Ruqsana Begum
Foto: Linda Nylind/The Guardian

Ruqsana Begum, un grande amore

L’amore per lo sport non è facile da descrivere a parole; è qualcosa che ti brucia dentro dal primo momento impossibile da fermare. I grandi campioni lo sanno bene. Tutti conoscono quella sensazione un po’ piacevole e un po’ dolorosa, la consapevolezza di trovarsi nel posto giusto, di sentirsi nel proprio mondo. A volte però, come in tutte le relazioni, le cose non sono facili e l’amore per lo sport sembra non bastare. Ruqsana Begum lo sa bene: donna, originaria del Bangladesh e musulmana. Le premesse non sono delle migliori per diventare una campionessa, soprattutto se lo sport di cui parliamo in questo caso è la kickboxing.

La vita della piccola Ruqsana comincia come quella di qualsiasi bambina della sua estrazione sociale. La sua famiglia vive a Benthal Green in un piccolo appartamento con sole 3 stanze, nonostante loro siano in nove. Una famiglia come tante altre emigrate da Bangladesh che in quegli anni vivevano nello stesso quartiere e condividevano abitudini e stile di vita. Un giorno, quando Ruqsana ha solo 7 anni, uno zio sta guardando un film di Bruce Lee e qualcosa scatta nell’animo della bambina. La campionessa racconterà di essere rimasta folgorata dalla velocità, dalla precisione e dalla tecnica dell’artista marziale più famoso al mondo. A questo punto, però, si presentano i primi problemi. La futura campionessa ha dimostrato un grande talento per lo sport, in particolare l’atletica leggera e il calcio. La cultura del suo popolo, però, non consente alle ragazzine di praticare sport “maschili” e, per questo, dall’età di 10 anni le viene impedito di continuare a sviluppare la sua grande passione.

Qualche anno dopo il destino sembra bussare alla porta di Ruqsana Begum sotto forma di un poster che pubblicizza un corso di kickboxing nella sua scuola. Le sensazioni provate durante quella prima lezione, alla quale Ruqsana partecipa tenendo all’oscuro tutta la famiglia, sono inconfondibili: un senso di benessere che solo chi ha trovato il proprio posto sente. Tuttavia, a causa della mancanza di fondi, la scuola si vede costretta ad interrompere il corso. Il destino si presenta ancora una volta alla Begum, questa volta nelle vesti dell’istruttore che, avendola notata a lezione, le propone di allenarsi nella sua palestra. Così a 17 anni, Ruqsana Begum comincia a frequentare nel weekend quel luogo nel quale lei, così giovane e esile, sembra fuori posto. Di certo, però, non le mancano né il coraggio né il talento e, ben presto, quegli allenamenti diventano la sua isola felice, il porto sicuro e la Begum capisce che la boxe è il suo grande amore. Questa relazione non è certo facile: in un mondo dominato dagli uomini Ruqsana è l’unica ragazza e, soprattutto, la sua famiglia non può assolutamente venire a conoscenza dell’attività che pratica ogni domenica mattina. I suoi genitori hanno previsto per lei una vita diversa nel solco della loro tradizione culturale, fatta di un buon matrimonio, dei figli; nessun posto per lo sport.

In un mondo dominato dagli uomini Ruqsana è l’unica ragazza e, soprattutto, la sua famiglia non può assolutamente venire a conoscenza dell’attività che pratica ogni domenica mattina.

Per alcuni anni è riuscita a mantenere un perfetto equilibrio tra le sue due vite: da una parte il suo essere figlia amorevole e attenta e dall’altro il suo lato più forte e aggressivo in palestra e sul ring. Nel 2006, mentre studia tecnologia e architettura all’università, la futura campionessa riceve una notizia che le cambierà la vita: i suoi genitori le hanno trovato un buon marito. La vita di una donna che vuole emergere nello sport è (spesso) molto più complessa di quella di un uomo, soprattutto per tutta una serie di convenzioni sociali che, in un modo o nell’altro, gravano sulle donne generando il famoso “senso di colpa femminile”. Per la Begum la situazione, però, è ancora più pesante a causa di un retaggio culturale che mette al primo posto la famiglia, che prescrive ai figli di obbedire alle direttive dei genitori per non deluderli e disonorarli. Ruqsana, nonostante sa di essere ancora molto giovane (ha solo 22 anni), accetta di sposarsi.

Il delicatissimo e prezioso equilibrio che per tutta la vita si è impegnata a tenere in piedi di colpo si spezza. Per uno sportivo il corpo è tutto; è lo strumento principale con cui lavorare ed è l’unico compagno su cui fare affidamento. Non è un caso che proprio attraverso il suo corpo,ancora una volta il destino si presenta a Ruqsana. La ragazza comincia a soffrire di attacchi di panico sempre più intensi che la costringono anche a lunghi periodi di ricovero in ospedale.

La pressione familiare, dopo il matrimonio, è diventata insostenibile, come insostenibile è per la Begum quella vita fatta solo di faccende domestiche e assistenza alla famiglia. Sono molto lontani i tempi in cui la kickboxing la faceva sentire viva e, da molto tempo ormai, quelle vibrazioni e quei brividi che le dava il ring sono scomparsi. Ma la vita aveva in serbo per lei ancora molto. Dopo una grave crisi, che le aveva imposto svariati mesi di ricovero, il marito inaspettatamente le chiede il divorzio. Tutto cambia. Gli attacchi di panico continuano e Ruqsana acquisisce sempre di più la consapevolezza di quale possa essere l’unica cura per il suo male. Un giorno decide di raccontare tutto ai suoi genitori, di spiegare il suo grande amore e di come quella palestra, ormai abbandonata da anni, sia l’unico posto in cui tornare a sentirsi viva.

Dopo un colloquio con il suo coach, anche i genitori di Ruqsana entrano a far parte della sua storia e questa volta da complici. Nel 2009, dopo aver cominciato a combattere da pro, Ruqsana Begum vince il bronzo al World Amateur Kickboxing Championships di Bangkok. Nel 2010, però, un nuovo ostacolo sembra mettersi tra lei, che intanto è diventata la prima donna musulmana a raggiungere il titolo di Muy Thai British, e il suo sogno. Sindrome di stanchezza cronica. Tre parole che potrebbero cambiare per sempre la sua vita.

Ma quando l’amore per uno sport è forte niente può mettersi in mezzo. Ruqsana e il suo coach sono riusciti a studiare una strategia diversa di allenamento che prevede molto ragionamento e poca attività fisica. Nel 2010, Ruqsana Begum diventa la numero uno del campionato britannico, battendo Paige Farrington. Il 23 Aprile 2016 raggiunge il suo sogno di diventare campionessa del mondo vincendo il World Associated kickboxing. Una carriera lenta quella della Begum che, oggi, può guardarsi alle spalle e raccontare sorridendo una storia difficile ma a lieto fine, perché, come in ogni favola che si rispetti vissero tutti felici e contenti.

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Essere gentleman non è una moda, è uno stile. É il nostro modo di stare al mondo. Continua a leggere

Un grande giocatore vede autostrade dove altri solo sentieri. Vujadin Boskov<