trasferimenti internazionali

I trasferimenti internazionali dei giovani calciatori

Se davanti ad un caffè ci chiedessimo (come realmente capitato) da quali nomi dovremmo cominciare per spiegare i trasferimenti internazionali di oggi, sceglieremmo, senza ripensamenti, queste tre: Hugo Enynnaya, Carlos Tevez e Javier Mascherano. D’altronde, se si vuole capire il mondo e soprattutto, il calcio di oggi, probabilmente un po’ da lontano bisogna partire. Non da lontanissimo, ma almeno dalla fine degli Anni Novanta.

LA STORIA DI ENNYNAYA

Nella carriera del nigeriano Hugo Ennynaya, di trasferimenti internazionali ce ne sono stati parecchi. Ma andiamo per gradi. Qualche giorno prima della fine del Vecchio Millennio e precisamente il 18 dicembre del 1999, si gioca in notturna Bari – Inter allo stadio San Nicola. In quegli anni, capitava che i Galletti sgambettassero, di tanto in tanto, le squadre più blasonate (spesso, proprio l’Inter) e così, puntualmente, capitò anche quella sera. 2 a 1 alla fine dei 90’. Le reti biancorosse furono segnate da due diciottenni dal futuro assicurato: Cassano ed Enynnaya. Se avete visto il film “sliding doors”, ecco. Quello è il concetto. Per una questione di dettagli, forse, da quella sera in avanti, le vite e le carriere dei due attaccanti biancorossi sono state agli antipodi. Tutti conoscono gesta e testa del talento barese, sul quale, negli anni, si è già detto tutto. Ma veniamo a Hugo, invece.

Classe 1981, arriva in Europa nel 1998, ancora minorenne. La sua esperienza nel Vecchio Continente comincia dal Belgio, e precisamente dal Molenbeek, squadra di seconda divisione, dove il talentino si comporta anche abbastanza bene, segnando 6 reti in 20 apparizioni, e guadagnandosi le prime convocazioni nella Nazionale Under 20 della Nigeria. Prima di allora, Hugo aveva giocato solo nel suo Paese, prima con la maglia dell’Eagle Cement di Port-Harcourt e poi con quella dell’FC Ebedei di Lagos. Ma l’occasione per fare il grande salto arriva subito l’anno successivo, con l’approdo in Italia, appena maggiorenne, alla corte di quel Bari allenato da un grande vecchio del calcio italiano: Eugenio Fascetti. Quell’anno, Hugo completa il reparto degli attaccanti biancorossi insieme al forte attaccante sudafricano Phil Masinga, scomparso prematuramente proprio quest’anno, allo svedese Yksel Osmanovski e all’altro diciottenne Antonio Cassano. Tuttavia, il lampo contro l’Inter, rimarrà il picco più alto di una carriera mai espressa fino in fondo. Ben presto, difatti, l’esperienza pugliese si conclude tra pochi gol e molti infortuni, con la stagione successiva, che segna la retrocessione del Bari in Serie B. Nemmeno nella Serie cadetta il talento di Hugo riesce più a brillare, chiuso da due attaccanti esperti come Valdes e Spinesi, che gli lasciano solo le briciole. A fine stagione, le presenze saranno solo 9 e porteranno il giovane attaccante a muoversi ancora, stavolta in prestito al Livorno. Anche se per pochissimo. Al ritorno dal prestito, comincia la parabola discendente del nigeriano. Sulla panchina dei pugliesi ora siede Marco Tardelli (di ritorno dall’esperienza negativa con l’Inter, dopo la vittoria dell’Europeo Under 21 giocato in Slovacchia nel 2000, ultimo tra i quattro vinti dall’Italia abbia) con il quale la scintilla non scoccherà mai. A fine stagione Hugo è costretto a migrare ancora, ma stavolta in Polonia.

L’inizio con il Gornik Zabre nella massima divisione è incoraggiante, anche se Hugo non troverà mai la continuità sperata e, ben presto, verrà girato a squadre di categorie minori come il Lechia Zielona Góra e l’Opra Opole, dove giocherà fino al 2008. Il calcio in Polonia è molto diverso da quello italiano, ma, purtroppo, non nel malcostume. Lì, tutto il mondo è Paese. Di soldi non ne girano poi molti e le società sono costantemente in ritardo con i pagamenti. Hugo ripensa spesso alla grande sera del San Nicola e a tutti i sogni che, alla fine di quei 90 minuti, sembravano così vicini dal realizzarsi, ma il gradino più basso della carriera di ogni giocatore, per sua sfortuna, doveva ancora essere toccato. Alcuni pseudo-tifosi cominciano a prenderlo di mira per il suo colore della pelle, domenica dopo domenica, e presto gli ululati razzisti e i cori offensivi, lasciano lo spazio addirittura al lancio di banane dagli spalti.  Gli ultimi 3 anni della carriera di Hugo non regalano più alcuna gioia, non segnandone mai più il ritorno tra i professionisti, ma alternandosi tra Eccellenza e Serie D (in serie: al Boville Ernica, all’Anziolavinio, al Meda e allo Zagarolo), fino al ritiro nel 2011, a soli 30 anni.

LE CRITICITÀ COLLEGATE AI TRASFERIMENTI INTERNAZIONALI

Come abbiamo intravisto, anche la più insospettabile carriera professionistica può essere costellata di trasferimenti internazionali. E in ciascuno di questi passaggi le criticità da risolvere sono molte. In primo luogo, si deve sempre tenere in considerazione il fattore linguistico. Non riconoscere un false friend prima del deposito di un contratto, può costare veramente caro. Non tutti sanno che, ad esempio, il termine inglese jurisdiction si traduce nella nostra lingua sia come giurisdizione, sia come competenza. Così come notice non vuol dire affatto “notizia”, bensì “avviso”. Poi, dal 2009 la FIFA ha introdotto l’obbligatorio TMS (International Transfer Matching System). In poche parole, è una procedura che si svolge online e che deve essere eseguita per ciascun trasferimento internazionale, tramite un portale gestito dalla FIFA. Lo scopo è quello di semplificare i trasferimenti e di aumentare la “trasparenza e l’ottimizzazione del flusso di informazioni” (come dice, letteralmente, il Regolamento che l’ha introdotto), anche se la Legge di Murphy potrebbe non essere sempre d’accordo e se, come è accaduto realmente durante il calciomercato di Serie A, l’ultimo giorno di mercato il wi-fi dell’albergo non funziona..Ma le limitazioni più importanti ai trasferimenti internazionali riguardano, sicuramente, i minori.

Anzitutto, la durata massima del contratto di un calciatore è stabilita direttamente dalla FIFA: 5 anni per i maggiorenni e 3 anni per i minorenni. Quanto alla disciplina dei trasferimenti internazionali dei minori, invece, nel tempo, si sono succedute numerose riforme che l’hanno completamente ridisegnata. Si pensi che la FIFA (che non stabilisce le regole del calcio, ma le regole di funzionamento del mondo del calcio) prevede delle norme ben precise che stabiliscono durata e tipologia di contratti che possono essere firmati dai calciatori. Oggi, la norma di riferimento è l’art. 19 delle FIFA Regulations on the Status and Transfer of Players che è stato introdotto nel 2009. Prima di allora, non vi era alcun regolamento che disciplinasse in maniera puntuale (e a livello mondiale) il primo tesseramento di un giovane calciatore. I trasferimenti dei minori sono, quindi, leciti? La risposta più accurata in ambito legale è, come sempre, dipende. In linea generale, il trasferimento dei minori è vietatoMa ci sono delle eccezioni. In primo luogo, il trasferimento è consentito se, insieme al ragazzo, si trasferiscono nel nuovo Paese entrambi i genitori (e non solo uno dei due), per motivi indipendenti dal calcio. Nella prassi, questo ultimo inciso è fonte di non pochi problemi, in quanto i motivi indipendenti dal calcio, riguardano, nella quasi totalità dei casi, un’opportunità di lavoro che viene procurata direttamente dai club. Cosa accade, però, se il nuovo lavoro offerto ai genitori è identico (per mansione e stipendio) a quello precedentemente ricoperto nel loro Paese di origine? In situazioni dove risulta palese l’intento dei club di forzare l’applicazione di questa eccezione, la FIFA, spesso, non concede la propria autorizzazione al trasferimento, con conseguente inefficacia dello stesso. Le altre due eccezioni hanno riguardo dell’ambito territoriale. È prevista una deroga per i minori di età tra i 16 e 18 anni, cittadini UE o, comunque, di un Paese firmatario dell’EEA (European Economic Agreement), mentre la terza e ultima eccezione riguarda i trasferimenti transfrontalieri. Sono interessati da questa regola tutti quei minorenni che, al momento del trasferimento, non abitino a più di 50 chilometri dal confine dello Stato dove ha sede la nuova società di destinazione.

In tutti questi casi, comunque, sarà pur sempre onere della società di arrivo, prendersi cura del giovane calciatore, assicurandogli un’istruzione adeguata che gli possa garantire anche una possibilità di carriera diversa da quella sportiva. Sarà, poi, onere della Federazione di destinazione, verificare che il minore sia entrato lecitamente nel Paese e che sia stato iscritto presso un istituto scolastico, sotto la tutela e la supervisione di soggetti in grado di averne la responsabilità genitoriale. In caso contrario, il trasferimento non otterrà il necessario nulla osta da parte della Federazione di appartenenza e non potrà, quindi, ritenersi valido ed efficace. Tutto ciò di cui abbiamo appena parlato riguarda il primo trasferimento di un minore che abbia una nazionalità diversa da quella della società calcistica di destinazione. Anche in questo caso, per chiarire chi sia o meno destinatario di tali norme, è intervenuta la FIFA. Con delle eccezioni tassative. La prima è la cd. Five Years Rule e si applica solo se un giovane calciatore è stato residente per 5 anni ininterrotti all’interno del medesimo Paese della società di destinazione. In questo caso, il giovane potrà essere tesserato – per la prima volta – ed eventualmente convocato dalla rappresentativa nazionale del Paese in cui risiede (se non è mai stato tesserato dalla Federazione della propria nazione di appartenenza). Le altre deroghe sono la cd. Exchange Student, che permette il tesseramento di minori unicamente per motivi di studio (e.g. programma Erasmus) e la Unaccompained Player, che investe quei minori in possesso dello status di rifugiati politici. Le norme previste dalla FIFA rispondono all’esigenza di assicurare tutela ai minori in un mondo nel quale non tutte le giovani promesse riescono ad ottenere il successo che meritano. Un dibattito che si è acceso a livello mondiale, dopo il recente divieto sulle T.P.O., delle quali tratteremo nel prossimo articolo, con le storie dell’arrivo in Europa di due giocatori che faranno la storia del calcio mondiale: Tevez e Mascherano.

About

Essere gentleman non è una moda, è uno stile. É il nostro modo di stare al mondo. Continua a leggere

Un grande giocatore vede autostrade dove altri solo sentieri. Vujadin Boskov<

Altre storie
Brian Clough
Brian Clough