Europei 2021

Europei: 10 cose che dobbiamo aspettarci

Ogni grande torneo che riguarda le Nazionali è un nuovo livello, una sorta di nuovo mondo se stessimo giocando a qualche videogioco degli anni Novanta. Si scoprono nuovi calciatori, si certificano determinate certezze, nascono nuovi modelli calcistici che nelle Nazionali hanno spesso una svolta. Insomma Mondiali, Europei e tutti i tornei continentali dedicati alle Nazionali sono da vedere nella loro interezza e da capire, oltre che tifare come ossessi per la propria squadra.
Questi Europei già dalle convocazioni sembrano dire qualcosa di molto interessante e anche di molto nuovo. Andiamo a scoprire 10 cose su cui porre attenzione (e magari criticare questo articolo quando tutto sarà finito e di quelle 10 cose non resterà nulla).

1. L’Italia di Mancini

L’Italia di Mancini è alla prova del nove. Veniamo dall’Apocalisse del 13 novembre 2017 e tanti dei calciatori che erano in campo quella sera a San Siro sono ancora qui. Ma sembra cambiato tutto, abbiamo consapevolezza nel gioco e autostima. Ora dobbiamo solo capire qual è il nostro livello, partendo dalla constatazione che con le squadre di club siamo a un livello inferiore a molte altre Nazioni/Nazionali. La prima cosa che bisogna capire è quanto l’intero progetto manciniano reggerà l’urto di un’attesa spasmodica e quanto possiamo sperare nel futuro dopo questa competizione. Lo faremo sfasciando divani e abbracciando amici, tanto i miei sono tutti vaccinati.

2. La Turchia di Çalhanoğlu e Yazici

Sembra una partita soft, una di quelle che nell’euforia dell’inizio vinci, magari vinci male, ma vinci. E invece la Turchia è una squadra enigmatica, guidata nell’organizzazione da Hakan Çalhanoğlu, ma nelle idee da Yusuf Yazici, un calciatore del tutto nuovo sia da un punto di vista tecnico che tattico. È un calciatore capace di magie, ma anche di randellare in mediana, sa fare il centravanti e te lo ritrovi a impostare la manovra da regista. È il prototipo massimo dell’a-ruolo, ovvero quel giocatore che è indefinibile e imposizionabile su ogni lavagnetta tecnica.

3. Il ritorno di Eden Hazard

Eden Hazard è ancora un giocatore di calcio? Intorno a questa domanda gira tanto del percorso che può fare il Belgio. Se Hazard torna almeno al 70% non solo il Belgio diventa una favorita del torneo, ma torniamo anche noi a godere di un calciatore che nei momenti di splendore non aveva troppa strada da fare per arrivare a Messi. In fondo tutti lo vogliono rivedere vero, l’ultimo Hazard visto al Real Madrid era una pena.

4. Il centrocampo dell’Olanda

L’Olanda arriva a questi Europei senza le luci della ribalta accese e questo ha sempre portato storicamente bene. Quello che non dovete perdervi per nulla al mondo sono gli incastri di centrocampo tra Frenkie de Jong, Georginio Wijnaldum e Ryan Gravenberch. Parliamo di tre calciatori di tre generazioni differenti che però possono formare una linea mediana meravigliosa per tecnica e comprensione del gioco. E peccato per l’infortunio di Donny van de Beek, un altro che sa fare cose completamente diverse dagli altri. Se poi ci metti che dietro ci sono de Vrij e de Ligt e avanti Depay magari ispirato, non sono tanto male.

5. La tecnica dell’Ucraina

Se non avete goduto abbastanza alla vista dei tre olandesi, allora avete il palato quasi insensibile. Ma non vi preoccupate, perché non riuscirete a resistere al miele della formazione di mezzali che può schierare l’Ucraina: Oleksandr Zinčenko, Ruslan Malinovs’kyj, Andrij Jarmolenko e Marlos, ovvero calciatori che con il pallone possono fare qualsiasi cosa (anche perderlo per cinque volte di fila). Se girano, l’Ucraina diventa la squadra dello zucchero filato.

6. Il tuttocampista David Alaba

Ultimamente ce lo siamo un po’ perso, anche se l’estate scorsa ha vinto una Champions League. Forse perché al Bayern Monaco con Flick gli veniva chiesto soprattutto di iniziare l’azione e difendere bene, cosa che sa fare. Con l’Austria però possiamo tornare ad ammirare il tuttocampismo colossale di David Alaba. Non vediamo l’ora di vedere nella stessa azione che dura cinque secondi prima Alaba che strappa la palla da mediano al 10 avversario, poi Alaba che serve da mezzala il terzino che taglia, poi Alaba concludere da centravanti appoggiando in rete. Come sempre ci chiederemo se sono la stessa persona.

7. L’enigma Inghilterra

Ma voi quindi avete capito l’Inghilterra come gioca? E chi giocherà? Siamo tutti appesi alle voglie di Southgate, il quale ci prende continuamente per fessi convocando quattro esterni destri bassi. Per adesso non commentiamo, metti che in questo disordine iniziale trova il bandolo e vince tutto, però una cosa teniamo a dirla al caro Gareth. Fai tutto tu, ma vedi di trovare spazio per Jack Grealish. Non possiamo stare senza Jack fino alla prossima Premier.

8. Il coraggio di Luis Enrique

Luis Enrique ha avuto coraggio. Dopo aver definitivamente compreso che la Generación Dorada era finita, meglio non lasciare troppi strascichi e cambiare davvero tutto. Se il Covid non permette nemmeno a Busquets di giocare, davvero non resta niente della squadra che ha vinto tutto e diventa interessante capire quali calciatori diventeranno i nuovi riferimenti per la Spagna del futuro. Sarà in questi Europei che i vari Pedri, Ferran Torres, Fabian Ruiz e Dani Olmo si giocheranno la loro credibilità da qui in avanti.

9. Il Girone F

Con l’esclusione per un problema all’inguine dell’ungherese Dominik Szoboszlai, il girone F perde molto del suo appeal ma restano ancora Germania, Francia e Portogallo da vedere. Scherzo (fino a un certo punto, qui siamo tutti innamorati di Dominik), anche perché c’è sempre il centrocampo del Portogallo da ammirare. William Carvalho, Bruno Fernandes, Sérgio Oliveir e Bernardo Silva, tutti insieme dietro Cristiano Ronaldo. Se non è bellezza questa?

10. Gli stadi con il pubblico

Infine la Francia, che con Benzema sembra quasi imbattibile, ma l’ultimo punto lo dedicherei a un grande ritorno: il pubblico. Saranno meno dei posti al sedere, non ci sarà il boato classico degli stadi pieni, ma tornare a sentire la gente che insieme a te vive la partita, forse è la cosa più bella che ci darà questo Europeo.

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Essere gentleman non è una moda, è uno stile. É il nostro modo di stare al mondo. Continua a leggere

Un grande giocatore vede autostrade dove altri solo sentieri. Vujadin Boskov<