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La terza maglia del Milan: azzurra e strettamente legata a Milano

Nei mesi passati se n’era parlato abbondantemente, ma ora, con il comunicato ufficiale, le voci si sono trasformate in pura realtà: la terza maglia del Milan sarà azzurra. Una scelta che può sembrare avventata e lontana dalle tradizioni rossonere, ma andando a scavare nella storia più o meno recente, questa scelta di Puma, partner tecnico del Milan da un paio di stagioni, appare sempre più convincente.

Ma questa maglia non è semplicemente una divisa azzurra. Come scrive lo stesso AC Milan nel suo comunicato ufficiale, il terzo kit si ispira al design pionieristico dell’alta moda milanese. Milano è insieme a Parigi e New York una delle più importanti capitali della moda internazionale e un kit così sui generis da parte del Milan è pienamente immerso nelle logiche della fantasia sartoriale tipica italiana. Questo richiamo non è dato tanto dal colore, quanto dalla particolarità della trama, data dall’iconico motivo Houndstooth, nato in Scozia che alterna tradizionalmente un colore scuro e uno chiaro. Puma ha preso questo pattern e lo ha ruotato di 45 gradi così da mostrare la M del disegno e creare un immediato riferimento alla città di Milano.

La terza maglia del Milan

La scelta dell’azzurro che può sembrare così lontana dalla tradizione rossonera, in realtà non è un inedito nella storia del Milan. La prima volta del Milan in azzurro fu nella stagione 1995/1996 quando la formazione di Fabio Capello vinse il quarto scudetto in cinque anni. E, vista a posteriori, la scelta di una maglia del genere doveva iniziare a far scattare un campanello d’allarme. Infatti, al termine di quel campionato qualcosa cambiò per sempre nella storia rossonera: Don Fabio appena conquistato il titolo se ne andò per volare a Madrid, sponda Real, e qualche mese prima, Il Milan aveva salutato con tanto rammarico Marco Van Basten, arresosi ai problemi alle caviglie.

milan maglia azzurra

Anche senza Van Basten, quel Milan era comunque un condensato di talenti: oltre alla vecchia guardia, davanti troneggiavano fenomeni del livello di Roberto Baggio, Dejan Savicevic e il nuovo arrivato George Weah, l’uomo indicato a non far rimpiangere il ritiro anticipato della stella di Utrecht. C’era bisogno di qualcosa di nuovo e la ventata di innovazione viene fornita da Lotto, sponsor tecnico di allora, che si inventò una quarta divisa dal colore azzurro. Le due casacche, quella di metà anni ’90 e la nuova versione 2020, non hanno molto in comune se non il colore così lontano dalla tradizione rossonera. Quella targata 1995 era senza alcun dubbio un esempio di stile per quegli anni con fantasie diverse collocate in zone differenti della maglia. Troviamo rombi, righe, greche e bande contraddistinte da diverse tonalità di blu, quasi a creare un mosaico di colori, seguendo la moda di quegli anni. Il tutto era suggellato da una “cintura” rossonera che cingeva il busto dei calciatori così da ricordare che quella squadra, nonostante la casacca azzurra, fosse lo stesso il Grande Milan di Berlusconi, Galliani e Fabio Capello.

Quella divisa, passata ufficialmente agli annali come quarta scelta, fu utilizzata in realtà pochissime volte: giusto qualche apparizione in precampionato così da far felici gli uomini marketing della Lotto che avevano confezionato un’uniforme più unica che rara per la storia rossonera. Una maglia che, nella sua unicità, non sarà rimasta nella memoria dei tifosi, ma che per gli appassionati ha segnato un momento indimenticabile. Ma torniamo ai giorni nostri: la divisa azzurra torna protagonista in casa Milan per la stagione 2020-21 come terzo kit a disposizione dei rossoneri. Le prime due, come da tradizione, saranno quella canonica a bande rossonere (già sfoggiata in anteprima nella sfida contro il Cagliari) e quella bianca che negli anni delle grandi notti europee ha acquisito anche una sorta di aura portafortuna.

La terza maglia del Milan

A differenza di quella degli anni ’90 la nuova divisa blu del Milan non sarà dominata da trame fantasiose e bizzarre, quanto da un colore accattivante, che ricorda la divisa della nazionale italiana, e con il pattern Houndstooth che dona alla maglia originalità e soprattutto eleganza; un tratto distintivo fondamentale per riallacciare il legame del calcio con la città di Milano e al segno che ha lasciato nella storia della moda. Dopo la prima, con trame che si ispirano alla galleria Vittorio Emanuele, anche questo sembra un esperimento ben riuscito. Vedremo come andrà a livello di vendite: i tifosi rossoneri saranno contenti di questo esperimento così lontano dalla lunga storia rossonera? Se i tifosi dell’Inter sono riusciti a digerire la divisa rossa del 2012, tutto è possibile.

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Essere gentleman non è una moda, è uno stile. É il nostro modo di stare al mondo. Continua a leggere

Un grande giocatore vede autostrade dove altri solo sentieri. Vujadin Boskov<