stanley menzo
Stanley Menzo, Jan Wouters e Johan Cruijff

Come Stanley Menzo, l’ex campione dell’Ajax, ha affrontato il razzismo

Quando nasci in Suriname e ti trasferisci in Olanda, la vita può non essere semplice. Soprattutto se giochi a calcio nel pieno degli anni Ottanta, quando nei Paesi Bassi quello del razzismo è un problema dilagante di cui nessuno sembra curarsi. Per questo la storia di Stanley Menzo è costellata di sofferenza. Classe 1963, si trasferisce in Olanda all’età di 6 anni ed è proprio per le strade di Amsterdam che comincia a giocare a calcio. Ma non ci vorrà molto prima che il suo talento venga alla luce. La svolta, però, arriva solo nel 1985, quando Johan Cruijff, alla ricerca di un portiere speciale, un giocatore che corrispondesse alla sua visione offensiva per l’Ajax, lo sceglie; a 21 anni Menzo entra nella prima squadra dei Lancieri, ma la situazione ben presto rivela un altro lato della medaglia.

stanley menzo
Stanley Menzo, Jan Wouters e Johan Cruijff

Nel corso di una carriera lunga sedici anni, Menzo ha sempre affrontato l’atteggiamento razzista e ostile da parte di molti. Non c’è match dove, oltre ai cori razzisti (una costante delle sue partite), non ci sono striscioni raffiguranti scimmie o non vengono lanciate in campo delle banane.

‘Mi ha fatto male, mi ha fatto molto male’ – dice ora – ‘Quando hai metà dello stadio che ti insulta, ti senti molto solo. Quando ci ripenso, non riesco a immaginare come ho fatto, come ho giocato le mie partite.’

La solitudine è ciò che lo fa stare peggio: non solo la società, ma anche i compagni di squadra fanno finta di non sentire e non vedere. Ma, per fortuna, continua a fare quello che sa fare meglio: il portiere. Una grande forza lo accompagna nel corso della sua carriera. Quella stessa forza che nel novembre del 1987, all’età di 24 anni, lo porta per la prima volta ad affrontare fisicamente un tifoso che si rivolge a lui con toni violenti e razzisti. 

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Dopo una partita, Menzo sta uscendo dallo spogliatoio portando una scatola diretto al bus della sua squadra, quando un tifoso gli chiede se stia trasportando delle banane. Preso dalla rabbia e dalla frustrazione accumulata dopo anni di scherno e insulti, il portiere dell’Ajax decide di reagire, prima verbalmente e poi colpendo al viso l’uomo. Il manager della squadra avversaria, che ha assistito all’evento, si schiera dalla parte di Menzo, difendendolo una volta che la storia viene resa nota dalla stampa. Tuttavia, questa è l’unica amara soddisfazione: nessuno, autorità comprese, fa nulla di più per fermare gli atti razzisti nei suoi confronti.

Nel 1990 un altro episodio razzista: in quest’occasione gli viene lanciata in campo l’ennesima banana ma, stavolta, il portiere la prende e la mangia, suscitando l’ilarità generale. Combattere l’odio con la gioia: questo ha imparato Stanley Menzo, adesso calciatore famoso e uomo maturo. Oggi, dopo 20 anni dal suo ritiro, Menzo analizza la situazione del calcio sul tema del razzismo e afferma di notare un’enorme differenza rispetto agli anni in cui scendeva in campo in mezzo a banane e insulti. Nonostante le cose siano ben lontane dall’essere risolte, l’ex portiere vede un faro di speranza nel movimento Black Lives Matter. Vedere bianchi e neri marciare insieme per difendere i diritti della comunità nera ha rappresentato un grande passo avanti perché come dice:

Se io lo sento in quanto persona nera, allora lo vedo e lo sento. Tu che sei bianco lo vedi e lo senti? Se la risposta è no, allora abbiamo un problema. Al contrario, invece, risolviamolo insieme.

Un tema fondamentale nella battaglia per i diritti delle minoranze, che potrà sperare di avere successo solo nel momento in cui chi non vive questo costante disagio empatizzerà e si schiererà a favore dei diritti umani. Il mondo dello sport, in particolare del calcio, ha tutte le carte in regola per rappresentare un luogo di unione e di rispetto, un’isola felice in cui le diversità diventino ricchezza e unicità, un mondo in cui l’integrazione e il gioco di squadra diventino i punti cardine anche fuori dal campo. Sono passati circa 40 anni dai cori razzisti verso Stanley Menzo e, se in molti casi, nulla sembra essere cambiato, una grande differenza è evidente a tutti: i compagni di squadra oggi vedono e sentono.

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Essere gentleman non è una moda, è uno stile. É il nostro modo di stare al mondo. Continua a leggere

Un grande giocatore vede autostrade dove altri solo sentieri. Vujadin Boskov<