pirlo juve

Allenatore che hai, squadra che trovi: la nuova Serie A e i suoi condottieri

Il campionato di Serie A, per chi lo osserva con uno sguardo distaccato, può sembrare una mera lista di numeri, di ingaggi milionari, di noiosissime polemiche e poco altro. Diversa è la visione di chi di calcio ci vive: si chiude un occhio di fronte a tante, troppe contraddizioni e si pensa solo ed esclusivamente alle partite, al gioco, ai gol. I calciatori hanno un ruolo da protagonisti in questo spettacolo, ma quelli che devono guidarli, ovvero gli allenatori, deus ex machina delle loro sorti, sono altrettanto figure imprescindibili. Il loro lavoro non è semplice (non è un caso che solo 20 persone in Italia ogni anno possono dire di allenare una squadra di Serie A) e per poterlo svolgere al meglio devono essere pronti a mettere in campo qualità che non tutti possono dire di possedere.

E il panorama delle personalità che quest’anno guideranno le formazioni della nostra Serie A è al tempo stesso variegato, affascinante e – sulla carta – capace di stupire. Andiamo alla scoperta di chi guiderà le formazioni del nostro massimo campionato per cercare di capire quanto la loro mano lascerà il segno sul destino delle squadre e sui lunedì mattina che noi appassionati saremo costretti a vivere dal 19 settembre in poi.

Andrea Pirlo (Juventus)

Se la scelta di Sarri per la Juventus significava una rivoluzione, l’arrivo di Pirlo vuol dire cancellare tutto ciò che è stato fatto e ripartire da zero. E per farlo Andrea Agnelli si è affidato a un ex senza alcuna esperienza di panchina. Scelta originale quella di Andrea Pirlo, un uomo di poche parole in campo e fuori, un campione indiscutibile ma del tutto digiuno di ogni qualsiasi esperienza manageriale. Tirando a indovinare, possiamo pensare possa mettere nelle sue squadre quello che ha visto con i suoi occhi e vissuto sulla sua pelle: la solidità delle idee di Mazzone, la capacità di gestire spogliatoio piene di stelle come Carlo Ancelotti, la grinta di Antonio Conte e il pragmatismo di Max Allegri. Mettendoci però sicuramente qualcosa di suo, qualcosa che ancora non sappiamo bene cosa possa essere ma che speriamo possa rivelarsi anche solo un po’ vicino al ricordo che abbiamo del Pirlo calciatore, elegante, splendido e vincente.

Vincenzo Italiano (Spezia)

Vincenzo Italiano ha condotto lo Spezia alla primissima promozione in A della sua storia. Un altro debuttante nella massima seria, come Andrea Pirlo. E loro due, Pirlo e Italiano, hanno alle spalle due storie così diverse ma così simili tra di loro. Impossibile metterli sullo stesso piano per trofei e allure, ma entrambi sono stati centrocampisti di impostazione, registi, giocatori capaci di mandare i compagni in porta con un solo passaggio. Pirlo ha calcato i palcoscenici più prestigiosi. Italiano si è fatto un nome nelle serie minori del nostro calcio, scrivendo comunque pagine importantissime del calcio veneto con le maglie di Hellas, Chievo Verona e Padova. Italiano alla guida di una banda alla scoperta della Serie A affronta una delle sfide più importanti della sua vita, carico e spinto dall’entusiasmo di un ambiente come quello ligure che per la prima volta nella sua storia si affaccia alla massima categoria del nostro calcio.

Filippo Inzaghi (Benevento) e Giovanni Stroppa (Crotone)

Filippo Inzaghi e Giovanni Stroppa, due allenatori alla ricerca del riscatto nel calcio dei grandi.
SuperPippo, una carriera piena di gol e successi, uno dei bomber più implacabili del nostro calcio, dopo le scottature milaniste e il fallimento bolognese, non è ancora riuscito a imporsi come tecnico in Serie A. Benevento è la sua creatura e punta a un campionato in cui possa lottare fino all’ultimo per la salvezza. Impresa non impossibile, anche se negli ultimi anni le neopromosse hanno quasi sempre fatto grande fatica.

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Al termine del sorteggio del calendario è arrivato subito il commento di mister Stroppa sul nuovo campionato di Serie A, direttamente dal ritiro in Sila dove la squadra sta svolgendo la preparazione. Il tecnico rossoblù ha risposto ‘live’ alle domande dei giornalisti attraverso l’ufficio stampa, ecco di seguito le domande: 1. Prima a genoa poi crotone milan seconda terza a sassuolo 2. come procede il ritiro? Tra 16 giorni inizia il campionato…è pronta la squadra? 3. Alla luce della sua esperienza, quali saranno le squadre di fascia media e dove colloca il Crotone. Potrà, comunque, disputare un campionato dignitoso,quali le condizioni in dote per farlo. 4. A meno di 20 giorni dall’inizio del campionato, si aspettava forse già una rosa più completa? 5. Attualmente cosa manca al Crotone per presentarsi competitivo alla prima di campionato? Il lungo periodo del calciomercato penalizza l'arrivo di qualche giocatore? Il livello di preparazione raggiunto dai suoi giocatori quando mancano due settimane all'avvio della stagione? 6. C’è il rischio dì arrivare impreparati? 7. Contento della convocazione i Zanellato e Cuomo in Under 21? Soprattutto quest’ultimo è cresciuto tanto lo scorso anno grazie anche ai tuoi consigli 8. Le difficoltà nel programmare una stagione condizionata dalle incertezze legate al virus, su come regolarsi con i protocolli e le incognite su una preparazione ristretta 9. Per chiudere, alla seconda giornata arriverà il Milan che per te rievoca dolci ricordi #serieatim #nonprendereimpegni #dontmakeplans

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Stesso discorso, o quasi, per Giovanni Stroppa, tecnico del Crotone: reduce da un’unica avventura a Pescara durata solo 13 partite e vecchia di ormai 8 anni, Stroppa punta a guadagnarsi un posto stabile tra gli allenatori della Serie A. Per entrambi, però, vale un concetto: squadra che vince, non si cambia. Non sempre il nuovo è sinonimo di successo perché vale di più partire dalle certezze che lanciarsi nel buio e rischiare di farsi molto più male e, magari, lasciarci le penne prima ancora di poter mangiare il panettone.

Di Francesco, Giampaolo, Maran e Liverani: i nuovi di Cagliari, Torino, Genoa e Parma

Capitolo novità: cinque squadre su venti si presentano ai nastri di partenza con una guida tecnica nuova di zecca e con obiettivi differenti. Pirlo, lo abbiamo già detto, è un rebus e la critica è pronta a colpire. Ma poi ci sono altri allenatori che di esperienza in A ne hanno già accumulata. Due su tutti: Eusebio Di Francesco e Marco Giampaolo, tecnici che un anno fa erano indicati come tra i più talentuosi della nostra scuola allenatori, si trovano adesso a dover rimettere insieme i pezzi delle loro carriere seduti sulle panchine di Cagliari e Torino.

Iniziamo da Di Francesco: dalle stelle (semifinale di Champions conquistata con la Roma) alle stalle (doppio esonero, prima nella capitale e poi a Genova, sponda Samp) e ora la possibilità di riproporre il suo calcio di zemaniana matrice, già visto a Sassuolo, in una piazza come Cagliari. Il presidente Giulini lo ha voluto fortemente perché crede nel suo calcio basato sul 433 e su una fase offensiva che, quando la forma è al 100%, può regalare grande spettacolo alla Sardegna Arena.

Marco Giampaolo al Milan ha toppato clamorosamente, dando l’impressione di non essere minimamente adatto al livello di una squadra come il Milan, alimentando il detto che il meglio riesce a darlo solo in provincia. Empoli e Samp sono state le sue più grandi e visibili isole felici e ora a Torino, alla corte di Cairo, cercherà di ripartire ancora una volta dal suo 4312, schema che necessita di un trequartista di qualità (Verdi) e due bomber da innescare (Belotti e Zaza). Gli ingredienti ci sono tutti, ci si aspetta di rivedere i fasti del passato. Sia di Giampaolo che del Toro.

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🎙 Giampaolo: "Entusiasta e felice"

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Rolando Maran sbarca a Genova, sponda Genoa, e si prende un bel rischio. Arriva da seconda scelta (Italiano dello Spezia era l’uomo di Preziosi) e il gentil rifiuto del neopromosso alla panchina rossoblù ha aperto le porte all’ex Cagliari. Un tecnico che tanto bene aveva fatto prima a Catania e poi a Verona, sponda Chievo, ponendo le sue fortune su un blocco di argentini pescati qua e là e diventati calciatori importanti per le piazze in cui sono giunti. A Cagliari la sua avventura è durata una stagione e mezza senza né alti né bassi. A Genova trova una piazza in subbuglio che da tempo chiede la testa del presidente Preziosi e una squadra ormai da troppi anni nel polverone di cambi di proprietà e rivoluzioni che al gruppo non fanno mai bene. Maran e Di Francesco, due uomini di fronte al mare che all’orizzonte cercano di capire quale sarà il loro destino. Se di capitani coraggiosi o naufraghi senza salvagente.

Curiosa la vicenda avvenuta a Parma: Roberto D’Aversa, il tecnico che ha portato i ducali dalla Serie C alla A è stato esonerato alla fine di luglio. “È venuta meno la coesione, l’unità d’intenti, la sintonia e l’entusiasmo reciproco alla base dei successi raggiunti insieme negli ultimi quattro anni” ha scritto la società sul proprio sito. D’Aversa probabilmente auspicava a un salto di qualità a cui il Parma, in questo momento, non si sentiva pronto e quindi le strade si sono divise. Al suo posto è stato scelto Fabio Liverani, unico tecnico retrocesso che però ha resistito saldamente al comando della sua truppa leccese fino all’ultima giornata. L’ex regista del Perugia di Serse Cosmi ha dimostrato di saper tenere botta anche nella massima serie, dopo che anche a lui (come a D’Aversa) era riuscito il doppio salto di categoria in due anni. Coincidenze? Non credo proprio.

Gasperini, Gattuso, Simone Inzaghi e gli altri confermati: tutti tranquilli? Non troppo

Poi ci sono le conferme: da quelle più scontate, come Gasperini all’Atalanta e Juric al Verona, fino alle sorprese: Gotti a Udine, dove sembrava destinato a fare da traghettatore. Una storia particolare la sua. Era nello staff di Sarri al Chelsea, lo sarebbe dovuto essere anche alla Juventus, ma alla fine a Udine Gotti si è guadagnato la conferma, al contrario di Maurizio, rimasto a piedi. Ah, i casi della vita. Stefano Pioli ha scacciato il fantasma tedesco di Ralf Ragnick e si è guadagnato la conferma al Milan grazie alle super prestazioni rossonere offerte dal post Covid in poi e uno spogliatoio tutto dalla sua parte, da Ibra in giù. La sfida, ora, per uno come Pioli, è mantenere il livello: il tecnico ha dimostrato di sapersi esaltare nelle difficoltà, ma quando poi le cose sembrano assestarsi pare che non riesca più a tenere la barca a galla.

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Roberto De Zerbi punta a proseguire il suo processo di crescita nella tranquilla Sassuolo, laboratorio ideale per mettere in campo le sue idee sicuramente di qualità, ma per ora ancora troppo incostanti a livello di risultati. Fari puntati su di lui perché potrebbe essere l’anno della sua consacrazione definitiva.

Ranieri, Mihajlovic, Simone Inzaghi e Gattuso sembrano quelli più saldi al comando delle loro truppe. Tutte da valutare, invece, le posizioni di Fonseca (per questioni di risultati e cambio di proprietà in casa Roma), Iachini (salvo e confermato da Commisso in persona, ma sempre indicato come tecnico di “ripiego” e non come scelta per un progetto a lungo termine) e sorpresa sorpresa anche quella di Antonio Conte. Le parole di addio dopo la finale di Europa League persa contro il Siviglia, le continue frecciatine alla società e i problemi personali hanno alimentato voci di separazione tra il tecnico salentino e l’Inter, ma il patto di Villa Bellini sembra aver calmato le acque in casa nerazzurra. La domanda, però, è una: fino a quando? Se alla chiusura del mercato (fissato il prossimo 5 ottobre) dovesse riemergere l’animo tormentato di Antonio Conte, uno capace di mollare tutto da un momento all’altro, che cosa farà la società?

antonio conte (1)

Insomma, il panorama degli uomini che condurranno le squadre della prossima serie A è variegato e pieno di sfumature. Troviamo personaggi carismatici, alcuni quasi enigmatici, altri tutti da scoprire. Ci sono uomini in cerca di riscatto, altri che vogliono scrivere nuovi capitoli della loro storia, altri ancora che si presenteranno con il coltello tra i denti per lottare dall’inizio. Ce n’è davvero per tutti i gusti e non vediamo l’ora che inizi il nuovo campionato, perché nonostante l’abbuffata post-Covid di calcio non si è mai davvero sazi.

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