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Vinesh Phogat, la wrestler che mette ko gli stereotipi

Periferia di Delhi, ore 20. Dagli altoparlanti dello stadio l’annunciatore carica la folla e urla a gran voce: «Vineeeeshhhh Phooogggaaaattt!!!». Vinesh Phogat, “una donna minuta di 26 anni dai lineamenti delicati, con denti perfetti e muscoli arrotondati e sodi come arance fresche“, per usare la descrizione di Sonia Faleiro, entra accolta da una folla in estasi. L’incontro inizia e nel giro di pochi minuti Vinesh è in vantaggio sulla sua rivale, Seema, per 6 a 0 (nella lotta ogni volta che inchiodi il tuo avversario al tappeto ottieni 1 punto). Alla fine dell’incontro, mentre la campionessa si riposa e prende fiato, tifosi e appassionati si avvicinano in cerca di selfie e autografi; lei li ignora. Tra tutti, però, emerge un signore arrogante, spingendo la figlia in avanti urla: “Autografo”, e poi “Foto!”; la bambina al seguito grida anche lei “Vinesh!”. Il padre la corregge, spiegandole che deve chiamarla “auntie” (zietta), un nomignolo usato dai più piccoli per indicare le amiche delle madri, ma anche per rivolgersi con una sfumatura di condiscendenza alle donne sconosciute ma di successo, come se fosse concesso usare un termine più familiare solo perché donne. Vinesh, che fino al quel momento era rimasta sulle sue, li fulmina: “Auntie?” – “Bè adesso sei sposata” – risponde l’uomo – “devi abituarti ad essere chiamata così”. “Che Paese” borbotta lei, e ritorna al suo freddo e composto distacco.

Vinesh è la donna più forte dell’India ed è un personaggio estremamente noto per due motivi. Il primo è che la lotta, sebbene sia uno sport popolarissimo in India, è sempre stato appannaggio degli uomini; per questo che una donna riesca ad emergere con tale prepotenza in questo mondo è un fatto degno di nota; il secondo è che in media una donna in India guadagna meno di duecento rupie l’ora (2,80 dollari), mentre lei nel solo 2018 ha sfiorato i cinquecentomila dollari di guadagni. 

Phogat è nata e cresciuta a Balali, nello stato dell’Haryana, una delle regioni più tradizionaliste e rurali dell’India. Balali è il tipico villaggio di questa zona del nord del Paese: casette ad un piano con i muri di fango e tetti di lamiera che fungono anche da deposito (dato il poco spazio all’interno, le persone ammucchiano il mangime per gli animali, le biciclette e tanto altro). L’elettricità arriva ad intermittenza e il combustibile principale è il letame dei bufali che pascolano intorno, il cui odore si mescola a quello delle spezie, dei fiori e delle colture di cotone e canna da zucchero, creando un mix olfattivo tipico indiano.

balali vinesh phogat

L’infanzia di Vinesh non è stata facile: quando aveva 8 anni suo padre è stato ucciso da un parente in seguito ad una discussione; per tanto la madre, Premlata Singh, fu costretta a crescere da sola lei e altri due figli. In India, le vedove indù non vivono da sole e molte finiscono per sposare il cognato, ma lei rifiutò l’invito del fratello del marito, convinta di poter crescere i suoi figli anche senza un uomo. Una scelta oltremodo coraggiosa anche perché le avevano appena diagnosticato un cancro all’utero e molti parenti, giunti da tutti gli angoli del Paese, cercarono di convincerla a cambiare idea, convinti che in quelle condizioni non ce l’avrebbe mai fatta. Con il senno di poi, possiamo dire che aveva ragione lei e la cosa ha ancora più dell’incredibile, dato che Premlata – e tutte le donne come lei –  è stata cresciuta con la convinzione che avere una figlia femmina fosse solamente un costo; di femmine lei ne ha avute due. I maschi sono considerati così preziosi nell’India rurale che molti feti di sesso femminile vengono abortiti; per ogni mille maschi nati ci sono 831 femmine.

donne india

Se la bufala fa un bicchiere di latte tu dallo al maschio. La femmina berrà acqua.

detto locale

In una società patriarcale come quella indiana, il ruolo della donna è relegato ai lavori domestici. Se è facile imbattersi in uomini che si riposano sugli charpoy, è estremamente raro incontrare una donna sfaccendata. Loro si occupano di tutto: fanno la spesa, si occupano del legname per il fuoco, trasportano le giare d’acqua, sono responsabili della cura della casa, dei figli e degli animali. Se qualcuno poi, oltre alle faccende domestiche, riesce a trovare il tempo e la forza per lavorare, i soldi guadagnati li intasca il marito. 

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In questo contesto è cresciuta Vinesh, che già da bambina ripeteva urlando: “Galti hoon main, galti!” (“Sono uno sbaglio, sono uno sbaglio!“). Per sua fortuna, però, la madre è riuscita ad aprire un’attività di microcredito e a garantirle un futuro tranquillo per gli standard della zona. Ma se Phogat è la donna che conosciamo oggi lo deve anche ad un’altra donna: Karnam Malleswari, la prima atleta indiana a raggiungere il podio in una competizione olimpionica (bronzo alle Olimpiadi di Sydney del 2000). Anche lei originaria dell’Haryana, dopo la vittoria alle Olimpiadi l’amministrazione statale le ha consegnato un appezzamento di terra e un assegno da 35mila dollari. 

E qui entra, nel bene e nel male, nella vita di Vinesh lo zio Mahavir Singh. Anche lui con due figlie a carico, con la sorella Premlata si era sempre interrogato sul futuro delle figlie e delle nipoti fino alla scoperta della vittoria di Malleswari. Informatosi su quale fosse il premio stanziato dal governo per la medaglia d’oro (dieci milioni di rupie), ebbe l’illuminazione: le avrebbe allenate per farle vincere il più grosso premio della storia sportiva indiana. 

Lo sport più popolare nell’Haryana è il dangal, la lotta libera, e Mahavir da ragazzo, prima che il padre lo costringesse a trovarsi un lavoro, aveva partecipato a diversi incontri. Phogat ricorda come lo zio le svegliava alle quattro del mattino per farle allenare e combattere in una buca di fango che lui stesso aveva scavato. Le costringeva ad allenarsi tutti i giorni per sei ore al giorno; le picchiava se arrivano in ritardo, le picchiava se ci mettevano troppo ad alzarsi, le picchiava se perdevano. Una volta dovettero intervenire anche i vicini per la violenza con la quale stava bastonando Vinesh. Gli abitanti del villaggio cominciarono a chiamarlo “il diavolo” e quando questi chiese ad un uomo che strigliava i bufali di tagliare i lunghi capelli delle ragazze, lo etichettarono semplicemente come pazzo.

Voleva una medaglia alle Olimpiadi. Noi non sapevamo neanche cosa fossero. “Ma che roba sarebbero ste Olimpiadi? Qui siamo piene di lividi e ancora non si vedono.”

L’allenamento straziante dello zio iniziò a portare i primi frutti, anche se all’inizio era la cugina Geeta quella che vinceva e si faceva notare di più. Ma Vinesh cominciò a manifestare gli atteggiamenti tipici del fuoriclasse: una determinazione oltremisura, una concentrazione eccezionale e un amore ossessivo.

Mi allenavo come una pazza, poi tornavo a casa e mi allenavo in camera mia

Passo dopo passo, dalle competizioni locali fino ai grandi tornei nazionali ed internazionali Vinesh e le cugine iniziarono ad elencare successi. I soldi, tanti, arrivarono con frequenza e Mahavir fece costruire a Balali una palestra super attrezzata, allargò la casa di famiglia facendola diventare una fortezza e creò una sala per i combattimenti. Nessuno in paese lo ha chiamato più “pazzo”, anzi molti padri lo hanno cercato per avere dei consigli su come educare e “monetizzare” le proprie figlie. È stato persino realizzato un film sulla famiglia Phogat, Dangal, che ha incassato oltre trecento milioni di dollari in tutto il mondo.

Ma nel film compaiono insieme a Mahavir solo Geeta e sua sorella; nessun riferimento a Vinesh, un’ulteriore dimostrazione dei favoritismi dello zio. Non è stato un buon periodo per Vinesh che, dopo la delusione della sua assenza nel film, alle Olimpiadi di Rio si è rotta il ginocchio. Venne portata via in barella in lacrime mentre gridava “Gayaa, sab gayaa” (Finito, tutto finito). Ma come si dice, non tutto il male viene per nuocere. I mesi di riabilitazione sono stati utili per riflettere con calma; ha deciso di rompere con il passato. Il primo ad essere eliminato è stato lo zio con i suoi favoritismi e metodi medioevali. Si è affidata ad un allenatore professionista e ha ingaggiato anche una fisioterapista (che la segue ovunque), un nutrizionista, uno psicologo e uno sparring partner.

Ora mi circondo di persone che credono nel mio sogno. Tokyo è mia.

Ad allenarsi con lei c’è anche il marito, anche lui lottare. Il loro rapporto non è la classica relazione indiana marito-moglie, perché anche sotto il tetto familiare Vinesh resta se stessa: “Io non do retta a nessuno“, ama ripetere. Lei fa quello che crede, non chiede il permesso a nessuno e va per la sua strada. Questo in un Paese come l’India è una piccola rivoluzione.  Ed è questo suo essere controtendenza che la rende un personaggio unico in tutta l’India. Vinesh non combatte solo contro le avversarie sulla materassina, ma anche (e soprattutto) contro un sistema sociale in cui le donne sono l’ultima ruota del carro, succube dei padri e dei mariti. Per tutte loro Vinesh Phogat è una speranza, un riferimento. Forse – pensano – qualcosa sta cambiando.

C’è un lottatore in ogni famiglia dell’Haryana, ma sono sempre stati uomini. Adesso le donne sanno bene come farsi strada. “Lei è come me”, dicono.

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Essere gentleman non è una moda, è uno stile. É il nostro modo di stare al mondo. Continua a leggere

Un grande giocatore vede autostrade dove altri solo sentieri. Vujadin Boskov<

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Mágico González