Gallinari e Belinelli

Gallinari e Belinelli: c’è ancora futuro per il basket italiano nell’NBA?

Nel corso degli ultimi anni, il basket italiano ha vissuto una fase di profonda evoluzione. In particolare, due cestisti si stanno comportando da protagonisti nella lega più importante al mondo, l’NBA. Stiamo parlando di Danilo Gallinari Marco Belinelli, che costituiscono la punta dell’iceberg di un movimento ben più variegato e profondo. Diamo un’occhiata alla loro storia nel basket americano, con le prospettive per il futuro e l’eventuale presenza di nuovi e giovani talenti nostrani.

Le prime esperienze degli italiani in NBA

A dire la verità, i giocatori di pallacanestro italiani che hanno avuto contatti veri e propri con l’NBA sono stati davvero pochi. Il primo in assoluto fu il canadese di origini italiche Henk Biasatti, che nel 1946 fu acquistato dai Toronto Huskies e prese parte all’antenata dell’NBA, la BAA. Bisognerà attendere fino al 1973 per l’esperienza dell’italo-americano Mike D’Antoni, che disputò tre stagioni con i Kansas City Kings e due match con i San Antonio Spurs prima di diventare una colonna dell’Olimpia Milano e diventare coach NBA. Nel 1995, fu il turno di Stefano Rusconi, che giocò 7 partite con i Phoenix Suns prima di tornare a casa. Nella stessa stagione, ci provò il casertano Vincenzo Esposito, vincitore di uno scudetto con il team della sua città e autore di una discreta stagione con i Toronto Raptors. Nel 2006, un giovanissimo Andrea Bargnani fu selezionato come prima scelta ai Draft NBA proprio dalla stessa squadra canadese, prima di militare nei New York Knickse nei Brooklyn Nets e ritirandosi nel 2017. Oltre a Gallinari e Belinelli, vanno segnalate la fugace apparizione di Luigi Datome con i Detroit Pistons e i Boston Celtics; la presenza dell’americano originario di Pordenone Reggie Jackson, che dopo un’esperienza con gli Oklahoma Thunder è ancora in NBA con la canotta dei Detroit Pistons; infine, la militanza dell’altro italo-americano Ryan Arcidiacono nei Chicago Bulls, tra il 2017 e il 2019.

La carriera di Danilo Gallinari e Marco Belinelli

Un discorso a parte lo meritano le due principali stelle italiane. Iniziamo da Danilo Gallinari, nato l’8 agosto 1988 a Sant’Angelo Lodigiano (LO). Dopo una gavetta nella Serie B d’Eccellenza con il team di Casalpusterlengo, entra nel giro dell’Olimpia Milano. Dopo un prestito a Pavia, diventa colonna portante del team lombardo. Il 2008 è l’anno in cui viene selezionato ai Draft NBA come sesta scelta dai New York Knicks. Vive un’estate complicata a causa del perdurante mal di schiena, ma inizia rapidamente a spiccare il volo verso traguardi ben più importanti. Dopo un breve prestito a Milano dovuto al lock-out del 2011, passa ai Denver Nuggets e acquisisce sempre più minutaggio, fino a raggiungere il record nazionale di ben 47 punti in una singola partita. Nel 2017, si trasferisce nei Los Angeles Clippers e diventa lo sportivo italiano più pagato al mondo.Per quanto riguarda Marco Belinelli, nasce a San Giovanni in Persiceto (BO) il 25 marzo 1986. Debutta in Serie A con la Virtus Bologna, ma dopo il suo fallimento prosegue la sua carriera nell’altra squadra della città emiliana, la Fortitudo. Vince il campionato e la Supercoppa Italiana nel 2005, prima di essere selezionato come diciottesima scelta al Draft NBA dai Golden State Warriors. Viene poi acquistato, nel 2009, dai Toronto Raptors, dove gioca insieme al connazionale Bargnani. Quindi, passa ai New Orleans Hornets e poi ai Chicago Bulls. La vera consacrazione arriva nel 2014 nella franchigia dei San Antonio Spurs, con la quale vince un titolo NBA ed è ancora oggi l’unico italiano. Poco prima, aveva anche vinto la gara dei tiri da tre punti nell’All Star Weekend. Negli anni successivi, vagabonda tra i Sacramento Kings, i Charlotte Hornets, gli Atlanta Hawks e i Philadelphia 76ers, prima di tornare a San Antonio.

Le prospettive per il futuro azzurro nella lega americana

Sia Danilo Gallinari che Marco Belinelli sono stati protagonisti di una buona stagione 2018-19. Entrambi sono arrivati ai playoff, ma sono usciti al primo turno. I Clippers del primo hanno perso contro Golden State, mentre San Antonio ha dovuto soccombere a Gara 7 contro Denver. Entrambe le compagini erano sfavorite contro le rispettive avversarie e il risultato è apparso abbastanza scontato, anche se entrambi i cestisti italiani sono riusciti in qualche modo a farsi valere. Ancora non si sa dove militeranno nella prossima stagione. Tuttavia, altri giovani talenti sono alle loro spalle, pronti a diventare famosi ed apprezzati nella lega cestistica più importante al mondo. È il caso dell’oriundo Donte DiVincenzo, scelto ai Draft 2018 dai Milwaukee Bucks e autore di 27 presenze nell’ultima stagione. Al tempo stesso, nel prestigioso campionato NCAA che fa da preambolo per l’NBA, sembra che si stia muovendo qualcosa di molto interessante. Il 20enne Francesco Badocchi è riuscito a vincere il campionato con la canottiera dei Virginia Cavaliers, battendo in un’accesa finale la Texas Tech University del 21enne Davide Moretti.

Davide Moretti
Davide Moretti
francesco badocchi
Francesco Badocchi

Le possibilità di ulteriore crescita per il movimento italiano

Quante opportunità ci saranno per i giovani italiani di essere selezionati tra le prime scelte ai draft NBA 2019? Ancora oggi, la situazione risulta abbastanza complicata da leggere. Nonostante i giovani talenti citati, sembrano esserci poche possibilità imminenti sia per Badocchi che per Moretti, così come per qualsiasi altro azzurro proveniente dal nostro campionato. Parlando a livello nazionale, Milano viene considerata come il traino del movimento italiano, anche grazie alla sua presenza nella prestigiosa Eurolega. Inoltre, gli azzurri del coach Meo Sacchetti sono riusciti a qualificarsi per i prossimi Mondiali, che si terranno in Cina dal 31 agosto al 15 settembre. L’Italia non raggiungeva tale obiettivo dal 2006, anno in cui aveva ricevuto una wild card. Qualcosa sembra iniziare a muoversi, ma ciò non sembra bastare per poter parlare di una vera e propria rinascita. Un movimento può crescere con una programmazione più corretta e metodica, magari con un utilizzo maggiore delle scuole di basket e la possibilità di rendere questo magnifico sport accessibile per un pubblico sempre più variegato.

About

Essere gentleman non è una moda, è uno stile. É il nostro modo di stare al mondo. Continua a leggere

Un grande giocatore vede autostrade dove altri solo sentieri. Vujadin Boskov<

Altre storie
calcio femminile italia
Siamo fermi a Sognando Beckham?