Kazu Miura

Kazu Miura, smetto quando voglio

Erano le 11:11 dell’11 gennaio 2021 quando il 53enne Kazuyoshi Miura – assecondando un’ormai consolidata fiducia nel suo storico numero di maglia, l’11 appunto – ha rinnovato per un altro anno il contratto con lo Yokohama FC, che milita nella J1 League, la massima divisione del campionato giapponese. Miura, che compirà 54 anni il prossimo 26 febbraio, disputerà così il suo 36esimo anno consecutivo da calciatore professionista, elemento che lo rende il calciatore più anziano nella storia del calcio professionistico.

Kazu Miura

Ricordato sul fronte italiano soprattutto per l’anno nel Genoa di Franco Scoglio, l’attaccante classe ’67 ha definito la sua voglia di giocare e le sue aspirazioni calcistiche “sempre più grandi”, replicando un copione ormai abbastanza famoso a sud di Tokyo: sembra non arrivare mai l’ultimo anno per King Kazu, che puntualmente di stagione in stagione rinnova contratto e impegni. Questo è il 15esimo anno consecutivo allo Yokohama FC, e se dovessimo raccontarvi di un Miura che si sia speso in qualche riferimento anche sporadico alla parola “fine” vi diremmo una grossa bugia.

King Miura

Superato anche il portiere inglese del Burton Albion, Kevin Poole, in campo fino ai 51 anni, Kazu ha segnato il suo ultimo goal a 50 anni. Record invidiabile, siamo d’accordo, ma si fa presto a capire come per l’attaccante giapponese fissare nuove sfide a se stesso sia una pratica più o meno quotidiana. Quella rete del 2017 che regalò allo Yokohama la vittoria contro il Thespa Kusatsu è ormai troppo lontana, un ricordo quasi sfocato per Miura; l’ha evidenziato chiaramente lui stesso, nel discorso successivo al più recente rinnovo:

Aspirazioni e passione per il calcio per me diventano sempre più grandi. Sinceramente vorrei giocare molte più partite rispetto al passato, e vorrei presto tornare a segnare.

Sarebbero dichiarazioni quasi banali se non fosse che a parlare è un calciatore 54enne, che quest’estate è diventato l’unico nella storia ad aver solcato a livello professionistico ben 5 decenni differenti: 1980, 1990, 2000, 2010 e 2020. Un primato, quest’ultimo, che sembra molto difficile possa perdere anche nel futuro, e che fa della sua una carriera senza precedenti.

Una carriera che non gli è certo giunta in eredità, visto che aveva appena 14 anni quando ha di fatto deciso di fare del calcio la sua vita stabilendosi in Brasile. Giovanissimo ma non per questo privo di consapevolezza, Kazu sapeva di dover passare per altri Paesi e altri circuiti calcistici se voleva emergere. In Giappone allora il calcio non era ancora professionistico, così l’approdo al Santos segna solo il primo di una serie infinita di step che si imporrà di superare, prima di tornare nel suo Giappone e diventare una leggenda vivente: 2 Japan Soccer League, 1 J. League, 2 Coppe Yamazaki Nabisco, 1 Coppa dell’Imperatore, 2 J. League Division e 1 Coppa d’Asia.

Kazu Miura

Poi l’esperienza italiana, non fortunatissima ma condita da un gol (l’unico) nel derby con la Samp, e da tanti siparietti comici generati dalle sue interazioni con mister Franco Scoglio, che tutto sommato gli darà una discreta fiducia ma non lo comprenderà mai appieno, come ben evidenziò in un’intervista rimasta storica:

Con lui ci parlo anche per cinque minuti e quello (il traduttore, ndr) traduce tutto in due secondi: ma così che cosa capisce Miura?.

Dopo l’avventura italiana iniziò di fatto per Kazu la cosiddetta terza fase della carriera. Allora sulla soglia dei 30, si pensò a un ritorno in patria per gli ultimi 3-4 anni di livello prima di un approdo dirigenziale. Nessuno poteva aspettarsi che l’attaccante ne avrebbe presto avviata anche una quarta di fase di carriera, quella cominciata nel Kyoto Sanga e proseguita negli anni allo Yokohama FC.

E adesso? Adesso Miura dice di avere “aspirazioni sempre più grandi”, ad appendere gli scarpini al chiodo proprio non ci pensa, e forse sta entrando ufficialmente nella quinta fase della sua carriera. Non scommetteteci neanche 1 euro sul fatto che sia l’ultima. Li perdereste.

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Essere gentleman non è una moda, è uno stile. É il nostro modo di stare al mondo. Continua a leggere

Un grande giocatore vede autostrade dove altri solo sentieri. Vujadin Boskov<