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Dick Fosbury alle Olimpiadi di Messico 68

Fosbury e la bellezza

Quand’è che i nostri gusti sono cambiati? Quando abbiamo deciso che una poesia non era più bella o una canzone non più attuale o un film non più coinvolgente? Cresciamo con un senso della bellezza in continua evoluzione su cui non abbiamo nessun controllo. Parafrasando La Rochefoucauld, esso incarna tutti i nostri contrari: è rigoroso e ribelle, sincero e dissimulato, timido e audace. Ma soprattutto, è incostante. Lo è per stanchezza, per leggerezza, per nausea, per induzione. È così da sempre, da quando i nostri padri greci smisero di apprezzare la tragedia. E nel secolo scorso abbiamo assistito a frequenti e repentini cambiamenti, a volte anche feroci. Pensate a come Picasso sia diventato sinonimo di arte, mentre pochi oggi conoscono Benvenuto Cellini; come D’Annunzio era il vate, il letterato per antonomasia, mentre oggi pochi lo studiano e più che altro lo fanno tralasciando i suoi scritti e focalizzandosi sulla sua attività bellica e politica, come la Reggenza del Carnaro.

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Arnoldo Mondadori e Gabriele D’Annunzio

Cambiamenti drastici, avvenuti nel giro anche di pochi mesi. In Francia in soli 5 anni ci fu uno stravolgimento drammatico nella letteratura. Nel 1927 uscì Il Tempo ritrovato, l’ultimo volume della Recherche di Marcel Proust, un’opera caratterizzata da una ricerca stilistica estenuante nella sua perfezione, nella complicazione della sintassi, nelle nuance, nel sussurro dell’interiorità; 5 anni dopo venne pubblicato Voyage au bout de la nuit di Céline. Nulla di più antitetico dell’opera proustiana: Céline non sussurra, grida; non cerca la perfezione estetica, ma il suo stile fa riferimento al linguaggio parlato, ad un lessico gergale pieno di argot; non è elegante, ma rabbioso con la bava alla bocca. Voyage è stata un’opera che ha sconvolto la letteratura mondiale e che ha ispirato in maniera diversa personaggi come Charles Bukowski e Henry Miller. E solo grazie a lui che oggi riteniamo poetiche frasi come:

la tua bocca sembra uno squarcio prodotto da unghie affilate e i tuoi occhi di bambina vecchia sono oppressi da una ragnatela di versi senza senso, scritti col sangue.

Chiedi alla polvere, J. Fante

Solo qualche decade fa questo verso, come tutta l’opera, non sarebbe nemmeno stato pubblicato. Ma non è solo nella letteratura o nella pittura che si riscontrano queste brutali metamorfosi. Basti pensare all’ugola insanguinata di Edith Piaf con quella sua voce piena di rabbia e ruvidezza così diversa dai canoni del tempo. E per restare ancora nella musica come dimenticare lo “scontro” tra Renata Tebaldi, elegante e raffinata, e Maria Callas con il suo stile tutt’altro che perfetto, irregolare e a volte anche stonato? E ancora come, con tempi più lunghi certo, si è passati dal Miserere di Allegri al trap? E cosa dire del punk che ha stravolto ogni logica di stile per ricreare qualcosa di nuovo? Per citare Baricco:

Succede che a un certo punto qualcuno, contro ogni logica, fa sparire il mondo che lo aveva preceduto e cambia la Storia. Tutti noi facciamo invecchiare quelli che vengono prima, ma farli diventare preistoria accade a pochi

E questo non vale solo nell’arte, nel senso più stretto del termine, ma anche nello sport. È accaduto a Dick Fosbury che nelle Olimpiadi di Messico ‘68 rivoluzionò il salto in alto. Mentre per tutti era assodato, logico saltare ventrali o anche “a forbice”, tenendo gli occhi fissi sull’asta, per il 21enne americano non lo era. Non fu una scelta improvvisata, ma fu figlia di molte sconfitte.

La tecnica messa in pratica da Fosbury fu il risultato di un lavoro di ricerche di biomeccanica. Famosi i disegni dei suoi studi che rivelò, però, solo dopo l’oro di Messico perché la sua tecnica fu spesso osteggiata anche dai suoi allenatori, convinti che l’unico stile corretto fosse quello ventrale. Così mentre in allenamento seguiva lo stile convenzionale, in gara si cimentava nel “suo” salto. A onor del vero, Fosbury non fu il primo a praticare la tecnica dorsale. Già nel 1963 ci provò Bruce Quande e nel 1966 un giovanissimo Debbie Brill, ma entrambi, a differenza di Dick, fallirono. 

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Dick Fosbury alle Olimpiadi di Messico 68

Ho adattato uno stile antiquato e l’ho modernizzato in qualcosa che era efficiente. Non sapevo che nessun altro al mondo sarebbe stato in grado di usarlo e non avrei mai immaginato che avrebbe rivoluzionato l’evento.

Il salto dorsale di Fosbury risultò vincente perché i suoi studi lo portarono a lavorare anche sulla corsa e quindi, sulla spinta: un ricorsa curvilinea per aumentare la forza centrifuga, garantendo un maggiore stacco. Certo, Fosbury fu facilitato anche dai materiali dell’atterraggio: non più legno e sabbia, ma schiuma sintetica (usata anche oggi) che proteggeva la schiena, garantendo un atterraggio più morbido. Nella finale che lo rese immortale, Fosbury indossò due scarpe differenti. Il motivo? La scarpa destra gli garantiva una spinta superiore a quella che faceva il paio con la scarpa sinistra. Dettagli che lo resero immortale.

L’ Effetto Fosbury ha segnato anche molti altri sport. Michael Jordan è stato il Dick Fosbury dell’NBA, è innegabile che c’è stato un basket prima di MJ e uno dopo; Maradona e Ronaldo “Il Fenomeno” lo sono stati nel calcio; Federer nel tennis e prima di lui negli anni Trenta Fred Perry; Ian Thorpe nel nuoto, e potremmo continuare così per tutti gli sport che mente umana abbia concepito. È la bellezza della nostra natura: nulla di stabile e definitivo. Una continua evoluzione che ci spinge ad osare, a provare nuovi sentieri per migliorare noi stessi e tutti quelli che verranno dopo. Per dirla come Robert Frost:

Due strade trovai nel bosco e io, io scelsi quella meno battuta. Questo ha fatto la differenza.

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