inghilterra usa 1950
L'umiliazione inglese contro gli USA

I Maestri del calcio: storia e follie della patria del calcio

L’Inghilterra è il paradiso dell’individualità, eccentricità, eresia, anomalia, hobby e umorismo” disse il grande scrittore spagnolo George Santayana, parlando del popolo britannico. Lui, imbevuto com’era di cultura inglese e amico di uno dei migliori pensatori del secolo come Bertrand Russell, poteva ben raccontare la mania di stravaganza insita nell’indole inglese.

Stravaganza che nel calcio diventa quasi paradossale, vista la parabola mirabolante disegnata nel Novecento dal rapporto fra il gioco del calcio e l’isola britannica. Ovviamente, non si può parlare di calcio e di inglesi senza ricordare come questo gioco sia nato proprio grazie a loro, o meglio ancora, sia stato codificato e istituzionalizzato proprio da gentleman inglesi in epoca vittoriana.

calcio inglese

Le origini del calcio appaiono lontanissime e in molti, soprattutto in Italia (calcio fiorentino, palla corta in Sardegna), ne vantano i natali, ma l’unica certezza che abbiamo è che il calcio che conosciamo oggi sia stato formalizzato proprio in Inghilterra. Il calcio, spurio com’era, arrivò nelle public school luogo di incontro fra classi ed esperienze. Vale la pena di ricordare che public school certo non erano delle scuole pubbliche, ma semplicemente si distinguevano dagli altri istituti perché chiunque pagasse la retta poteva accedervi, a differenza delle scuole locali o delle scuole religiose.

origini calcio inglese

Le public school erano il luogo in cui i figli delle borghesia medio-alta accedevano per avere una formazione qualitativamente migliore e aperta a nuovi valori culturali. Fu alla Rugby School, una public school fondata nel 1567, che il calcio visse i suoi primi passi, inizialmente come sport spurio e meno elegante del ben più nobile rugby. Il football aveva un grande pregio pedagogico: quello di essere vicino ai ragazzi di strada che improvvisavano campetti ovunque nelle povere città inglese di epoca vittoriana. Fu proprio un intento pedagogico a scatenare la voglia di calcio: la possibilità di cimentare i ragazzi delle classi più povere con ragazzi di famiglie borghesi guidate dallo spirito progressista, assolutamente in linea con il maggior cantore dei valori dell’epoca, Charles Dickens.

Rugby_School
La Rugby School

Thomas Arnold, allora Preside della scuola, intuì la potenzialità educativa dei giochi di squadra e li trasformò da semplici attività ricreative, prive di una guida adulta, in attività organizzate e inserite nel programma educativo a pieno titolo. Così le classi formate da 11 studenti diventarono le squadre che si sarebbero affrontare nel campetto dedicato a questo nuovo sport. Naturalmente, era un gioco diverso da quello che conosciamo noi, senza molta strategia e con tanti placcaggi derivanti dal nobile avo, ma grazie a questa formula il calcio iniziò a diffondersi.

Il football aveva un grande pregio pedagogico: quello di essere vicino ai ragazzi di strada che improvvisavano campetti ovunque nelle povere città inglese di epoca vittoriana.

La passione inglese si infiammò velocemente per questo sport, fino a contagiare gli altri Paesi europei. Nel 1904 il football entrò di diritto tra gli sport olimpici anche se ad un livello ancora semi-amatoriale, fino a diventare una consolidata realtà durante le Olimpiadi di Londra del 1908, quando a trionfare fu proprio la rappresentanza inglese, formata da elementi provenienti anche dalla federazione irlandese e scozzese. Ma la voglia di contaminarsi e condividere il bel gioco durerà poco in Inghilterra. Infatti, nel 1918 alla visionaria idea di Jules Rimet di costruire un vero campionato mondiale per nazionali seguirà un categorico “no” da parte dei componenti inglesi della giovane Fifa, che volevano l’esclusione dal torneo di Germania e Austria considerate colpevoli della Prima Guerra Mondiale.

London Terriers
La squadra di calcio dell’Army Service Corps, conosciuta come “London Terriers”, Francia 1917

Ma la rentrée inglese non fu fortunata. Qualificatisi all’edizione brasiliana del mondiale del 1950, gli Inglesi sbarcano in Sudamerica col titolo di Master of football, ma la realtà diventò presto un’altra. Dopo la prima partita vittoriosa sul Cile infatti, gli inglesi subirono due sconfitte pesantissime che li condussero direttamente fuori dal torneo al primo turno. Ma se la seconda sconfitta contro la Spagna poteva anche essere digeribile, fu la prima sconfitta con la nazionale statunitense a creare panico nell’opinione pubblica inglese, profondamente sconvolta dalla notizia che metteva in discussione la presunta superiorità atletica e strategica degli inventori del calcio. Probabilmente, quello fu il caro prezzo che gli inglesi pagarono per un pregiudiziale isolazionismo sportivo.

inghilterra usa 1950
L’umiliazione inglese contro gli USA

Bisognerà aspettare il 1966 e l’edizione inglese per vedere sollevare l’anelata Coppa Rimet da braccia britanniche. Guidata da Sir Bobby Charlton, la nazionale inglese si aggiudicò il mondiale battendo il mitico Eusebio (in campo col Portogallo) e la Germania Ovest a Wembley. Curiosamente a quella bella e meritata vittoria seguiranno anni bui per la compagine inglese. Fortune alterne le cui mancate qualificazioni ad oggi ammontano a tre, di cui due di fila: 1974, 1978 e 1994.

Bobby Charlton
Bobby Charlton festeggia la vittoria del Mondiale

Chissà come sarebbe cambiata la storia del Mondiale se nei suoi anni migliori la nazionale inglese avesse potuto prenderne parte. Non lo sapremo mai, ma di certo la storia del calcio inglese conferma una verità amara e affascinante: il calcio è uno sport libero e imprevedibile e ogni tanto sorprende anche i suoi maestri.

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Essere gentleman non è una moda, è uno stile. É il nostro modo di stare al mondo. Continua a leggere

Un grande giocatore vede autostrade dove altri solo sentieri. Vujadin Boskov<