Lionel-Messi-pallone-doro

Ha ancora senso il Pallone d’oro?

Qualche giorno fa France Football ha annunciato che quest’anno il Pallone d’oro “non s’ha da fare”. Ma nel momento in cui questo premio dal 2008 viene vinto da due soli giocatori, Messi e Ronaldo, con l’unica eccezione di Luka Modric, premiato per la Champions vinta con la maglia del Real e il memorabile mondiale giocato da capitano della Croazia finalista, viene da chiedersi: che senso ha tenere in piedi una rassegna che non propone più niente di nuovo sul podio, se non il terzo classificato? Quest’anno non avremo di cui discutere, quindi, dal momento che né Messi né Ronaldo potranno festeggiare per motivi di forza maggiore rispettivamente il settimo e il sesto premio individuale della carriera, perché il Pallone d’oro non verrà assegnato causa-Covid. Sappiamo quanto i risultati sul campo abbiano pesato in questi anni nell’assegnazione del Pallone d’oro, non teniamo conto dell’ultima decade, di cui abbiamo già detto, con il duopolio Messi-Ronaldo. Ma tornando solo poco più indietro, tra il 2000 e il 2010 abbiamo visto una serie di calciatori che nonostante le loro continue e costanti perfomance non ha mai conquistato il premio più di una volta.

pallone d'oro

Andiamo con ordine. Anno 2000, Luis Figo. “Zero tituli” per lui in quella stagione con le maglie del Barcellona e della nazionale portoghese, primo davanti a uno Zinedine Zidane che invece era riuscito nell’impresa di vincere l’Europeo dopo essersi laureato campione del mondo solo due anni prima con la Francia. Anno 2001, si torna a premiare per i risultati sul campo. Pallone d’oro a Michael Owen, protagonista di una stagione irreale e di grazia che non è più riuscito a replicare in tutta la sua carriera con gol a grappoli, prestazioni da fenomeno e chiusa da vincitore di tre coppe in un anno solo: Uefa, FA Cup e coppa di Lega. Anno 2002, Luis Nazario de Lima, detto Ronaldo, rialzatosi dall’ennesima caduta e campione del mondo nonostante la discutibilissima capigliatura a mezzaluna. Per lui un premio giusto, anche se in quell’anno probabilmente lo avrebbe meritato di più qualcun altro. Il Fenomeno conquista il secondo Pallone d’oro della sua carriera, arrivando davanti al compagno di nazionale Roberto Carlos e al portiere avversario nella finale di Yokohama, il capitano tedesco Oliver Kahn. Anno 2003, Pavel Nedved si aggiudica il premio più ambito per quanto fatto vedere con la maglia della Juventus in Champions League. E ancora oggi migliaia di tifosi bianconeri si chiedono che cosa avrebbe potuto fare nella finale di Manchester, saltata per colpa di uno stupido giallo rimediato nella semifinale contro il Real. Dietro di lui, un incontenibile Thierry Henry e Paolo Maldini che se nella valutazione generale si fosse tenuto conto della vittoria della Champions da parte del Milan se lo sarebbe ampiamente meritato per tutto quello che ha mostrato in carriera. Ingiustizia.

2007, aumentano i giornalisti votanti e trionfa Kakà che colleziona quasi il doppio delle preferenze rispetto a Cristiano Ronaldo (secondo) e Messi (terzo).

Anche nel 2004 c’è stato chi ha potuto recriminare per il vincitore del Pallone d’oro. Il Porto di José Mourinho è la variabile impazzita della coppa dalle grandi orecchie, l’europeo portoghese viene vinto clamorosamente dalla Grecia di Otto Rehhagel e di Angelos Charisteas, ma il Pallone d’oro non finisce a nessun giocatore delle squadre vincitrici dei maggiori trofei di quell’anno. Neanche a Deco, folletto ispirato di quel Porto campione d’Europa. Nemmeno ad Adriano Leite Ribeiro, capocannoniere e trascinatore del Brasile alla vittoria della coppa America. Ma viene premiato Andriy Shevchenko a un anno di distanza dal rigore decisivo a Manchester 2003 e fresco campione d’Italia con il Milan. Terzo l’anno precedente, nel 2005 è il turno di Ronaldinho che tra il 2003 e il 2006 ha sicuramente infiammato il Camp Nou con la maglia del Barcellona. Dietro di lui, due dei centrocampisti inglesi più forti della storia: Frank Lampard e Steven Gerrard, capitano nella notte di Istanbul in cui il Liverpool rimontava il Milan e sollevava la Champions. 2006, anno di gloria azzurra e premio consegnato nelle mani del capitano azzurro Fabio Cannavaro, il primo difensore a ricevere il Pallone d’oro dai tempi di Matthias Sammer, evento targato 1996. Il podio si chiude con altri due protagonisti della rassegna teutonica: Gianluigi Buffon e Thierry Henry, andando così a comporre un trio del tutto inedito rispetto all’anno precedente. 2007, aumentano i giornalisti votanti e trionfa Kakà che colleziona quasi il doppio delle preferenze rispetto a Cristiano Ronaldo (secondo) e Messi (terzo). Kakà è il volto del Milan che ha saputo rialzarsi da Istanbul per prendersi la rivincita sul Liverpool ad Atene, nonché un calciatore arrivato all’apice della sua carriera: un trequartista atipico, atletico, capace di progressioni devastanti e con un’eleganza innata nelle movenze. Giusto così.

Kakà pallone d'oro

Anno 2010, e qualcosa cambia per sempre, alimentando il dubbio sul senso di un premio come il Pallone d’oro

Ed eccoci arrivati al momento fatidico: 2008, Ronaldo, campione d’Europa con lo United e premiato con il Pallone d’oro, il primo della sua carriera. Dopo di lui Messi, astro nascente del calcio in salsa Barça. Solo terzo Fernando Torres, vincitore dell’Europeo con la Spagna, unico rappresentante sul podio degli uomini di Aragonés che da lì a quattro anni vinceranno tutto. 2009, ecco la prima di Messi: campione d’Europa con il Barcellona, dietro di lui Cristiano Ronaldo e poi Xavi. Anno 2010, e qualcosa cambia per sempre, alimentando il dubbio sul senso di un premio come il Pallone d’oro: il mondiale lo vince la Spagna con un gol di Iniesta, in quella stagione sontuoso e determinante come non mai. L’Inter vince il Triplete e Wesley Sneijder trascina la sua Olanda fino alla finale di Johannesburg. Ma il Pallone d’oro va a Messi, eliminato in semifinale di Champions e affondato con un sonoro 4-0 dalla Germania ai quarti del mondiale sudafricano. È cambiata la modalità di conteggio dei voti e si passa alle percentuali, con il premio che per cinque anni si chiamerà “Pallone d’oro Fifa”.

Wesley Sneijder
Wesley Sneijder, il grande sconfitto nel 2010

E da qui in poi, il nulla. Ronaldo e Messi, Messi e Ronaldo e di nuovo Ronaldo e Messi. Vero che Real e Barcellona si sono spartite un buon numero di Champions in questa decade appena passata, ma ci sono stati tantissimi altri grandi calciatori che avrebbero meritato di portarsi a casa un Pallone d’oro come riconoscimento non solo del palmares, ma anche della propria qualità come calciatore. Penso a Robben, a Neymar, a Suarez, a Pirlo, a Griezmann, a Totti. Questo duopolio, purtroppo, è causato dalla presenza di talmente tanti rappresentanti di minuscole federazioni sparse per il mondo che, a volte, danno l’impressione di votare sbadigliando e chiudendo gli occhi, avendo di fronte a loro un foglio con su scritti i soli nomi di Messi e Ronaldo e tracciandoci sopra un segno a prendere uno dei due nomi. Per questo motivo, ma non solo, ci chiediamo: ha ancora senso assegnare un premio che da un decennio viene vinto solo da due giocatori? La prova del nove sarà quando, tra qualche anno, i due si ritireranno e ci troveremo a discutere se sia giusto premiare un anno Mbappé e l’anno successivo Joao Felix e via così come è stato per Messi e Ronaldo. Vero, i due (il portoghese e l’argentino) sono due fenomeni che il caso e la storia hanno voluto giocassero nello stesso periodo e per due rivali storiche (Barcellona e Real Madrid) e hanno vinto quello che hanno vinto principalmente per loro merito. Ma, i loro trionfi nella classifica del Pallone d’oro, come tutto ciò che è troppo alla fine stroppia.

Sarebbe stato bellissimo premiare un giocatore del Cile, doppio campione di Coppa America, o della Spagna, manifestazione di un calcio bello e vincente, o dell’inossidabile Germania. Ma niente, va bene così.

Curiosità: dal 2008 a oggi si sono disputati tre Europei, tre Mondiali e quattro coppe America vinti da: Spagna, Germania, Francia (mondiale); Spagna e Portogallo (europeo); Uruguay, Cile e Brasile (coppa America). Ovvero, un successo per Ronaldo (in Francia nel 2016) giocando solo un piccolo scampolo di finale e uscito per infortunio, ma comunque determinante nel cammino dei suoi per arrivare in finale. Messi a bocca asciutta. Quindi, bravi, bravissimi Ronaldo e Messi. Ma se il calcio delle nazionali valesse qualcosa in più, sarebbe stato tenuto maggiormente in considerazione in questi 12 anni anche nella classifica del Pallone d’oro. Sarebbe stato bellissimo premiare un giocatore del Cile, doppio campione di Coppa America, o della Spagna, manifestazione di un calcio bello e vincente, o dell’inossidabile Germania. Ma niente, va bene così. Tutto sommato, che non venga assegnato il Pallone d’oro 2020 non ci cambierà la vita. Restarne senza avrà di certo indispettito qualcuno, come i polacchi, che non vedono l’ora di festeggiare la classe e la potenza implacabile di Lewandowski. Ma di certo non toglierà il sonno a tutti gli altri che, sono convinto, dal 2021 ricominceranno a chiedersi: a chi lo danno il Pallone d’oro quest’anno? A Messi? A Ronaldo? Che barba che noia, che noia che barba. A sto punto, chiudiamola qui, che è meglio.

About

Essere gentleman non è una moda, è uno stile. É il nostro modo di stare al mondo. Continua a leggere

Un grande giocatore vede autostrade dove altri solo sentieri. Vujadin Boskov<

Altre storie
milan berlusconi politica
Dhorasoo e l’invenzione del poli-calcio di Silvio Berlusconi