La partita perfetta

La partita perfetta e il calcio pensato

Corrado Del Bò e Filippo Santoni de Sio sono due filosofi del diritto, con pubblicazioni che vanno dalla ricerca teorica alla filosofia applicata al contemporaneo, che sia turismo, mercato o come nel caso di cui ci occuperemo oggi sport. Cominciamo subito con dire che La partita perfetta è un libro davvero molto gustoso e ricco di spunti, dove all’intelligenza dell’analisi si associa una quantità di riferimenti letterari e filosofici particolarmente ricercati che trasformano la lettura in un momento di piacevole scoperta culturale.

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Ma non è la costruzione l’unico merito di questo libro. Il più grande pregio è l’idea di aver creato una narrazione attorno a temi da sempre molto sentiti. Perché il calcio coinvolge emozioni così potenti? Come funziona il mercato del calcio? Quali sono i giocatori che meritano l’appellativo di “genio”? Come valutare temi astratti come la fortuna o il fair play nell’analisi di una partita?

Perché il calcio coinvolge emozioni così potenti? Come funziona il mercato del calcio? Quali sono i giocatori che meritano l’appellativo di “genio”? Come valutare temi astratti come la fortuna o il fair play nell’analisi di una partita di calcio?

L’introduzione di per sé ci permette di godere di acutissime riflessioni sul senso del calcio e delle emozioni di chi lo vive. Il tema principale è la vittoria e la sconfitta, affrontate ovviamente con atteggiamento filosofico, partendo dalla riflessione di Boezio, grande maestro della virtù della pazienza e della consolazione. Consolazione che non deve apparire immediatamente come rinuncia o accettazione, ma come analisi delle emozioni che scatena in noi un certo evento. La parola evento non è usata a caso in questo contesto perché i due filosofi, ragionando attorno all’esclusione della nazionale italiana dai mondiale del 2018, riflettono su quanto sia importante nella scansione della vita di molte persone la partecipazione o meno ad un momento sportivo.

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In questo caso arriva l’arte a corroborare questa tesi con due esempi davvero splenditi, tratti da letteratura e musica. Il primo è Eshkol Nevo che ne La simmetria dei desideri racconta di quattro amici che immaginano la loro vita durante la fase finale dei mondiali del 1998, il secondo è Antonello Venditti che nella sua Giulio Cesare usa come meridiana proprio una data calcistica “Era l’anno dei mondiali, quelli del ’66“.

Nessuno scherzi, quindi, sull’importanza degli eventi calciatici. Riflessione che oggi a causa degli stop imposti dalle restrizioni Covid diventano ancora più stringenti: l’annullamento degli appuntamenti calcistici ha portato, inutile dirlo, ad un vuoto esistenziale in migliaia di tifosi in tutto il mondo, fatto di per sé per niente trascurabile.

Interessante e molto dettagliata anche la parte dedicata ai nazionalismi, dove si ragiona intorno al cambiamento del calcio con la sua globalizzazione. In questo caso, troviamo sia considerazioni di carattere calcistico che politico. Infatti, ad un arricchimento (in tutti i sensi) della qualità calcistica di alcuni club e alcuni campionari, è corrisposto una terribile depauperamento dei vivai di alcuni territori, mentre dall’altra parte troviamo intere terre in cui il calcio viene visto esclusivamente come la possibilità di poter accedere ad un mondo di vantaggi economici e sociali.

La globalizzazione calcistica ha portato anche a curiosi casi di scambio di tifo, per cui non si tifa più solo la propria nazionale, a volte si sostengono le imprese del proprio idolo di club. Al contrario, la “naturalizzazione”, inventata proprio da noi italiani, crea uno strano mercato di passaporti con fenomeni curiosi come quello dei fratelli Boateng. Calcio bellezza sì, ma con grande confusione in generale.

I fratelli Boateng
I fratelli Boateng

Apre una citazione di Soriano, invece, il capitolo dedicato al genio nel campo da calcio. “Ci sono tre generi di calciatori. Quelli che vedono gli spazi liberi, gli stessi spazi che qualunque fesso può vedere dalla tribuna e li vedi e sei contento e ti senti soddisfatto quando la palla cade dove deve cadere. Poi, ci sono quelli che all’improvviso ti fanno vedere uno spazio libero, uno spazio che tu stesso e forse gli altri avrebbero potuto vedere se avessero osservato attentamente. Quelli ti prendono di sorpresa. E poi ci sono quelli che creano un nuovo spazio dove non avrebbe dovuto esserci nessuno spazio.”

Quella che forse è la parte più entusiasmante del libro cerca di creare una piccola rubrica dei calciatori più geniali di tutti i tempi, utilizzando le categorie sopra esposte dallo scrittore argentino. I due filosofi qui azzardano, stuzzicano, mettendo e sfilando dei nomi importantissimi che sicuramente susciteranno nei lettori consensi o dissensi molto accesi. Ecco comparire “su tutti Diego Armando Maradona e Lionel Messi, poi, in ordine di apparizione (tra gli altri): Marco van Basten (ma non Ruud Gullit), Zlatan Ibrahimović (ma non Cristiano Ronaldo), Zinedine Zidane (ma non David Beckham), e, in Italia, Roberto Mancini (ma non Gianluca Vialli), Roberto Baggio (ma non Beppe Signori), Alex Del Piero (ma non David Trezeguet) e Francesco Totti (ma non Daniele De Rossi).” Gli stessi autori chiedono di non accalorarsi sui nomi, casomai di riflettere se rispecchiano una possibile mappa dell’eccellenza calcistica.

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“Les mains de Dieu”, foto di John Vink

Ma è la parte dedicata al titolo del libro a intrigare il tifoso, l’appassionato, il filosofo del calcio. Partendo da un adagio di Gianni Brera,”La partita perfetta finisce 0-0“, si discute di fortuna e di equilibrio, di risultato e merito. Troviamo molte riflessioni interessanti su come sia costruito il gioco del calcio, per la sua particolare formula di assegnare vittorie o sconfitte non in base alla prestazione, ma in base al numero di goal realizzati. Un questione che apparentemente potrebbe apparire simile a quella del sesso degli angeli, ma che in realtà nasconde anche parte dell’amore per questo straordinario sport.

La partita perfetta è un libro da leggere col piacere della riflessione e quello della analisi, in un equilibrio in grado di soddisfare ogni tipo di palato affamato di calcio.

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Essere gentleman non è una moda, è uno stile. É il nostro modo di stare al mondo. Continua a leggere

Un grande giocatore vede autostrade dove altri solo sentieri. Vujadin Boskov<