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Dottor Pippo e Mister Inzaghi

Com’è strana la vita, da calciatore è stato uno dei bomber più implacabili degli anni ’90 e 2000, “Nato in fuorigioco” lo ha definito Sir Alex Ferguson, ma tolti gli scarpini, Pippo Inzaghi ha vissuto una seconda vita fatta di altrettante seconde vite. Dal campo della prima squadra si è trasferito in quello delle giovanili senza lasciar passare nemmeno un’estate dall’una all’altra, perché il calcio, per lui, è vita.

inzaghi benevento

Ha dedicato decenni al pallone, comportandosi sempre da atleta integerrimo, senza lasciarsi distrarre più di tanto dal mondo dorato che circonda tanti suoi colleghi. Oh, intendiamoci: la vita se l’è goduta comunque il nostro Pippo, accompagnandosi periodicamente e mai definitivamente a bellissime donne, dalle italianissime Samantha De Grenet a Manuela Arcuri, finendo con le bellezze nordiche Victoria Petroff e Camilla Sjoberg, stabilendo però con Alessia Ventura il record di “permanenza sentimentale” più lungo, ben 5 anni dal 2008 al 2013. E, non dimentichiamola, la canzoncina coniata dalla trasmissione “Quelli che il calcio” che faceva più o meno così: “Ad averci i soldi di Inzaghi, il conto in banca di Pippo gol, una vita piena di svaghi…”. Una vita privata non convenzionale, forse perché nella testa di Pippo c’è sempre stato e, probabilmente, ci sarà sempre al primo posto il pallone. E se il fratello Simone ha trovato casa e soddisfazioni sulla panchina della Lazio, Pippo ha dovuto – e scommetto dovrà ancora – faticare. Il rodaggio lo vive sulla panchina degli allievi del Milan, passando poi alla Primavera rossonera, prima di essere promosso (forse un po’ troppo prematuramente) alla guida della prima squadra, prendendo il posto dell’ex compagno Clarence Seedorf all’inizio della stagione 2014-15.

INZAGHI MILAN

Le referenze per lui sono ottime, per quanto l’esperienza nelle giovanili possa quantificare le qualità del neo tecnico. In quell’anno in sella al Diavolo si trova a dover gestire un gruppo in preda alla confusione societaria, con il passaggio da Berlusconi a dei fantomatici acquirenti che per mesi non si faranno mai veramente avanti per risollevare le sorti del Milan. Fatto sta che Pippo finisce nel tritacarne rossonero di quei mesi, delegittimato da Berlusconi stesso che pretende – non è la prima e non sarà l’ultima volta che capiterà – di avere maggiori qualità da motivatore rispetto al tecnico in pectore. Leggendaria la scena nello spogliatoio in cui il Cavaliere grida ai suoi “ATTACCAREEE”. Di quella scena mi rimane in mente l’espressione tra il rassegnato e il perplesso di Pippo che, da uomo di calcio, si chiede: “Ma questo servirà davvero ai miei ragazzi o mi sta facendo fesso in mondovisione?”. Bella domanda a cui però, non possiamo dare una risposta certa. Fatto sta che l’avventura rossonera di Pippo finisce male con i tifosi e alcuni giocatori (Adil Rami su tutti, ndr) che lo descrivono come “un disastro”.

Pippo, nonostante la batosta psicologica della sua prima avventura in panchina, non si arrende e vuole ripartire subito; lo fa scendendo di categoria, andando a Venezia. In Laguna se la deve vedere con i campi polverosi della Lega Pro e al primo anno vince il campionato, riportando il Venezia in B dopo diversi anni e qualche fallimento societario. Joe Tacopina, presidente dei veneti, lo vorrebbe con sé ancora per molti anni, soprattutto dopo quello che riuscirà a fare la stagione successiva: conquista i playoff di B con tre giornate di anticipo e si ferma in semifinale nella doppia sfida contro il Palermo. Il Venezia rimane in B anche per l’anno successivo, mentre Pippo sale lo stesso in quel campionato che conosce come le sue tasche, la Serie A, nei confronti del quale prova dei sentimenti che sono un misto di nostalgia e voglia di rivincita. Lo chiama il Bologna di Joey Saputo. È Pippo Inzaghi l’uomo scelto per guidare gli emiliani dopo gli ultimi turbolenti mesi di gestione Donadoni, ormai in totale scontro con la tifoseria bolognese. Pippo a Bologna non ha alibi: la squadra da un paio di stagioni veleggia comodamente a metà classifica, ha in rosa giocatori che – con un piccolo salto di qualità – potrebbero far sognare i tifosi, ma con Inzaghi proprio non si trovano. La proprietà gli concede un girone intero di fiducia, una rarità nel nostro calcio, ma i risultati sono tutto tranne che soddisfacenti: in 19 partite arrivano due vittorie, sette pareggi e ben dieci sconfitte. Pippo viene messo alla porta per la delusione di una sua fan giapponese che arriva al ritiro di Casteldebole per incontrarlo, ignara del fatto che Inzaghi ormai da qualche settimana non è già più al timone dei rossoblù.

inzaghi bologna

Pippo per sua deformazione non molla mai: non lo faceva in campo, quando era uno di quei giocatori sempre pronti a pungere, non lo fa nella vita di tutti i giorni, che è rimasta praticamente la stessa di quando giocava a pallone. Abitudini e comportamenti da atleta in tutto e per tutto, a partire dall’alimentazione, fatta rigorosamente di pasta in bianco, bresaola e acqua. Nessun vizio, nessun abuso di sostanze di qualsiasi tipo e giornate sempre regolari, con sveglia presto e riposo negli orari più canonici, proprio come quando giocava. Ma, a differenza di quando scendeva in campo, in Serie A del Pippo dei bei tempi non si vede quasi mai traccia. Perché la sua vicenda è molto simile a quella del racconto di Stevenson, “Lo strano caso del Dottor Jekyll e Mister Hyde”. In B Pippo è un drago: lo ha confermato ancora una volta quest’anno a Benevento, vincendo il torneo con 7 giornate d’anticipo e riuscendo a far meglio di chiunque altro, anche della Juventus e del Napoli, giusto per citare le più famose e blasonate squadre cascate in B negli ultimi tempi. Adesso con le “Streghe” torna ad affacciarsi alla Serie A, a quella categoria in cui – fino a questo momento – ha fallito. Come il Benevento, affamato di rivincita dopo la sua unica esperienza (tragica) nel massimo campionato italiano. Il duo, Inzaghi-Vigorito (presidente del Benevento) ha fame di rivincita e tutte le indicazioni sembrano spingere verso un lieto fine, sempre che il malvagio Mister Inzaghi non abbia – anche stavolta – la meglio sul Dottor Pippo.

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Essere gentleman non è una moda, è uno stile. É il nostro modo di stare al mondo. Continua a leggere

Un grande giocatore vede autostrade dove altri solo sentieri. Vujadin Boskov<

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