Kylian Mbappè

Kylian Mbappé, il doppelgänger del Fenomeno

Il 12 luglio 1998 la Francia multietnica di Zidane, Deschamps, Blanc, Thuram e Barthez, tripudio della multiculturalità allora motivo di vanto, sollevava nel cielo notturno di Parigi la Coppa del Mondo di calcio, la prima della storia della nazionale francese, dopo aver sconfitto nettamente il Brasile del Fenomeno, Ronaldo Luís Nazário de Lima, che a quella partita arrivò in condizioni a dir poco precarie.

Quello che accadrà da lì a qualche mese sempre in Francia è destinato a scrivere il futuro del calcio transalpino, anche se nessuno ancora lo sa. Mancano pochi giorni al Natale 1998 e in casa Mbappé si ha un motivo in più per festeggiare: a Bony, nella regione dell’Île de France, nasce Kylian, figlio di Wilfred e Fayza, entrambi sportivi, appassionati di calcio e pallamano. La palla, inevitabilmente, accompagna la crescita di Kylian, come accade nella stragrande maggioranza dei bambini cresciuti in Paesi in grado di garantire condizioni di vita agiate, ma nel suo caso ha un’incidenza maggiore. Perché, sarà stato per la congiunzione astrale di quel dato momento storico del calcio francese, campione del mondo e non solo, sarà per la presenza nel 1998 del Fenomeno Ronaldo, sta di fatto che Kylian Mbappé è come se fosse stato immerso in un pentolone di talento smisurato che, da lì a un paio di decenni, lo porteranno a essere uno dei talenti più cristallini del panorama internazionale del calcio.

Stiamo parlando di un ragazzo con la testa sulle spalle, nonostante il suo cartellino fosse valutato quanto il fatturato di una multinazionale e a neanche 20 anni abbia già conquistato il trofeo più ambito con la sua nazionale, il Mondiale russo del 2018. Giocandolo da protagonista, mica da comparsa, con una predisposizione al successo che solo in pochi, pochissimi possono dire di possedere. Per capire da dove nasce il talento di Mbappé è necessario iniziare un viaggio indietro nel tempo, alle radici della sua famiglia, che è la rappresentazione materiale di quella che oggi è una delle tante realtà che popolano l’Europa. Wilfred Mbappé nasce in Camerun e ama il calcio. E questo amore lo trasmette al figlio, Kylian, portandolo con sé al Bondy, la squadra della loro città d’adozione. Qui Wilfred si impegna dando una mano in società, come accade in tante piccole realtà che grazie al volontariato e alla passione dei suoi associati riescono a portare avanti storie che vanno avanti da decenni, se non da secoli, e che sono il sale delle nostre comunità.

Kylian e Wilfred Mbappè
Kylian e Wilfred Mbappé

La madre di Kylian, Fayza, ha origini algerine e una grande passione: la pallamano, sport in cui si è cimentata per tanti anni. Lo sport in casa Mbappé è vissuto appieno e, naturalmente, anche il piccolo ne è immerso dalla testa ai piedi sin dalla tenera età. Ma senza mai esagerare: perché è un attimo, nella società schizofrenica e assetata di successo dei giorni nostri, che le doti superiori alla media vengano bruciate e sacrificate sull’altare del business e dell’opportunismo. Mbappé è chiaramente un talento cristallino sin dalla tenerissima età, ma la famiglia non lo vive come un assegno circolare e decide di farlo crescere nel migliore dei modi, coltivando così il suo talento nella maniera migliore possibile. Che in Francia si chiama Clairefontaine, la scuola di perfezionamento della federcalcio transalpina che è a tutti gli effetti un laboratorio dove vengono costruiti i talenti del futuro. Da lì in passato sono usciti altri giocatori del calibro di Thierry Henry, Nicolas Anelka e tanti altri che nei decenni sono stati protagonisti di assoluto livello nei club più prestigiosi d’Europa. E lì Kylian entra quando ha solo 13 anni, prima di passare al settore giovanile del Monaco, altro vivaio di primissimo livello. E da qui, l’esplosione.

Clairefontaine
Clairefontaine

Inutile star qui a elencare tutti i record frantumati da Mbappé negli anni monegaschi – li trovate facilmente su Wikipedia e siti specializzati – noi qui vogliamo far passare il concetto che se un ragazzo ha talento, ma soprattutto la testa sulle spalle, può davvero diventare il migliore. E nel caso di Mbappé non è una frase buttata lì tanto per dire. Quello che contraddistingue il ragazzo è una sobrietà e una consapevolezza nei suoi mezzi disarmante. E non dovrebbe stupirci: da bambino ha già le idee chiare; sogna il Real Madrid, avrebbe anche la possibilità di andarci ma alla fine la famiglia decide che è meglio restare in Francia, al Monaco. Sembra una follia, ma in realtà si trattava di una scelta educativa, non di mancanza di ambizione o volontà di tarpare le ali al suo talento. Quello che trattenne papà Wilfred dal mandare Kylian in Spagna fu un solo motivo: Zinedine Zidane era appena stato promosso come allenatore della prima squadra e l’assenza di una figura di fiducia come Zidane al comando delle giovanili fece cambiare idea alla famiglia Mbappé.

Il successo planetario è arrivato presto, prestissimo, senza il bisogno di aspettare chissà quanto. Dal Monaco al PSG al fianco di Neymar. Trascinatore in Champions e in Ligue 1. Giocatore indispensabile, insostituibile. Così differente rispetto ai suoi compagni, due su tutti: l’uomo immagine Neymar, che fa dello stile e dell’esagerazione – in campo e fuori – il suo modo di interpretare la vita e Mauro Icardi, professionista impeccabile, ma troppo spesso attento ai suoi traguardi individuali più che a quelli di squadra.

Mbappé, invece, è fatto di una pasta diversa. Basta guardarlo giocare per capire che in lui c’è un non so che di unico e incredibilmente affascinante. Movenze alla Ronaldo: lo abbiamo sentito ripetere tante, tantissime volte. Sarà per quella strana coincidenza del 1998, anno spartiacque della carriera del Fenomeno, che in qualche modo ha trasmesso parte del suo immenso talento al giocatore che oggi più gli assomiglia. Non solo dal punto di vista del look, minimale, ma per il modo di stare in campo: superiore a tutti.

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Essere gentleman non è una moda, è uno stile. É il nostro modo di stare al mondo. Continua a leggere

Un grande giocatore vede autostrade dove altri solo sentieri. Vujadin Boskov<