james woods freestyle
Foto: monsterenergy.com

James Wood, quando la controcultura incontra l’élite dello sport

A volte lo sport è una questione di lifestyle. Non si tratta solo di allenamenti e alimentazione, ma anche del modo con il quale uno sportivo affronta la vita di ogni giorno e decide di guardare il mondo. E spesso accade che questo atteggiamento calzi a pennello con la disciplina sportiva dell’atleta. Quale fattore influenzi l’altro, poi, è tutto ancora da capire, sta di fatto che questi due elementi, attività sportiva e mindset, appaiono strettamente correlati. Emblematico, a questo proposito, è il caso del campione di sci freestyle James Wood, ribelle e outsider esattamente come lo sport che pratica sin da quando era bambino.

james woods freestyle
Foto: monsterenergy.com

Primo elemento da notare è che Wood è cresciuto nella cittadina di Sheffield, nello Yorkshire. È un inglese. O meglio, è un inglese che fa sci. Affermazione che a molti, negli anni, è risultata addirittura contraddittoria. Lo stesso Wood afferma che, spesso, agli sciatori inglesi capita di sentirsi sottovalutati, poiché la Gran Bretagna non è certo famosa per la neve e gli sport invernali. Eppure, una personalità ribelle e di rottura come quella del piccolo James sembrava essere attirata da tutto quello che appariva bizzarro e fuori dagli schemi. Così all’età di 10 anni rimase colpito da un annuncio pubblicitario su un giornale: una lezione gratuita di prova nella pista da sci artificiale dello Sheffield Ski Village.

Così, dopo aver preferito lo sci allo snowboard visto il prezzo inferiore dell’abbonamento annuale, imparò a sciare su 300m di pista in plastica. In questo modo James Wood divenne parte di quello che, nell’Inghilterra di quegli anni, è proprio un movimento di controcultura. Ma la passione degli insegnanti e dei compagni lo spinsero a vedere nello sci, in particolare nello slopestyle, il suo futuro e il suo obiettivo. A 15 anni decise di voler intraprendere sul serio la carriera di sciatore freestyler e di partire per trasferirsi in montagna. L’opinione dei genitori, però, era bene diversa poiché temevano che, essendo così giovane, la distanza da casa mista alla sua personalità per nulla negli schemi potessero portarlo a fare delle scelte sbagliate. In più, all’epoca lo sci freestyle non faceva parte delle discipline olimpiche e, come accennato in precedenza, gli inglesi non sembravano eccellere negli sport invernali. Tuttavia, Wood era convinto delle sue idee e decise comunque di partire per l’Europa dove all’inizio viveva a bordo di un caravan. Una vita sicuramente dura per un ragazzo di appena 15 anni ma che lo avrebbe ripagato dopo pochi anni. Nel 2011 arrivò ottavo ai campionati del mondo per diventare il primo al mondo due anni dopo.

Ho scoperto che mantenere la mia felicità è l’obiettivo numero uno; voglio fare quello che voglio fare e da lì tutto va a posto. E sembra funzionare finora.

Tuttavia, qualcosa aveva turbato la personalità dello sciatore. Nel 2012 il Comitato Olimpico Internazionale aveva annunciato l’inserimento dello sci freestyle alle Olimpiadi di Sochi del 2014. Questa notizia aveva rabbuiato l’umore di Wood: da un lato c’era l’eccitazione di diventare, finalmente, un atleta a tutti gli effetti, dall’altro la preoccupazione di diventare mainstream. L’idea di partecipare ai Giochi olimpici lo faceva sentire fuori posto. Aveva praticato il freestyle senza alcun tipo di aspettativa, come una passione e un modo per esprimersi; aveva abbracciato lo stile di vita che questo portava con sé. Questa normalizzazione del suo sport gli faceva vivere uno strano dilemma interiore: aveva sempre cercato di vivere al di fuori della norma e adesso era la norma che lo stava inseguendo. Nonostante ciò, la passione per lo sport prevalse e decise di andare avanti.

Vedo questo sport come più uno stile di vita, un’arte. Non mi vedo davvero come un atleta, sto solo facendo questa cosa fantastica che mi piace fare.

A Sochi nel 2014 arrivò quinto nonostante un infortunio all’anca. Mentre nel 2018 a Pyeongchang, dopo un altro infortunio, migliorò arrivando quarto, a un passo dal podio. Poco dopo, però, si riscattò nel mondiale del 2019 con una medaglia d’oro. Dopo questa vittoria, per Wood arrivò il momento di cambiare aria e decise all’improvviso di trasferirsi in Nicaragua, alla ricerca di una novità, una scintilla in una vita che stava diventando ben diversa da quella che aveva sempre ricercato. Era cambiato; era anche cresciuto.

Oggi la sua visione del mondo è, in parte, cambiata rispetto a quella che lo aveva spinto a trasferirsi sulle montagne europee da teenager.  Nonostante le ultime competizioni non siano state delle migliori, oggi il sogno delle Olimpiadi è ancora forte. James Wood è pronto a ricominciare perché, per lui, lo sci freestyle non è solo lo sport della vita ma è anche il suo modo di vivere.

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Essere gentleman non è una moda, è uno stile. É il nostro modo di stare al mondo. Continua a leggere

Un grande giocatore vede autostrade dove altri solo sentieri. Vujadin Boskov<