Isner-Mahut

Isner-Mahut, non si uccidono così anche i cavalli?

Fosse successo a me avrebbero dovuto portarmi in ospedale

Maria Sharapova

La partita più fantastica di cui io abbia notizia è stata giocata nel 2010 sul campo 18 di Wimbledon, tra il 22 e il 24 giugno. Proprio come il racconto di Soriano, la sfida tra Isner-Mahut è stata qualcosa di irreale, tragica ed epica allo stesso tempo. È iniziato come un banalissimo match di primo turno di Wimbledon. Da un lato John Isner, testa di serie numero 23, e dall’altro Nicholas Mahut, francese, che a Wimbledon ci è arrivato per il rotto della cuffia. Anche se la differenza di ranking tra i due è evidente, tutti si aspettano un match abbastanza equilibrato. Isner sull’erba è un cliente rognoso con il suo gioco semplice, ma efficace (bomba di servizio e sulla risposta dritto a campo aperto, stile Fred Perry), il francese però, è una vera mina vagante.

La sfida inizia il 22 giugno esattamente alle 18:18. I primi 3 set si svolgono come da copione: 6-4 per Isner, 6-3 per Mahut e 7-6 al tie-break sempre per il francese. Il quarto set inizia a dare già un’idea di quello che succederà a breve, dura più di un’ora e finisce sempre al tie-break 7-6 questa volta in favore dell’americano. Alle 21:03 il match viene sospeso per oscurità. Si riprenderà il giorno dopo. Finora nulla di sconvolgente.

23 giugno, ore 14:07. Gli occhi di quasi tutti gli sportivi sono sul Mondiale sudafricano. A Wimbledon mentre sugli spalti si controlla il tabellone e su chi scenderà dopo, la storia prende forma, 15 punti alla volta, un game dopo l’altro. Il giudice di sedia, Mohamed Lahyani, continua a ripetere “Game Isner”, “Game Mahut” e “palle nuove per favore”. Mentre sul centrale si susseguono Andy Roddick, Venus Williams e Novak Djokovic, il campo 18 diventa l’attrazione del torneo. Alle 16:57 ecco il primo record: 25-24 per Isner, il singolo set con più game di sempre. Poco dopo l’americano spreca il suo secondo match point, entusiasmando il pubblico sempre più conscio di assistere a qualcosa di straordinario. Si rompono i protocolli tanto cari all’All England Club e tra standing ovation e scalmane, parte anche una ola. Sul punteggio 47-47 il tabellone rimane bloccato, per lui la partita finisce qui. I programmatori spiegheranno in seguito che non era settato per prevedere punteggi superiori. Alle 18:24, il secondo record: Isner realizza il maggior numero di ace in un singolo match, 79. Le ore passano e i giocatori iniziano a barcollare e a buttarsi per terra in alcuni momenti (il Guardian dalla sua diretta live chiama i 2 protagonisti “Gli zombie”); alle 20:54 sul punteggio 58-58 finalmente fanno una pausa. Neanche il tempo di riprendere che la partita viene di nuovo sospesa per oscurità e dagli spalti partono i cori “We want more” (“Ne vogliamo ancora”). Alla sera si contano 7 ore di gioco e ben 5 team diversi di raccattapalle che si sono dati il cambio. John McEnroe che ha commentato la partita, interviene subito per chiedere di farla spostare sul campo centrale, ma la proposta non ottiene seguito.

Il 24 giugno il Corriere della Sera e Repubblica escono più o meno con lo stesso titolo, Non si uccidono così anche i cavalli?, un richiamo all’omonimo film con Jane Fonda: nell’America della Grande Depressione si organizzano gare di ballo interminabili in cui vince l’ultima coppia che rimane in piedi. Il match riprende alle 15:42 sul punteggio di 59-59. 66 minuti dopo al quinto match point Isner mette fine all’incredibile incontro. La partita finisce con il punteggio di 6–4, 3–6, 6–7, 7–6, 70–68. Al termine dell’incontro  Tim Henman e Ann Haydon-Jones a nome dell’All England Club consegnano ai due eroi un riconoscimento speciale e nel campo 18 viene fissata una placca commemorativa del Match del secolo. Isner accederà al secondo turno, ma verrà sconfitto oramai privo di forze da Thiemo de Bakker 0-6, 3-6, 2-6. Poco importa perché insieme al suo strenuo avversario in quei tre giorni di fine giugno ha scritto una pagina di storia incredibile di questo sport. Ma il destino a volte è beffardo e i due si affronteranno di nuovo l’anno successivo a Wimbledon sempre al primo turno. Risultato, tre set a zero per l’americano.

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Essere gentleman non è una moda, è uno stile. É il nostro modo di stare al mondo. Continua a leggere

Un grande giocatore vede autostrade dove altri solo sentieri. Vujadin Boskov<