Isola di Nauru

Charlie Pomroy, un allenatore sognatore

Darren Pomroy, conosciuto come Charlie, è una di quelle figure straordinarie che albergano il mondo del calcio contemporaneo. Inglese, originario di Stevenage, ha una licenza da allenatore UEFA A e una AFC A License. Fino al 2007 giocava nella squadra della sua città, poi un brutto doppio infortunio alla caviglia lo ha costretto a smettere e da lì ha cominciato a fare i lavori più disparati, tra cui il cameriere in alcuni pub e lo stand-up comedian. Nel 2013, si sposta in Cambogia, dove fonda la Next Step Academy e la sua vita cambia per sempre. Lo abbiamo raggiunto mentre è impegnato a gestire le attività dell’Angkor City FC, il nome con cui adesso è nota la sua Academy che nel frattempo è diventata un club professionistico che gioca nella seconda divisione cambogiana, perché vogliamo che ci racconti la sua vita in Cambogia e come è arrivato a diventare coach della nazionale di calcio di Nauru. 

Darren Pomroy
Darren “Charlie” Pomroy

Nauru è un’isola che conta solo 12.000 abitanti ed è una Repubblica indipendente, anche se dipendente a doppia mandata dall’Australia. Gli abitanti diventarono molto ricchi dopo che il governo locale aveva venduto i diritti per l’estrazione del fosfato a compagnie australiane, ma una volta che questa golden rush finì, il Paese andò in bancarotta e si ritrovò con una devastazione ambientale tragica. Oggi è una prigione a cielo aperto per quei migranti che l’Australia non vuole.

Quando hai iniziato ad amare il calcio?

Ho amato il calcio dalla prima volta che sono andato ad allenarmi da bambino a 5 anni e continuo a farlo ancora oggi. Ci sono stati momenti in cui l’ho odiato, devo essere sincero, ma questo è dovuto in gran parte a fattori esterni che hanno cercato di bloccare il mio lavoro e la mia voglia di vivere nell’ecosistema calcistico. 

Quando hai iniziato a capire che il calcio poteva diventare il tuo lavoro?

Già a 16 anni venivo pagato per giocare da semi-professionista e a 19 anni guadagnavo del denaro come allenatore. Ho sempre saputo che il calcio era il mio posto nel modo ed è quello che volevo fare nella vita, da sempre. Non è facile perché l’industria del calcio ti consuma e ti accorgi che altre parti della tua vita ne risentono. 

Perché hai deciso di trasferirsi nel Sud-est asiatico? È successo qualcosa o…?

Ho sempre avuto la fortuna di viaggiare giocando a calcio fin da giovane e ho sempre pensato che il mio futuro fosse lontano dall’Inghilterra. Nel 2010 ho deciso di partire con un biglietto di sola andata per l’India e 500 dollari in banca. Avevo paura e non avevo la più pallida idea di che cosa sarebbe successo o di dove sarei finito.

Com’è vivere in Cambogia? Differenze e somiglianze con l’Europa?

È cambiata moltissimo nei 12 anni in cui sono qui. Ho lasciato il Regno Unito in cerca di sole e qui ne ho in abbondanza. La vita quotidiana è più o meno la stessa, ci si sveglia, si lavora, si ha una famiglia, si hanno degli amici, quindi, a parte il paesaggio e le ovvie differenze culturali, è più o meno la stessa way of life inglese. Tuttavia, la parte più spaventosa è rappresentata dalle emergenze mediche. In Inghilterra si viene portati di corsa in ospedale e si cerca di risolvere il problema che si è presentato, qui è molto diverso e non ci si sente altrettanto sicuri o fiduciosi nella qualità delle cure che ti vengono fatte.Isola di Nauru

C’è molta povertà in Cambogia e come funzionano i sistemi sanitari e scolastici?

La Cambogia è un Paese in rapida crescita sia dal punto di vista economico che della qualità della vita. Rispetto al Regno Unito è lontana un milione di miglia in termini di qualità dell’assistenza sanitaria e dell’istruzione. 

Qual è il livello del calcio cambogiano rispetto a quello europeo?

La Cambogia è ancora agli albori della sua vita calcistica, quindi qualsiasi paragone in termini di qualità non è propriamente corretto, a mio parere. Direi che è una via di mezzo tra la Conference e la No league che si giocano nel Regno Unito. Qui ci sono club che hanno proprietari milionari e sono gestiti in modo professionale e altri, come il mio club, che vivono mese per mese e si affidano a sponsorizzazioni e piccoli investimenti da parte di familiari, amici e amanti del calcio.

Il calcio è seguito in Cambogia?

Sta crescendo molto rapidamente e si sta generando una vera e propria energia entusiasta per il futuro del gioco qui. Tuttavia è ancora lontano dall’essere rilevante nella cultura quotidiana di un khmer. Per noi inglesi, brasiliani, olandesi, italiani, il calcio è nel nostro sangue, ce lo portiamo dietro dal grembo materno fino alla tomba – ride forte, nda.  

A un certo punto della tua vita hai deciso di accettare la proposta di Nauru. Come mai?  Che cosa ti ha spinto a farlo?

Sapevo che la mia carriera non sarebbe mai stata “convenzionale” dopo aver lasciato l’Inghilterra nel 2010 e così è stato finora. Ho già una lista di cose stravaganti nel mio curriculum come un record mondiale e il settimo cartellino rosso più veloce della storia. Nauru è stato un progetto in cui ho voluto essere coinvolto fin dal primo momento in cui ne ho sentito parlare, ma inizialmente avrei dovuto far parte del consiglio di amministrazione e contribuire allo sviluppo dell’intero programma. Tuttavia, quando mi hanno offerto la possibilità di essere sul campo invece che nel consiglio di amministrazione, non ho potuto dire di no…

A Nauru c’è una federazione, ci sono campi da calcio; ci può parlare della situazione attuale del calcio sull’isola?

Essenzialmente non c’è il calcio, ma un profondo desiderio di praticarlo. È lo sport più popolare al mondo e ogni nazione dovrebbe farne parte. Le ricerche che ho fatto finora dicono che sono molto bravi con il football australiano, il che mi porta a credere che siano atleti e in generale immagino che saranno islanders – intraducibile in italiano, nda – fisicamente prestanti  che giocano senza paura. 

Quali sono i piani futuri per far crescere il calcio a Nauru? Chiederete di entrare nella OFC o state pensando di entrare nella AFC?

A questa domanda potranno rispondere meglio gli uomini che gestiscono il calcio a Nauru. Tuttavia, per far crescere il calcio sull’isola, si tratterà di entrare nelle scuole e di crescere a livello di base. Naturalmente dovremo costruire subito una squadra in grado di competere a livello internazionale, ma non mi aspetto che vinceremo presto una coppa del mondo. 

La vita di persone come Pomroy sono sempre in movimento, perché la loro voglia di conoscere non si esaurisce mai. Come scrisse José Saramango: “Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: ‘Non c’è altro da vedere‘, sapeva che non era vero. La fine di un viaggio è solo l’inizio di un altro”.

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