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Monica Seles e il mondo stravolto

Un normale cambio di campo durante una partita ormai decisa, tutto che lasciava pensare all’ennesima vittoria. Poi all’improvviso un pazzo, alla cronaca Günter Parche, spunta dal nulla e cambia per sempre la storia del tennis. Il lungo coltello affonda per quasi 2 centimetri sfiorando un polmone. L’attentatore viene immediatamente fermato ma la ferita sanguina; uno squarcio che la mente, a differenza del corpo, non riuscirà a ricucire.

Il 30 aprile 1993 Monica Seles termina così, a soli a 19 anni, la sua brillante carriera agonistica. Aveva già vinto 8 tornei dello slam, disputato 33 finali degli ultimi 34 tornei giocati, conquistato 22 titoli. Era la n°1 del mondo.

Nata jugoslava, nella città serba di Novi Sad, a nove anni vinse il suo primo torneo e fu notata da Nick Bollettieri che la portò nella sua accademia in Florida. A poco più di 16 anni vince a Parigi il Roland Garros e a 17 anni diventa la numero 1 del mondo, scalzando dal trono proprio quella Steffie Graf nel cui nome Parche avrebbe, due anni dopo, reclamato l’attentato.

La sua è una storia di incredibili vittorie, di record, di innovazione. Non sembrava possibile che una tennista dal fisico apparentemente gracile, fragile, potesse dominare in modo così sontuoso. Monica era dotata di un carattere tostissimo e di una tecnica rivoluzionaria: colpiva entrambi i fondamentali da fondo campo a due mani, sia il diritto che il rovescio. Una tecnica poco usuale e poco praticata, ma che le permetteva di raggiungere angoli stretti e sviluppare potenza da entrambi i lati del campo.

A 17 anni diventa la numero 1 del mondo, scalzando dal trono proprio quella Steffie Graf nel cui nome Parche avrebbe, due anni dopo, reclamato l’attentato

Tutto finì in quell’attimo di terrore in cui la piccola ed indifesa Monica venne colpita alle spalle. La stessa Seles, molti anni dopo, nella sua autobiografia, descriverà così quel momento:

Il mio mondo si sgretolò improvvisamente….Ricordo che ero seduta, mi stavo asciugando il sudore con un asciugamano e poi mi sono sporta in avanti per bere un po’ d’acqua; la pausa era quasi terminata e avevo la bocca secca. Non appena mi porto il bicchiere alle labbra sento un tremendo dolore alla schiena. Mi volto di scatto e vedo un uomo con un cappellino da baseball, che mi guarda sogghignando. Le sue braccia erano sollevate sulla testa e teneva tra le mani un lungo coltello. Stava per affondarlo di nuovo verso di me.

Quel giorno molte cose cambiarono e non particolarmente in meglio. Durante il suo forzato riposo, che durò oltre 2 anni, ricevette altri colpi, persino più duri. Il padre, suo primo allenatore, si ammalò inguaribilmente di cancro; il mondo del tennis femminile fece quasi finta che non fosse successo niente: il torneo di Amburgo non fu sospeso e le sue colleghe, ad eccezione di Gabriela Sabatini, votarono contro la proposta di congelarle il ranking costringendola, di fatto, a ricominciare tutto da capo. Il suo attentatore, infine, fu sollevato dall’accusa di tentato omicidio e ritenuto un semplice pazzo.

Una sola di queste cose sarebbe bastata a demolire anche la più ferrea volontà, ed infatti Monica non tornò più la stessa. Nel 1996 vinse ancora lo slam australiano, ma il tarlo del rifiuto, del sentirsi non accettata, le prese la mente fino a farla ammalare di BED (Binge eating disorder), un disturbo alimentare che si manifesta con una alimentazione incontrollata. Monica cominciò a odiare il suo corpo, a nasconderlo; ingrassò, e l’attenzione dei media cominciò a deviare dal talento, a schivare i comunque ottimi risultati (rimarrà top ten praticamente fino a fine carriera), fino a virare dalla cronaca sportiva verso quella morbosa, che sacrifica l’agnello in nome delle copie vendute. Arrivarono a definirla un “lottatore di Sumo”. Lei stessa racconta quelle sensazioni:

Durante un servizio o quando raggiungevo una palla, le mie cosce erano in piena mostra per il giudizio di tutti, non avevo mai giocato con quel tipo di autocoscienza prima, e l’ho odiato.

Il mondo del Tennis, certamente quello femminile a cavallo degli anni Duemila, stava cominciando a interessarsi più all’immagine delle giocatrici che al gioco. Situazioni, ad esempio, di giocatrici madri, che per fortuna oggi possiamo incontrare, non erano concepite. Non c’erano “esempi”; la maternità era la fine della carriera, il corpo era la priorità. Racconta Monica che in quegli anni le 2 immancabili domande che ogni volta le erano sottoposte nelle conferenze stampa erano: Quando perderai peso? Quando ti ritirerai?

Nel 2003, nemmeno trentenne, a causa di un infortunio al piede, lasciò formalmente il tennis (salvo una piccola e breve parentesi nel 2006), e cominciò un lungo periodo di riabilitazione mentale che culminò con la sua autobiografia  “Getting a Grip: On My Body, My Mind, My Self”, pubblicata nel 2010. Da quel momento iniziò un nuovo capitolo della sua vita in cui divenne una scrittrice di discreto successo, pubblicando romanzi e racconti ambientati nel mondo del tennis.

monica seles autobiografia

Riguardo la BED, Monica negli ultimi anni si è spesso spesa come testimonial tenendo vivo questo delicato tema, più diffuso di quanto in realtà si percepisca.

È innegabile che Monica Seles sia stata, nonostante tutto, una donna privilegiata, avendo potuto fare della propria grande passione la propria vita ancora prima che il proprio lavoro. La sua storia è tuttavia un esempio di come tutto può cambiare all’improvviso, senza un vero motivo, e di come questo cambiamento possa generarne altri, in particolare, nel modo in cui l’ambiente esterno ti vede e, soprattutto, come tu ti vedi.

Quel piccolo mondo che la celebrava, improvvisamente l’aveva rapidamente e pervicacemente schiacciata. Solo quando il palcoscenico del campo fu definitivamente chiuso, il sipario calato, a quel punto il corpo e la mente di Monica hanno ricominciato a viaggiare insieme e ridato dignità alla persona risorta dalle ceneri di una tragedia sportiva. Come ha dichiarato tempo fa Martina Navratilova:

Sarebbe stato bello parlare di Monica Seles come la tennista con più trionfi nei tornei dello Slam davanti sia a Margaret Court che a Steffi Graf. Purtroppo Gunther Parche ha cambiato in negativo il corso della storia del tennis.

Tutto questo senza una vera ragione, proprio come capita, troppo spesso, nella Storia degli uomini.

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Essere gentleman non è una moda, è uno stile. É il nostro modo di stare al mondo. Continua a leggere

Un grande giocatore vede autostrade dove altri solo sentieri. Vujadin Boskov<