daniele de rossi

Daniele De Rossi o dell’amore reciproco

Intervista all'autore Daniele Manusia

Daniele Manusia ha scritto Daniele De Rossi o dell’amore reciproco, ma attenti a chiamarla biografia, sarebbe riduttivo. La storia di uno dei calciatori più controversi e insieme blasonati del nostro Paese negli ultimi vent’anni si incrocia con un’Italia sul fin de siècle. Sullo sfondo una Roma diversa da quella degli itinerari turistici e dagli immaginari suburriani, una Roma quotidiana e operaia che vive di sentimenti ed emozioni. Non mancano in Daniele De Rossi vittorie, sconfitte, “smaltate” e passioni, tutte raccontate dalla penna ironica e tagliente di Daniele Manusia. 

Lo abbiamo raggiunto per fargli qualche domanda sul libro e sul calcio.

daniele de rossi o dell'amore reciproco

Daniele, quando è nata l’idea di scrivere un libro dedicato a Daniele De Rossi? Voglio dire non è una vera biografia…

È nata lo scorso dicembre, quando è tornato dall’Argentina e si è capito che la sua carriera era finita. Con l’editor di 66thand2nd, Alessandro Gazoia, stavamo lavorando a qualcos’altro ma abbiamo deciso di dare la priorità a questo, con il consenso di Isabella Ferretti e di tutto il resto della casa editrice, che ringrazio perché – da dicembre in poi – non è stato un periodo facile e hanno lavorato tutti benissimo. Sulla seconda domanda che mi fai indirettamente non so se essere d’accordo, nel senso che ci sono cose “in più” rispetto a una biografia più “piana”. Nelle biografie più belle che ho letto l’autore si sente eccome. E non parlo per forza delle biografie di Carrère, ma anche in quelle di Zweig o in quella, bellissima, di Montaigne scritta da Sarah Bakewell. Diciamo che avevo la memoria affettiva di quegli anni che mi permetteva di dare un punto di vista particolare. Che spero sia quello di molti altri tifosi. Volevo scrivere una biografia di De Rossi, ma anche dei tifosi della Roma durante quegli anni.

Descrivi con tre aggettivi Daniele De Rossi?

Autentico, vicino, misterioso. Non sono bravo quando mi si chiede di essere sintetico. Scusa.

Daniele Manusia
Daniele Manusia

C’è un punto che mi ha colpito molto del tuo libro, quando racconti di Ostia. C’è una frase molto bella che credo descriva il rapporto di De Rossi con Ostia e alcune caratteristiche del suo carattere: “Parte del fascino di De Rossi (…) sta proprio nel aver rappresentato una versione di Roma che non è quella dei gladiatori tatuati sui bicipiti“. Cosa volevi far emergere in quella parte del libro?

Quello è uno dei capitoli che non sono piaciuti a chi avrebbe preferito una biografia esclusivamente sportiva, o una mia minore presenza. Ma penso fosse importante sganciare De Rossi da quella narrazione “di periferia” stereotipata e farlocca, veicolata da certa politica e dalla cultura popolare. La frase sui gladiatori, invece, era indirettamente riferita alla Roma di Totti (che ne ha uno tatuato), ma Totti è del centro di Roma, anche se del centro “popolare”; chi viene dalla periferia, ricco o povero che sia, vive la distanza geografica e temporale da Roma anche quando poi, magari arriva a trasferirsi in un appartamento con vista su Castel Sant’Angelo.

Soprattutto nei primi capitoli del libro descrivi un Daniele De Rossi che non spiccava per eccellenza, insomma, uno che alla fine avrebbe potuto fare anche un altro lavoro, finita l’adolescenza. É una sensazione corretta?

Sì, io cerco di essere più ambiguo e mostrare la contraddittorietà di fondo del fatto che lui si descrivesse come una “mezza sega”; la realtà di un ragazzo che comunque nel bene e nel male giocava nelle giovanili della Roma, anche se non era tra quelli più in vista. Non era un predestinato.

totti de rossi

Credo che si intuisca nel libro, ma qual è il punto di svolta nella carriera di Daniele De Rossi secondo te?

Sono curioso di sapere quale sia secondo te perché per me non c’è una vera svolta. Forse il Mondiale, perché comunque da quel momento in poi non solo De Rossi sarà un campione del mondo, ma anche perché, per come sono andate le cose, ha dimostrato un carattere e una forza mentale che è rarissimo anche tra i calciatori di livello più alto.

Tu racconti di un periodo particolare della Roma e del calcio, forse la fine di un certo calcio romantico pre-multinazionali; la chiusura degli anni zero ha in qualche modo cambiato la fisionomia del calcio? Nel tuo libro lasci addito a questa interpretazione.

De Rossi è a cavallo tra i due periodi, ha iniziato che non c’erano le pay tv e quando la società ha deciso di non rinnovargli il contratto lo ha comunicato con un tweet. Non sono un passatista, però, non mi straccio le vesti pensando a quando con mio padre sentivo la fine delle partite alla radio, in macchina. Qualche settimana fa ho visto Inter-Torino sul cellulare mentre sul computer in contemporanea andava Roma-Parma. Certo, ci sono molti altri aspetti che invece critico e che riguardano, soprattutto, la pressione mediatica e sociale che viene fatta sui calciatori.

Inevitabile per De Rossi è il rapporto con Totti, del resto se sei compagno di squadra di uno dei giocatori più iconici di sempre. Quali sono secondo te i punti di vicinanza e di distanza tra queste due enormi personalità?

Ci ho scritto un capitolo intero e i riferimenti anche nelle altre parti del libro sono molteplici… per me sono due tipi di “romano” diverso. Ma forse sono solo due persone diverse, a cominciare dal carattere timido dell’uno e quello più aperto dell’altro. Il punto di contatto è l’amore per la Roma. E anche tra di loro ho l’impressione che si siano rispettati e apprezzati anche per quello che entrambi rappresentavano per la Roma.

Negli ultimi capitoli ricostruisci molto bene la vicenda surreale del “licenziamento” di De Rossi dalla Roma. Devo dire che lascia l’amaro in bocca quella parte, quali sono le ragioni che secondo hanno portato ad un commiato così freddo? C’entra il cambiamento del calcio che raccontavamo prima?

Non lo so, bisognerebbe essere nella società per capirlo. Di sicuro penso che quando un calciatore ha molto potere simbolico come De Rossi diventa difficile da gestire per chi detiene il potere vero e proprio.

Ci racconti la scelta di De Rossi di andare a chiudere la carriera al Boca?

Lui ha sempre detto che era una delle squadra che seguiva da piccolo, soprattutto, per i tifosi, e che se avesse potuto un giorno avrebbe voluto giocare nella Bombonera. Sogno realizzato. Non so che altre possibilità avesse in Italia o all’estero, ma era chiaro che si trattava di una scelta di fine carriera. De Rossi è impossibile immaginarlo con un’altra maglia. Anche guardando le foto del campionato argentino sembra uno scherzo, una partita di calciotto. Il che non significa, ripeto, che lui non avesse preso sul serio la cosa.

Se dovessi girare un film sulla vita De Rossi da che regista ti faresti aiutare? Scegli tu però una canzone per i titoli di coda

Semmai sono io che aiuterei il regista…non so i documentari sportivi trovo siano noiosi quando cedono ai sentimenti, e però, la sua storia va raccontata con quelli. La canzone la farei scegliere a lui che ha un gusto musicale molto peculiare.

de rossi boca juniors

Qual è il tuo rapporto con Roma oggi? Segui sempre il calcio?

Certo, sempre. Per me non cambierà mai, indipendentemente da chi indossa quella maglia. Poi certo, quando la indossa qualcuno in cui riesco a proiettare dei valori che mi stanno a cuore, o un’idea di uomo e sportivo che mi permette di entrarci in relazione (anche se queste sono tutte relazioni asimmetriche) è meglio, ho più trasporto.

Ci dici uno sportivo di cui ti piacerebbe scrivere? Vanno bene anche sogni proibiti.

Muhammad Ali e Zinedine Zidane.

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Essere gentleman non è una moda, è uno stile. É il nostro modo di stare al mondo. Continua a leggere

Un grande giocatore vede autostrade dove altri solo sentieri. Vujadin Boskov<