto, ma ve lo evito, essendo periodo di dichiarazione dei redditi avrete già molte cose a cui pensare. Ma una piccola cosa fatemela dire. Che uomo geniale è uno che sfrutta il fatto di essere il pachinaro di Zidane per farci un documentario esistenziale? Un genio, ovvio, il seguito prova che ho ragione. Conclusasi l’esperienza calcistica con una stagione abbastanza discutibile a Livorno, Vikash Dhorasoo si apre un’altra strada; e qui l’encomio è d’obbligo. Guardatosi attorno si deve essere posto la domanda “Su quale altro campo verde posso guadagnare molti soldi senza neanche correre e gustando ottimo whisky?”. Dopo qualche secondo di agili comunicazioni, le sue frenetiche sinapsi gli hanno dato la risposta più illuminante che si potesse immaginare: scegli il poker. E così in breve tempo Vikash diventa un giocatore scrupoloso di poker che riesce a raggranellare in pochi anni la bella cifra (dichiarata) di 500.000 dollari.

Bene, a questo punto potremmo dire di aver esaurito le mirabilia riguardanti questo personaggio. E invece no, Vikash Dhorasoo ci spiazza ancora. Coi soldi raccolti inizia una carriera sociale dedicata a chi ha bisogno, fondando Tatane, (guardate il sito è pazzesco) un associazione dedicata soprattutto ragazzi che vogliano riuscire  nel mondo del calcio. A suo dire Tatane vorrebbe offrire la possibilità di vivere il pallone in modo più democratico. Ma quanto sembra scritta da Victor Hugo questa vicenda?

Dhorasoo non si ferma qui. L’ex calciatore ed ex-pokerista si impegna per la sua città e la nazione, dichiara apertamente le sue posizioni di estrema sinistra, ma anche qui dovreste leggere i termini e le condizioni per nulla scontate con cui lo fa, ed appoggia di volta in volta candidati che sfidano l’ormai affermato fenomeno xenofobo chiamato Marine Le Pen. Dulcis in fundo, non poteva certo mancare, pubblica lo scorso anno, quest’anno in Italia a cura della casa editrice 66TH AND 2ND, Con il piede giusto, un libro in cui teorizza la sua critica al sistema calcio colpevole secondo lui di aver creato la mercificazione di un campione tipo sono ignorante, obbedisco.

VIKASH DHORASOO comme ses pieds

Considero questo pezzo un work in progress, perché ne sono certo Vikash Dhorasoo ci regalerà molto presto altre incredibili sorprese.

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Essere gentleman non è una moda, è uno stile. É il nostro modo di stare al mondo. Continua a leggere

Un grande giocatore vede autostrade dove altri solo sentieri. Vujadin Boskov<