Danielle Madam

Che cosa ci insegnano le parole di Danielle Madam sul caso Suarez?

C’è qualcosa che é sfuggito all’opinione pubblica italiana del caso Suarez e della vergognosa vicenda di abuso di potere per poter tesserare in bianconero il calciatore uruguaiano. É evidente che siamo di fronte ad una forzatura, dovuta ad un investimento milionario che andrebbe in fumo o sarebbe capitalizzabile solo in un futuro troppo lontano per i bisogni di una squadra che necessita l’apporto di un giocatore fondamentale come El Pistolero

Danielle Madam

Non nascondiamoci dietro falsi moralismi dettati dal tifo: la forzatura, antipatica che sia, appare evidentemente dettata da ragioni di business impellenti e da una legge ambigua che porta ad atteggiamenti poco raccomandabili. Il problema non è il gesto in sé, per quanto fuori dalla legge e quindi assolutamente deprecabile, ma il problema è qualcosa che si nasconde dietro questa mossa azzardata (gli inquirenti stanno ancora indagando, quindi non ergiamoci a giudici). A mostrarci che cosa ci sia di antipatico e sconsiderato dietro il caso Suarez non è un italiano, un giurista o un avvocato, ma bensì una lanciatrice del peso di origine camerunese, cittadina italiana da 16 anni: Danielle Madam.

🔴PICCOLO SFOGO CASO #suarez .Ho sempre sperato di poter indossare la maglia azzurra e per quella avrei dato veramente…

Pubblicato da Danielle Frederique Madam su Mercoledì 23 settembre 2020

Bella, bellissima, fisico perfetto che mescola femminilità e forza, sorriso gentile e occhi dolci, ma anche sicuri delle proprie possibilità, questa é Danielle Madam. Salita agli onori delle cronache nei giorni scorsi, quando, in risposta al clamore del caso Suarez, l’atleta originaria del Camerun ha postato una riflessione sulla propria situazione di sportiva italiana che non può rappresentare l’Italia nella nazionale in quanto non avente i requisiti per riceve la cittadinanza, nonostante 16 anni di vita sul territorio italiano. Il caso è paradossale, ma ahimè non certo raro e per niente isolato.

Danielle Madam

Danielle, che vive in Italia da quando aveva sette anni, dopo aver vissuto con uno zio, é stata affidata ad una comunità di suore che le ha permesso di andare a scuola e soprattutto di avvicinarsi al mondo dell’atletica, dove molto presto ha scoperto di avere un talento prezioso. Essendo stata ospitata da una comunità, pur essendo in Italia da più di dieci anni (barriera minima per poter ottenere la cittadinanza italiana), Danielle si é ritrovata nella condizione di non poter godere di alcun beneficio legato alla cittadinanza, avendo avuto un domicilio ma non una residenza.

Danielle Madam

Spiazza ancora di più nella vicenda di Danielle il suo amore per la Nazionale Italiana di Atletica, squadra per cui vorrebbe gareggiare, prestando il suo talento ai colori azzurri. Partecipazione però, che non può avvenire a causa della mancata cittadinanza italiana. Insomma da un inghippo burocratico sta nascendo un vero e proprio caso di ingiustizia e di perdita di un’opportunità sia per l’atleta che per il CONI, che potrebbe arricchire il proprio medagliere grazie ad una lanciatrice di peso straordinaria. Proprio il Presidente del CONI Malagò infatti ha reagito con veemenza allo scandalo Suarez e alla conseguente storia di Danielle twittando che:

Non contano le idee o le simpatie politiche, questa è una pura vergogna, non solo per lo sport, ma per il Paese! Quanto piace poi agli italiani festeggiare quando si vincono medaglie con atlete e atleti come Danielle che difendono i nostri colori

Giovanni Malagò, presidente del CONI

Davvero paradossale il caso di Danielle che può vantare già molte vittorie in ambito nazionale, ma non può rappresentare i colori italiani per un maledetto inghippo burocratico. In effetti, la storia non poteva passare inosservata, ma nelle parole di Danielle oltre alla rabbia (sacrosanta) per l’accadimento burocratico-sportivo vi è qualcosa di più, anzi molto altro. Leggendo attentamente le parole scritte da Danielle, si ritrovano momenti di vita quotidiana, fatica, sforzi per inseguire un sogno e per migliorarsi costantemente. Si legge in un intervista rilasciata dall’atleta alla Gazzetta dello Sport: “lavoro, studio e mi alleno. Faccio le pulizie da una signora, la baby-sitter al pomeriggio e, nei weekend, 18 ore in un bar di Pavia“. Insomma, una vita di sacrifici in cui allo sport si affianca anche lo studio presso l’Università di Pavia, dove le mancano pochi esami per laurearsi in comunicazione.

Danielle Madam

É questo l’aspetto forse più inquietante della questione posta dal brutto affaire Suarez, la cittadinanza non è mercanzia di un titolo per poter accedere ad una posizione economica. Cittadinanza, per migliaia di persone in Italia, vuol dire più di ogni altra cosa riconoscimento, identità, traguardo per dei sacrifici non solo sportivi. 

Nessuna morale, ci mancherebbe, si deve ritenere la questione del presunto falso esame a Suarez un caduta di stile da parte di una azienda interessata al profitto. Ma al di là della questione legale, che non compete certo al sottoscritto giudicare, quello che risulta lampante é un’inopportunità simbolica che stride con il Paese reale. Bisogna essere certi però, che anche una faccenda così brutta possa portare alla luce un problema stringente per molti cittadini italiani, considerati di Serie “B” a causa di rigide regole. Regole che appare evidente andrebbero riviste alla luce dell’attualità.

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Un grande giocatore vede autostrade dove altri solo sentieri. Vujadin Boskov<