el kun aguero

El Kun Aguero

Minuto 93, ultima giornata di campionato della Premier League, stagione 2011-2012. Manchester City vs Queens Park Ranger il risultato è fermo sul 2-2; i giocatori del City corrono disperatamente verso l’area avversaria alla ricerca del gol scudetto. Il destino vuole che la palla arrivi a Sergio Aguero, alla sua prima stagione in Inghilterra dopo cinque anni trascorsi all’Atletico Madrid. L’area affollata dai giocatori avversari, un tocco sotto per liberarsi di un difensore, lo sparo con il destro, il gol. Il Manchester City si laurea campione d’Inghilterra a distanza di 44 anni dall’ultimo successo del titolo nazionale. Dopo quella rete El Kun ha segnato altre 200 marcature con la maglia dei Citizen, diventando il miglior marcatore di sempre del club. Nessuna, però, è stata mai più importante di quella realizzata ai danni del QPR, un derby italiano mancato per dodici mesi, vista la presenza di Roberto Mancini sulla panchina del City e la presidenza di Flavio Briatore nelle precedenti tre stagioni a Londra. Ma questa è un’altra storia.

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Mai Banale

Basso, tozzo, mai spettacolare, ma terribilmente efficace. La descrizione del calciatore Sergio Aguero mal si sposa con il numero di maglia indossato e con le acconciature dei capelli sempre diverse. Da sempre chi indossa la 10 incarna l’arte del pallone, la creatività, concedendosi il lusso di segnare. La storia del calcio moderno annovera campioni del calibro di Totti, Messi e Neymar, ma nessuno di loro può essere paragonato al Kun. Alla domanda di un giornalista invadente, che chiedeva alla punta argentina se sognasse di raggiungere il livello della Pulce, Aguero ha così risposto: “Non sogno di essere come Messi, perché lui sogna di essere come me.” Mai banale, né dentro né fuori dal campo, come le sue reti. E forse è proprio questo uno dei motivi per cui El Kun non viene mai annoverato tra i primi attaccanti al mondo dai puristi del calcio, titolo a cui il cannoniere dei Citizen sembra non dare molto peso.

Maledizione Albiceleste

Rio de Janeiro 2014, Maracana, 75 mila spettatori stanno assistendo ai tempi supplementari della finale di Coppa del Mondo tra Germania e Argentina. Il Kun guarda il primo tempo seduto sulla panchina, con il commissario tecnico Sabella che preferisce schierare Higuain accanto a Messi. Nella testa di Aguero c’è la consapevolezza di poter mettere al collo la prima medaglia d’oro con la Nazionale maggiore, dopo i successi alle Olimpiadi di Pechino 2008 e ai Mondiali Under 20 con le selezioni giovanili. Trascorrono 46 minuti, Sabella boccia il napoletano Lavezzi, sostituendolo con Kun, un’ammissione di colpa a posteriori tardiva quella del ct sudamericano. Il risultato rimane fermo sullo 0-0 fino alla metà del secondo tempo supplementare quando Mario Goetze  gela le speranze della tifoseria albiceleste. La maledizione proseguirà poi in patria nei due anni successi, con le due sconfitte ai calci di rigore patite contro il Cile nelle ultime due edizioni della Copa America.

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Foto: Harald Loos / Puma SE

Storie giapponesi

La leggenda narra che Sergio Aguero, quando era piccolo, riuscisse a pronunciare come unica parola, qualcosa del tipo “kun”. Negli anni, però, la storia del soprannome assunse contorni meno fantasiosi e più concreti. Il nome che porta con orgoglio sopra il numero 10 gli è stato dato dal nonno e deriva da un personaggio di un cartone animato giapponese, Kum Kum, il preferito dal piccolo Sergio. Se andate in Giappone e provate a chiedere a qualcuno chi sia El Kun, con ogni probabilità riceverete come risposta l’indice puntato a uno dei tanti giovani studenti che popolano le strade dei siti turistici più noti come Nara, Kamakura e Nikko. Il loro soprannome è infatti Kun, ma col più famoso El Kun Aguero non hanno alcuna caratteristica in comune, se non quella del moto perpetuo. In giapponese la parola kun può essere tradotta con creare guai. Dal punto di vista delle difese avversarie, mai soprannome fu più azzeccato per il calciatore dall’istinto del gol (quasi banale) e con il numero 10 sulle spalle.

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Essere gentleman non è una moda, è uno stile. É il nostro modo di stare al mondo. Continua a leggere

Un grande giocatore vede autostrade dove altri solo sentieri. Vujadin Boskov<