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Stadio Diego Armando Maradona

Le leggende dei popoli nativi del Sud America concordano tutte con l’attesa di un dio proveniente dal mare, un dio enormemente potente. Pare sia questa la ragione per cui all’arrivo dei conquistadores nessun nativo oppose resistenza all’invasione, anzi la vissero con abnegazione verso qualcuno che arrivava con i migliori auspici. 

la scoperta dell'America
La scoperta dell’America

Dall’altra parte del mondo, nel Mediterraneo, si narra che Orfeo in navigazione verso l’Italia abbia pizzicato la propria lira per distogliere i cuori commilitoni dal canto delle sirene. Lo avrebbe fatto talmente bene che le sirene afflitte dall’insuccesso si gettarono in mare e furono trasformate in scogli, fra cui Partenope a cui spettò lo scoglio fondativo della città di Cumia, in seguito Napoli. Il mare per Napoli è quindi un’imprescindibile via di accesso e comunicazione al mondo, scambio e accoglienza. Tratti caratteristici del carattere partenopeo, al limite dello stereotipo, ma che puntualmente in ogni passaggio importante della storia della città vengono confermati. 

La leggenda della Sirena Partenope, fondatrice di Napoli
La leggenda della Sirena Partenope, fondatrice di Napoli

E così che ha inizio anche la storia dello stadio della città di Napoli; non dobbiamo scomodare le Argonautiche questa volta, ma semplicemente tornare all’inizio del secolo scorso. All’inizio del Novecento sul territorio napoletano si incrociano diverse associazioni, o sarebbe meglio dire club, che si occupano di organizzare partire di calcio o veri proprio tornei. É un fenomeno elitario che riguarda le classi più abbienti della società napoletana, vissuto in un campo spartano nei pressi dei Campi Flegrei detto lo stadiolo. 

Passeranno molti anni prima che Napoli possa avere un teatro all’altezza delle aspettative della tifoseria, ma in mezzo ci saranno tante storie. Come quella dell’imprenditore Giorgio Ascarelli che fece costruire di tasca sua uno stadio denominato Vesuvio, terminato solo pochi giorni che il magnate morisse di infarto nel 1930.

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Giorgio Ascarelli

Bisognerà aspettare il dopoguerra per arrivare ad un vero e proprio stadio in grado di  accogliere l’entusiasmo incontenibile dei tifosi napoletani, precisamente il 1953, quando il comune e l’allora presidente del Napoli, Achille Lauro, individuarono in Carlo Cocchia la persona giusta a cui affidare la progettazione di una nuova struttura sportiva. Il luogo fu identificato nella zona Fuorigrotta, parte della città in quegli anni fortemente interessata dall’urbanizzazione del boom economico. I lavori si svolsero sotto l’egida del Genio civile, che portarono a compimento l’opera in pochissimo tempo, tanto che il 6 dicembre 1959 fu giocata la prima partita ufficiale. Guarda caso Napoli-Juventus vinta dai padroni di casa (nuova) per 2 a 1. Lo Stadio del Sole, così si chiamerà inizialmente, è una struttura avveniristica per l’epoca, secondo solo allo Stadio Olimpico, con una capienza che poteva arrivare alle 100.000 unità.

Achille Lauro e il primo ministro Mario Scelba presentano il plastico del nuovo stadio
Achille Lauro e il primo ministro Mario Scelba presentano il plastico del nuovo stadio

Nel 1963 c’è la svolta verso la beatificazione, visto che al descrittivo Stadio del Sole viene preferito un ben più altisonante Stadio San Paolo in onore dell’omonimo Santo di Tarso, che durante il suo pellegrinaggio per arrivare a Roma avrebbe attraccato proprio al porto di Fuorigrotta, a pochi passi dallo stadio. Ma San Paolo era solo il primo santo che si sarebbe affacciato sulla strada calcistica del Napoli. 

Durante gli anni Ottanta, l’impianto conoscerà delle migliorie sia in vista dell’organizzazione dei Mondiali di calcio italiani del 1990, sia per una crescita esponenziale dei biglietti venduti grazie all’approdo di Maradona nel Napoli del presidente Ferlaino. Modifiche, quelle fatte nel decennio Ottanta-Novanta, che non porteranno alcuna miglioria, anzi verranno vissute come delle ferite dal pubblico napoletano che non ha mai accettato la (presunta) mala gestione dello stadio.

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Sarà Aurelio De Laurentis a dare nuovamente vita nei primi anni Duemila ad operazioni di ammodernamento e miglioramento dello Stadio San Paolo, permettendo di ospitare alla struttura anche eventi paralleli come le Universiadi nel 2019.

Ma lo stadio, oltre ad anni di vicissitudini cittadine, proprio negli anni Ottanta avrebbe ospitato una favola internazionale che avrebbe incantato il mondo. La favola è quella di un giovane ventenne che stava facendo impazzire il mondo con i suoi mirabolanti numeri di alta scuola calcistica, proprio dall’altra parte del mare, a Barcellona. Il nome naturalmente era quello di Diego Armando Maradona, fuoriclasse già dal suo arrivo a Napoli, ma consacrato a leggenda vivente proprio in quello stadio che poche settimane fa è stato intitolato alla sua memoria. 

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Apparentemente potrebbe sembrare una beatificazione arrivata troppo presto, troppo in fretta, ma chi conosce la città di Napoli e il suo rapporto con il calcio, nello specifico con Maradona, sarà ben conscio che il gesto plateale del sindaco De Magistris e del presidente De Laurentis altro non è che gesto dovuto, quasi scontato. Maradona non è stato solo un giocatore per il Napoli, prima di tutto è stato un motivo d’orgoglio per una città troppo spesso ferita dalla cronaca.

Lo Stadio ha rappresentato per il Napoli qualcosa di più che uno sfogo con o senza Maradona, è stato in anni difficili un ponte con l’Europa e con il Mediterraneo al pari delle attività universitarie e culturali, mai sopite in una città ricca di cultura e storia, come abbiamo dimostrato all’inizio di questo articolo. L’intitolazione a Diego Armando Maradona dello stadio, cioè un argentino, uno straniero vissuto come un figlio, dimostra ancora una volta come la città abbia tra i suoi tratti distintivi proprio quello di essere una porta sul mondo, un punto di incontro fra culture e linguaggi.

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