Metin Oktay
Metin Oktay

Storia del calcio turco Parte II: la nascita della Süper Lig

Storia del calcio turco Parte I: dalle origini ad Atatürk >>

Dalla fine degli anni Cinquanta all’inizio degli anni Ottanta la Turchia vide un totale rinnovamento calcistico: nacquero la Süper Lig, il massimo campionato, e la leggenda di Metin Oktay, il Re senza corona; inoltre, emerse il Trabzonspor più forte di tutti i tempi, unico club a togliere il trono alle 3 regine del Bosforo.

Nascita della Süper Lig turca

Dalla morte di Atatürk sino a metà degli anni Cinquata, il calcio si diffuse sempre di più in Turchia, andando a cementificare le realtà di Galatasaray, Fenerbahçe e Beşiktaş, e dando vita a molte altre squadre che, seppur con meno fasti, esistono ancora oggi, come: il Fatih Karagümrük SK, divenuta ormai colonia italiana, l’Ankaragücü, una delle squadre della capitale, e il Göztepe, fra i club più noti di Izmir. Il problema, però, era che all’epoca vi erano dei campionati ufficiali, ma solo a livello regionale e legati alle città di Istanbul, Ankara e, appunto, Izmir. Fu Orhan Şeref Apak ad ergersi come pioniere e dare al calcio turco la forma che conosciamo oggi, attraverso la creazione di diverse istituzioni. Innanzitutto è ricordato per aver unito tutti i vecchi campionati regionali in uno unico, ma, oltre a questo, istituì la nazionale giovanile e creò dei veri e propri corsi di formazione per gli allenatori, cosa che permise alla Turchia di entrare nella UEFA già a partire dal 1962.

La primissima Süper Lig si disputò nel 1959 con 16 squadre divise in due gironi, le prime classificate si sarebbero poi sfidate in un epico scontro per stabilire il vincitore; nella prima stagione a trionfare fu il Fenerbahçe ai danni del Galatasaray. 

Fenerbahçe
Il Fenerbahçe campione nella prima edizione della Süper Lig

Taçsız Kral, il “Re senza corona

Proprio in quel periodo i giallorossi trovarono il proprio eroe, una figura quasi leggendaria, tanto che ancora oggi la sua tomba è meta di pellegrinaggio di molti tifosi; un giocatorie in grado di guadagnarsi il titolo di Taçsız Kral, Il re senza corona: Metin Oktay

Oktay nacque ad Izmir nel 1936 e a soli 18 anni fece il suo esordio con l’Izmirspor, segnando la bellezza di 17 gol in 18 apparizioni alla sua prima stagione da professionista, numeri che in Turchia non si erano mai visti. All’epoca l’allenatore del Gala era Gündüz Kılıç, una delle leggende giallorosse che, stregato dal suo talento, fece di tutto per portarlo l’anno dopo sulla sponda europea di Istanbul, (il suo primo contratto prevedeva anche una Chevrolet). La fiducia fu ripagata con gli interessi, visto che quella stessa stagione migliorò il suo score arrivando a 19 gol, in più riuscì a guadagnarsi il titolo di capocannoniere per 7 stagioni consecutive, 4 nel campionato regionale di Istanbul e 3 nella neonata Süper Lig. Divenne talmente forte il legame con i giallorossi che, nonostante le pressioni della moglie per tornare ad Izmir, Oktay preferì divorziare. Nessuno avrebbe mai potuto rompere l’unione con la sua amata squadra, o forse no?

Nel 1958 Metin incrociò sulla sua strada Leandro Remondini, allenatore italiano che dal 1957 al 1960 allenò in Turchia: prima il Beşiktaş, poi la nazionale, poi l’Altay ed infine il Galatasaray, dove ebbe l’occasione di cementificare la sua amicizia con il campione turco e convincerlo ad un clamoroso trasferimento al Palermo. I rosanero avevano già in passato portato in Italia ottimi calciatori turchi come Şükrü Gülesin. Il Re, però, tradì completamente le aspettative, riuscendo a segnare appena 3 gol in 12 presenze, il suo score più basso di sempre, tanto che già a partire dalla stagione successiva tornò al Galatasaray, riprendendosi la gloria persa in Italia. Da quel momento fece 176 gol in 243 partite, diventando idolo assoluto anche per la quantità di reti segnate ai rivali del Fenerbahçe, ben 18, e a quelli del Beşiktas. Fu una delle figure iconiche del calcio turco; non a caso, il centro d’allenamento del Gala porta proprio il suo nome.

Metin Oktay
Metin Oktay

La leggenda del Trabzonspor

Fino a metà degli anni Settanta le uniche squadre ad aver trionfato in Süper Lig erano le tre appena citate, ma qualcosa cambiò a partire dalla stagione 1974-75, quando fece la sua comparsa un club destinato a cambiare il corso del tempo: il Trabzonspor. A differenza delle altre 3, il Trabzonspor non era di Istanbul, e la sua nascita ufficiale risaliva al 1967, anno in cui diverse squadre di Trebisonda si fusero (senza grande entusiasmo) per dare vita ad una nuova realtà in grado di alterare ogni equilibrio. I protagonisti di questa storia furono due: Ahmet Suat Özyazıcı, l’allenatore che guidò l’impresa, e Şenol Güneş, probabilmente il portiere turco più forte di tutti i tempi. Insieme salirono in Süper Lig, qualificandosi noni nella loro prima stagione (a 3 punti dalla quarta). Dalla stagione successiva, però, divennero la prima squadra anatolica a vincere il prestigioso titolo, che conservarono per 5 anni di fila. Il portiere, in particolare, fu sempre fra i più imbattuti del campionato, con la stagione 1978-79 in cui raggiunse l’eccellenza: una media di un gol preso ogni 12 partite. 

Senol Gunes
A sinisttra Cemil Turan (Fenerbahce), a destra Senol Gunes (Trabzonspor)

Il trionfo del Trabzonspor fu epocale e cambiò per sempre il rapporto dei turchi con il calcio. Una sensazione di rivalsa e riscatto attraversò il resto della popolazione che fino ad allora era rimasta a guardare da lontano i successi del Bosforo, tanto che, a partire da quel momento, il presidente del club divenne molto più importante del sindaco di Trebisonda. Dopo quella magica cinquina il Trabzonspor riuscì a trionfare di nuovo solo nel 1983-84, con Güneş ancora fra i pali, ma poi bisognò attendere la stagione 2009-10 per veder vincere una squadra diversa dalle 3 istambuliote (in quel caso il Bursaspor); ciò dà ancora più l’idea dell’impresa compiuta da quella mitica squadra, ancora oggi chiamata Trabzonspor Efsanesi, La leggenda del Trabzonspor

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Essere gentleman non è una moda, è uno stile. É il nostro modo di stare al mondo. Continua a leggere

Un grande giocatore vede autostrade dove altri solo sentieri. Vujadin Boskov<