José Mourinho

Perché il ritorno di José Mourinho in Italia è una notizia splendida per tutti

Sul finire di una stagione calcistica non entusiasmante a livello planetario e a tratti sconcertante per il panorama italiano, arriva una notizia che spariglia le carte e risolleva l’attenzione di tifosi e semplici appassionati di quel grande circo che chiamami giuoco calcio. La notizia è di quelle che fa girare la testa: José Mourinho sarà il nuovo allenatore della Roma per la stagione 2021/2022. Ovviamente tabloid, radio e televisioni sono impazziti da ieri sera, cancellando alla bene e meglio articoli improvvisati sulle nostre tristezze quotidiane per dare ampio spazio a quella che sembra una notizia uscita da un rotocalco hollywoodiano anni cinquanta.

Ed è ovvio che il primo scopo di questa mossa della famiglia Friedkin fosse proprio quello di spaccare l’agenda mediatica di tutta Europa con una notizia che per vari motivi é sia simbolica che sostanziale. Rimanendo per ora alla questione mediatica, la famiglia Friedkin dimostra di conoscere bene il gioco notizia-business e infatti, al momento dell’annuncio il titolo Roma A.S. in borsa segna un +8%.

José Mourinho

Ma qui non parliamo di una mossa ad effetto nell’immediato e basta, parliamo di un progetto di visibilità ben studiato e ben architettato anche per i tempi scelti. Sulle tracce della scelta di Ronaldo alla Juve, Lukaku all’Inter, la Roma ha scelto un nome da dare in pasto ai giornalisti internazionali per portare attenzione su un progetto più ampio di rilancio di un marchio storico del calcio.

Ronaldo ha rilanciato le azioni della Juventus scoprendo le velleità europeiste del club torinese, (purtroppo disattese, ma la questione sarebbe più ampia); Lukaku ha riportato un uomo immagine a Milano. José Mourinho è l’uomo simbolo di un progetto credibile sia a livello strategico che tecnico, ma è anche un’assicurazione sull’attenzione di tutti i mezzi di informazione sulle vicende di una squadra che cerca visibilità e credibilità in Italia e in Europa.

È bastato un “Daje” a far impazzire il circo mediatico e a far ritornare la società romana al centro dell’attenzione. Ricordiamo poi, i giocatori che in questo momento alimentano la rosa giallorossa: dai giovani talenti (Zaniolo, Mancini, Calafiori, Pellegrini) alle certezze conclamate (Dzeko), a quelli che tornerebbero (Kluivert pare sia già in aeroporto a Lipsia), a quelli che potrebbero essere tentati di entrare nella storia; i giocatori per tentare un vero colpaccio non mancano alla Roma. Ed è ovvio quindi che l’arrivo di un allenatore dal così grande carisma sia il tentativo di riposizionamento di una squadra che ha ambizioni molto alte, da concretizzare nell’arco di un paio di anni. Una mossa mediatica, ma solo per iniziare.

Marco Materazzi, l’uomo del Triplete più vicino all’allenatore portoghese, ha giustamente dichiarato che Mourinho a Roma sarà diverso da quello a Milano undici anni fa. Forse bisognerà dimenticare lo “Zeru tituli” con cui l’opinione pubblica italiana fu spaccata in due. Sbaglia, però, chi crede che José Mourinho sia in fase calante, sbaglia di grosso. Il fatto che arrivi da alcune stagioni negative in Inghilterra non deve far pensare ad un avvio verso la pensione. Per farvi un’idea di chi sia oggi José Mourinho oggi basta dare un’occhiata veloce alla serie prodotta due anni fa da Amazon All or a Nothing. Nata probabilmente sulla scia dell’ottima annata 2018/2019 del Tottenham, guidato da Pochettino, All or Nothing narra dell’arrivo di José Mourinho negli spogliatoi di una squadra che a dir poco non lo voleva, per poi vivere una stagione che si scoprirà da dimenticare per tutti. Osservando i movimenti Mourinho si capiscono i cambiamenti dell’uomo e dell’allenatore dai tempi dell’Inter.

Mourinho non è in fase calante, ma è un uomo in trasformazione, in cambiamento, più sereno e quindi meno iracondo, ma non certo meno pungente. Arrivato al Tottenham dopo un vero insuccesso al Manchester United, Mourinho è stato capace di dare un’impronta sia stilistica che agonistica di grandissimo livello al netto di una stagione decisamente deludente. Guardando All or Nothing si scopre l’intelligenza dì Mourinho nell’entrare in un ambiente ostile, riuscendo colpo su colpo a conquistare, se non la simpatia, il rispetto di tutto l’ambiente. Capacità di studiare gli avversari, di motivare e costruire il gruppo, lungimiranza nella scelta dei giocatori, tutte doti eccezionali che hanno trasformato l’allenatore portoghese nello Special One.

Durante l’intervallo di Tottenham-Manchester City dello scorso anno, le telecamere rubano un intervento di Mourinho rivolto ai giocatori che non trovano la chiave della partita. Mourinho arringa che sono dei bravi ragazzi, ma che i bravi ragazzi non vincono. A quel punto segnala i giocatori ammoniti nel Manchester e lascia i puntini sospesi. Al ritorno in campo Harry Winks si inventa una corsa inutile a metà campo e uno dei due ammoniti del Manchester lo placca, guadagnandosi l’espulsione per direttissima, essendo l’ultimo uomo.

Questo è lo stratega Mourinho, uno che conosce la psicologia fine del calcio e la sfrutta fuori e dentro dal campo per raggiungere i suoi obiettivi. Ricordate la famosa frase sussurrata a Guardiola e Ibraimovic durante Barcellona-Inter nel 2010? Quello è un altro degli innumerevoli esempi dell’intelligenza comunicava dello Special One. Mourinho sa, però, che ora dopo due anni sfortunati il suo lavoro non potrà essere solo strategia, ma anche costruzione, ricamo, rifinimento. Non a caso ha scelto la Roma: una squadra che ha nei giovani talenti in crescita un potenziale enorme da sfruttare. Il suo lavoro sarà dare ordine e direzione ad un pugno di futuri campioni. La famiglia Friedkin cercava un regista blasonato per un copione con delle potenzialità molte alte, semplice dedurre che la mossa sia stata già a bocce ferme azzeccata.

Il portoghese a Roma arriverà in pompa magna, tutt’altra atmosfera rispetto agli ultimi due club inglesi, ed è facile immaginare che farà bene. Sui risultati è ovvio che nessuno può sbilanciarsi ora senza aver visto cos’altro metterà in campo la famiglia Friedkin, ma è altrettanto garantito che Mou trasformerà il rancoroso ambiente romanista in uno spettacolo da grande commedia italiana.

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Essere gentleman non è una moda, è uno stile. É il nostro modo di stare al mondo. Continua a leggere

Un grande giocatore vede autostrade dove altri solo sentieri. Vujadin Boskov<