juve effetto rosenborg

Juve campione d’Italia e l’effetto Rosenborg

Un fenomeno non solo italiano e che potrebbe portare a un cambio rivoluzionario nel mondo del calcio europeo

La Juventus anche quest’anno si è laureata campione d’Italia. La squadra di Sarri, nonostante evidenti difficoltà di gioco e di inserimento dei nuovi acquisti, ha avuto la meglio sulle inseguitrici e con due turni d’anticipo ha festeggiato il 36esimo titolo della sua storia, doppiando le due rivali più vicine ai bianconeri, Milan e Inter, ferme a 18 scudetti. Solo 10 anni fa il divario tra le tre grandi del nostro calcio era molto più sottile con le milanesi ancora rivali accreditate per poter lottare al titolo. Cosa che è mancata in questo decennio di calcio italiano. Dieci anni in cui, dal 2011 al 2020, la Juventus si è portata a casa la bellezza di 9 scudetti, lasciandone solo uno al Milan di Allegri e Ibrahimovic. Ma come ci siamo trovati in questa situazione?

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Cerchiamo di capirlo. La Juventus è risorta dalle ceneri di Calciopoli e, dopo aver commesso qualche errore di valutazione di troppo, ha rimesso insieme le idee e progettato come tornare presto a vincere grazie ad alcuni ingredienti fondamentali: lo stadio di proprietà, giocatori di livello, un allenatore affamato e una dirigenza esperta e scafata, capace di mettere a segno colpi di mercato più o meno costosi (da Cristiano Ronaldo arrivato a una cifra spaziale, fino a Pirlo ingaggiato a parametro zero, passando per tanti ottimi calciatori quali Dybala, Vidal, Sczcesny, Pjanic e Higuain). Un progetto strutturato e vincente che ha goduto anche della decade di tristezza calcistica vissuta dalle due milanesi che hanno visto le proprie realtà completamente ribaltate. Non c’è più Moratti, non c’è più Berlusconi. Niente più Galliani e i giorni del Condor. Niente più Ronaldo e Recoba, Eto’o, Milito e José Mourinho. Si è dovuto fare i conti con un calcio evoluto in cui non basta più investire a perdere per vincere, ma bisogna fare attenzione che i conti quadrino con il Fair Play Finanziario (di cui si può discutere tanto, soprattutto per quanto accaduto qualche settimana fa nella Manchester del City). In queste stagioni gli “avversari” della Juventus alla corsa al titolo (se così possiamo definire squadre che in quasi tutte le occasioni hanno chiuso a una decina abbondante di punti di distanza dai bianconeri) sono stati il Napoli e la Roma. E, a parte rarissime occasioni, la Juventus ha quasi sempre avuto vita facile in campionato perché il divario economico e tecnico è sempre stato visibile a occhio nudo.

Bayern Monaco campione di Germania
Il Bayern Monaco, campione di Germania da 8 stagioni consecutive

Queste nove vittorie consecutive sono sicuramente un merito della società, dei giocatori e degli allenatori che in questi anni hanno lavorato per la Juventus, ma sono anche il segno dei tempi. La Serie A non è più quella di una volta, di dieci o di vent’anni fa. Non andiamo a scomodare gli anni ’80 e i ’70 che hanno visto imprese incredibili come quelle del Torino, della Lazio, del Verona o del Cagliari. Ci limitiamo a dire che rispetto al passato il calcio anche in Europa ha preso una piega diversa dal resto della storia passata. Solo per fare qualche esempio: in Germania il Bayern Monaco alza al cielo il Meisterschale da 8 stagioni consecutive, spazzando via gli anni in cui vincevano il Werder Brema, lo Stoccarda o il Kaiserslautern; in Francia, il PSG ha vinto 7 degli ultimi 8 campionati, con l’eccezione del 2017 quando a trionfare fu il Monaco; in Liga discorso lievemente diverso, ma non troppo, dato che i titoli vengono quasi equamente divisi tra Barcellona e Real Madrid. Isola felice è la Premier League, storicamente variegata a livello di vincitori: City protagonista con 4 titoli, dietro United e Chelsea con 2 e un trionfo leggendario per Leicester e Liverpool, con i Reds tornati al vertice dopo 30 anni. Le altre sono esposte a quello che è stato ribattezzato “Effetto Rosenborg“, un fenomeno che prende il nome dalla squadra norvegese che dal 1992 al 2004 ha sempre vinto il suo campionato, rendendo la competizione a dir poco prevedibile e poco interessante. Un effetto che la Serie A, la Bundesliga e la Ligue 1 rischiano di correre se le cose dovessero proseguire in questa maniera. Per questo nel prossimo futuro potremmo assistere alla Super Lega europea che porterebbe alla comparsa di un calcio di Serie A a livello continentale a discapito di una serie di leghe minori contraddistinte da un depotenziamento totale a livello non solo economico, ma anche inevitabilmente, tecnico.

Rosenborg calcio
Il Rosenborg, campione di Norvegia per 13 anni consecutivi (dal 1992 al 2004)

La Serie A 2019-2020 è stato uno dei campionati più equilibrati dell’ultimo decennio per due motivi. Il primo è riconoscibile nella bravura delle rivali come l’Atalanta (macchina di gol e spettacolo), la Lazio (per larga parte della stagione la più accreditata come reale avversaria della Juventus) e l’Inter (tosta ma un po’ sfortunata e al tempo stesso ingenua a farsi sfuggire scontri diretti e occasioni per accorciare le distanze). Il secondo per gli insospettabili problemi in casa bianconera: dall’addio di Allegri all’arrivo di Sarri, l’assimilazione di un gioco mai del tutto emerso, l’arrivo di tanti nuovi giocatori non proprio adatti allo stile di gioco del tecnico toscano e le difficoltà sul mercato a piazzare giocatori considerati l’estate scorsa degli “esuberi”, con Dybala e Higuain in cima alla lista. Il calcio italiano ha sprecato una grossa occasione perché l’anno prossimo difficilmente si rivedrà una Juventus con così tanti punti deboli. Cosa si può fare per combattere l’effetto Rosenborg? È tutto in mano alle avversarie dei bianconeri, chiamate a lavorare ancor di più e ancor meglio rispetto a quest’anno per cercare di dare di nuovo un senso a una Serie A che, se dovesse proseguire così ancora per altro tempo, rischia di annoiare anche i tifosi della Juventus.

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