stadi vuoti
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“Nessuno allo stadio”, ovvero: se il calcio non ha bisogno di tifosi

In questo periodo di pandemia globale ne abbiamo viste – e sentite – di tutti i colori. Per noi, appassionati e addetti ai lavori, parlare di calcio è stato estenuante e a volte stucchevole. I temi sono stati tanti, tutti noiosi fino alla morte: ipotesi di ripartenza, come e quando tornare in campo, con o senza mascherine, con palloni sanificati, spogliatoi singoli, niente partitelle, sì alle partitelle, se viene fuori un positivo che succede, playoff sì, playoff no. Insomma, come sempre siamo la terra dei cachi e ad oggi ancora non ci sono certezze sul futuro del calcio e non sappiamo bene a che spettacolo assisteremo. La Bundesliga, con la Germania business-first, ha fatto da apripista ed è tornata in campo nel fine settimana del 16 e 17 maggio, senza nessuno sugli spalti. “Nessuno allo stadio”, cantava l’allegro complessino Elio e le storie tese all’alba del mondiale americano del 1994. La profezia si è avverata a 26 anni di distanza e nessuno avrebbe mai pensato che un virus ci avrebbe impedito di andare allo stadio.

Ma che partite vedremo? Vere o finte? Sugli spalti degli stadi di tutto il mondo, pur di non lasciare il vuoto cosmico – conseguenza logica delle porte chiuse – si stanno studiando soluzioni alternative per “ravvivare” i seggiolini tragicamente abbandonati a loro stessi. In ogni angolo del mondo le società sportive stanno studiando le soluzioni più disparate e noi ve ne proponiamo alcune che ci hanno divertito o incuriosito, perché quando c’è del genio è giusto riconoscerlo.

In Germania, pragmatici come solo i teutonici sanno essere, alcune società si sono studiate un bel metodo per aumentare la vicinanza tra squadre e tifosi attraverso un’iniziativa simpatica e di facile realizzazione. Protagonista il Borussia Mönchengladbach che attraverso il proprio sito ha proposto ai suoi tifosi di caricare una loro foto, che viene montata digitalmente su una divisa sociale del Borussia, stampata su un cartonato a grandezza naturale del soggetto e piazzata sugli spalti. Costo dell’operazione: € 19.90 cadauno per garantire un posto in tribuna al proprio bel faccione e dando così anche un contributo in denaro alla squadra per cui si tifa. “E la lira s’impenna”, ci fosse presente il leggendario Paolo Hendel/Carcarlo Pravettoni. Buona idea, ma poco romantica, diciamolo.

Una soluzione un po’ estrema arriva dall’estremo oriente. Come sempre, quando si tratta di inventarsene una più del diavolo, da quella zona del mondo sanno regalarci emozioni. L’Fc Seoul, club della capitale, preso da un moto di genialità, ha deciso di piazzare sugli spalti non dei tristi cartonati, ma una serie di bambole gonfiabili molto fedeli alla realtà. Le sex dolls erano tutte agghindate con i colori sociali, mica mezzi nudi come certi omaccioni che frequentano solitamente i nostri stadi pieni di birra già ore prima del match e che sentono la necessità di mostrare in mondovisione le loro nudità non certo gradevoli. Un’idea che ha suscitato l’indignazione dei pudici tifosi del Seoul che hanno chiesto che venissero immediatamente rimosse. La società si è scusata e ha tolto le bambole in tempo record per evitare di suscitare una nuova ondata di indignazione.

Da noi, almeno fino a questo momento, non si stanno ancora studiando soluzioni che possano “simulare” il tifo sugli spalti. Sarà perché, in moltissimi stadi italiani, il pubblico ormai manca da decenni. Quindi che differenza fa? Nessuna, sostanzialmente.

Nessuno petarda, nessuno fumogena,
Nessuno coltella, nessuno bandiera.
Nessuno allo stadio, nessuno che uligana,
Nessuno si accalca, nessuno fluidifica,
Nessuno sugli spalti, nessuno in panchina.
Nessuno allo stadio, nessuno di nessuno.

Buon calcio a tutti, comodamente seduti sul divano di casa, a sperare di poter vedere inquadrato i nostro bel faccione stampato sul cartone, rigorosamente trasmesso in mondovisione.

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Essere gentleman non è una moda, è uno stile. É il nostro modo di stare al mondo. Continua a leggere

Un grande giocatore vede autostrade dove altri solo sentieri. Vujadin Boskov<