poker Esfandiari

Come il poker è diventato uno sport mondiale

Se pensavano che fosse uno sport o no era davvero irrilevante, perché tutto il loro pubblico pensava che lo fosse.

Così il produttore televisivo Steve Lipscomb descrive il successo del poker nei primi anni Duemila, anni in cui una disciplina da sempre considerata il divertimento di delinquenti e balordi raggiunse l’apice del successo. Nel 1999 fu proprio Lipscomb a rendersi conto del potenziale del poker quando, durante la realizzazione del documentario On the Inside of The World Series of Poker, scoprì che ben 20 milioni di americani giocavano a poker ogni settimana. Da qui partì la sua scommessa. Fondò il World Poker Tour. L’obiettivo era quello di dare al poker la rilevanza mediatica che già aveva nella vita di moltissimi americani, ma nessuno poteva prevedere ancora il successo dell’iniziativa.

Steve Lipscomb
Steve Lipscomb, il demiurgo del poker come lo conosciamo oggi

Alla fine della prima stagione del WPT trasmessa in televisione, il numero degli spettatori era superiore a quello di una qualsiasi partita dell’NBA. Grazie al Lipscomb, nonostante non tutti nell’opinione pubblica dell’epoca fossero d’accordo, il poker era diventato uno sport a tutti gli effetti, al pari del baseball, del basket o degli altri sport più famosi. Il risultato della scommessa di Lipscomb era stato quello di trasformare, attraverso un format TV, un semplice gioco di carte in un momento di raccoglimento per l’intera famiglia.

Il programma prevedeva due commentatori: uno raccontava cosa stava avvenendo al tavolo in questione, mentre il secondo si concentrava sugli aspetti più tecnici del gioco. La presenza dei fan alla partita e la camera sotto il tavolo che mostrava le mani di tutti i giocatori contribuivano a dare l’idea di sport live che conquistò subito il pubblico americano. L’unico problema era rappresentato dalla difficoltà di mostrare con le grafiche on screen tutte le azioni del gioco, ma dopo otto mesi, grazie ad alcuni strumenti appositamente creati, anche questo fu risolto. A quel punto il poker era diventato a tutti gli effetti uno sport da guardare al bar con gli amici o in casa con la famiglia, aveva i suoi campionati e i giocatori erano diventate delle vere e proprie star. Tra di loro, leggendario, rimarrà Antonio Esfandiari. Originario di Tehran, Esfandiari era cresciuto negli Stati Uniti dove episodi di razzismo lo accompagnarono per molti anni. Fu proprio in queste complesse circostanze che, però, si avvicinò al gioco che gli avrebbe cambiato la vita. Se da bambino aveva assistito ammaliato alle partite del padre con i suoi amici, da adolescente Esfandiari cominciò a giocare al Texas hold’em e dopo avere letto un libro di strategia si rese conto, proprio al tavolo da gioco, di quanto questa fosse la sua strada e di come fosse, per lui, semplice fare un po’ di soldi. All’epoca lavorava come illusionista nello stesso casinò nel quale aveva iniziato a giocare e, ben presto, cominciò a guadagnare molto di più al tavolo che con il suo lavoro.

Antonio Esfandiari
Antonio Esfandiari

All’inizio, però, i giocatori di poker erano circondati da una pessima reputazione. Fu solo con la nascita del World Poker Tour che le cose cambiarono e il poker cominciò ad essere guardato sotto una luce totalmente diversa. Erano quelli gli anni del “Poker Boom” causato anche da fattori esterni al mondo del poker. Il cinema, ad esempio, aveva contribuito ad accrescere la popolarità del gioco grazie a film come Rounders (1998) con Edward Norton e Matt Damon. L’ascesa di Internet, poi, aveva completato l’opera rendendo il poker accessibile a livello globale anche a chi non era solito frequentare i casinò. Fu proprio da un tavolo online che si qualificò Chris Moneymaker, un giocatore che nel 2003 vinse ben 2,5 milioni di dollari e il primo posto alle World Series of Poker.

Nella prima stagione del World Poker Tour debuttò anche Esfandiari che, all’inizio, non fu notato dal grande pubblico. Fu la stagione successiva che ne segnò la carriera. Infatti, nel febbraio del 2004 dopo aver battuto ben 381 concorrenti, Esfandiari vinse il primo premio di 1,4 milioni di dollari e divenne una vera star del poker. Ma il vero successo doveva ancora arrivare. Nel 2018 Esfandiari raggiunse il record di vincite in una sola partita, aggiudicandosi ben 18 milioni di dollari alle World Series. Da quel momento tutto il mondo avrebbe parlato di lui. Oggi Esfandiari ha abbandonato il poker e vive con la sua famiglia a Venice Beach. Le sue opinioni sull’attuale ambiente del poker, però, non sono delle più benevole. A suo parere, oggi lo standard si è molto alzato e non ci sono cattivi giocatori, anche grazie a internet. Ma proprio per questo, il poker è diventato più noioso. Inoltre, non approva quei giocatori che applicano il Game Theory Optimum, basato sulla matematica. Secondo Esfandiari (e secondo chi è d’accordo con lui) questa tecnica fa perdere carisma e innovazione al gioco, rendendolo un calcolo matematico, mentre esso richiederebbe strategia e calcolo del rischio.

Rounders
Rounders, il fiim dedicato al mondo underground del Texas hold ‘em

Ma i giocatori di poker professionisti rischiano di soffrire di dipendenza? Nel caso di Esfandiari non è stato così. Per lui si è sempre trattato di un rischio calcolato, di un lavoro di strategia che, quando è diventato troppo opprimente, ha deciso di lasciare.  Non così fortunato è stato il suo collega Dennis Blieden condannato per appropriazione indebita a 6 mesi di carcere. Il campione aveva rivelato di soffrire di dipendenza da gioco d’azzardo sin da quando era molto giovane e che questa era peggiorata con il suo successo come giocatore professionista. In particolare, diceva che proprio la sua idolatria per le stelle del poker si era trasformata per lui in una vera e propria ossessione. Esfandiari, invece, spiega così la sua visione dei giocatori di poker:

[…] quando ti siedi a giocare alla roulette, craps o blackjack, uno di questi giochi, sei contro il casinò. Ogni volta che scommetti 100 dollari, perdi matematicamente due, tre, quattro cinque dollari. Noi giocatori di poker, invece, crediamo di essere il casinò quando ci sediamo. Quando giochi a poker contro bravi giocatori e sei un cattivo giocatore, stai andando a perdere soldi contro il bravo giocatore. Potrebbe non essere quel giorno, ma entro la fine dell’anno il pro prenderà i soldi. Devi lavorare. Non puoi presentarti e pensare di battere il migliore.

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Essere gentleman non è una moda, è uno stile. É il nostro modo di stare al mondo. Continua a leggere

Un grande giocatore vede autostrade dove altri solo sentieri. Vujadin Boskov<