Sudore, birra e à bloc!

Milano, Expo 2015, padiglione del Belgio. Nella sezione delle infografiche, in fondo a colonne di numeri a sette cifre sulla produzione agricola e le esportazioni di birra, un solitario “1” ricordava che belga è l’inimitabile Eddy Merckx. E per quanto Il cannibale, questo il suo soprannome, sia giustamente uno ed unico, dal suo stesso Paese, spingendo sui pedali, sono arrivati alle vette del ciclismo mondiale numerosi altri campioni di indubitabile vaglia: da Rik Van Looy a Tom Boonen, da Roger De Vlaeminck a Remco Evenpoel, giusto per citarne alcuni. Al loro fianco, sia metaforicamente che fisicamente, assiepati ai bordi delle strade per incitarli ed applaudirli, orde di tifosi ogni anno, in occasione della prima domenica di Aprile, si riversano a qualche decina di chilometri a nord di Bruxelles per la prima delle grandi classiche del nord: il Ronde van Vlaanderen, Giro delle Fiandre, per gli amici.

Esiste da più di un secolo, il Ronde, quindi da abbastanza tempo per essersi guadagnato lo status di classica monumento del ciclismo; dal 1913, per 103 edizioni, esso ha saputo imprimersi indelebilmente nella memoria di generazioni di spettatori, stregati dalla complessità di una gara estenuante sia per gli atleti (Fabio Aru ebbe modo di definirla “una lavatrice”) che per le loro biciclette (contro l’improvvisa rottura della forcella a causa delle sollecitazioni provocate dal fondo irregolare, uno dei metodi più efficaci e high tech era quello di incastrare un manico di scopa nel piantone). Memorabile anche la cornice, il manto agrodolce della campagna belga attraverso cui le strade lastricate della corsa si dipanano come fili di pietra. C’è chi non si accontenta di far parte della scenografia, ma vuole sentire il manubrio agitarsi nei pugni, la sferza del vento sulla faccia e il sapore degli schizzi di fango salato dal sudore: ecco allora We Ride Flanders, l’evento che precede di un giorno la competizione e vede gli amatori più intraprendenti misurarsi sugli stessi viottoli acciottolati e gli improvvisi strappi in salita che attendono l’indomani i professionisti. I più, tuttavia, si accontentano di buon grado di assaporare una o due, facciamo anche tre o quattro, birre trappiste a ridosso dei cosiddetti muri, le impietose colline che mandano in pezzi il ritmo dei corridori e scatenano boati di tifo entusiasta. Nel marasma di bandierine gialle sventolate freneticamente, sembra quasi che anche il leone nero, simbolo della regione e soprannome dato all’unico vincitore di tre edizioni consecutive della gara, Fiorenzo Magni, spalanchi le fauci in un ruggito di incitamento verso gli atleti.

We Ride Flanders, l’evento che precede di un giorno la competizione e vede gli amatori più intraprendenti misurarsi sugli stessi viottoli acciottolati e gli improvvisi strappi in salita che attendono l’indomani i professionisti

Fiorenzo Magni
Fiorenzo Magni

Wielerflamingantisme, significa “indipendentismo ciclistico fiammingo”, testimonianza di quanto il ciclismo sia radicato nell’identità del territorio e della sua popolazione

Sudore e alcol potrebbero sembrare, a prima vista, due attitudini diametralmente opposte di vivere il Fiandre, mentre invece non sono che le proverbiali due facce della stessa medaglia. È la passione ad unirle, un sentimento che permea l’intera regione e si manifesta attorno alla competizione nei modi più disparati: birre la cui gradazione richiama la pendenza dei più celebri muri del tracciato, numerose strutture di bed and bike sparse ovunque nei villaggi e addirittura un termine, Wielerflamingantisme che si può comodamente tradurre con “indipendentismo ciclistico fiammingo”, a testimonianza di quanto il ciclismo sia radicato nell’identità del territorio e della sua popolazione. Flandriens sono i vincitori del Ronde, fiamminghi honoris causa indipendentemente dalla loro nazionalità; ma Flandriens, anche solo per un weekend, sono tutti coloro che affrontano il vento e la pioggia di un inverno che malvolentieri cede il passo alla primavera, unicamente per supportare un manipolo di centauri del pedale concentrati nel restare in equilibrio sul pavè mentre spingono forte le loro bici verso il traguardo.

Il ticchettio delle ruote sul selciato è il ritmo a cui battono, all’unisono, tutti i cuori delle Fiandre.
Per la cronaca, domenica 6 aprile il Fiandre ricomincia a pulsare. Chi romperà per ultimo la bicicletta e alzerà per primo le mani al cielo? Sono aperti i pronostici.

Autore

Dario Ercolani
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