Mourinho roma

È finita l’era del Daje

E così arriva all’improvviso, ma non senza qualche sentore, la notizia che José Mourinho non sarà più l’allenatore della Roma. Che qualcosa si fosse incrinato tra lo spogliatoio e il Mister e, soprattutto, fra la società e lo Special One, è un qualcosa di cui avevamo avuto il sentore da alcuni giorni a questa parte, ma la conferma per molti è stata un fulmine a ciel sereno. Complici le ultime due sconfitte in campionato e in coppa Italia, la pressione sul mister che in conferenza stampa aveva dichiarato di non essere Harry Potter, ha finito per fare il suo dovere: distruggendo il rapporto fra il portoghese e gli americani della società che guida la Roma. Complice soprattutto quel maledetto derby di Coppa Italia  che ha offuscato menti e corpi in un’atavica sensazione di gelosia autodistruttiva dalle conseguenze funeste.

Si sa, del resto, che il pubblico vuole lo spettacolo e la morte dei propri eroi, trascinanti a volte sulle spalle e a volte presi a calci dagli stessi spettatori, proprio come al Colosseo duemila anni fa. Roma maestra di cinismo e di parricidio quando la posta in gioco è scaricare la propria rabbia verso un simbolo accusato del fallimento.

Mourinho roma

Questa volta la vittima è José Mourinho, non senza colpa, ma di certo pugnalato troppo in fretta. Del resto, il calcio ci ha abituato in questi anni, a tutte le latitudini, a gesti violenti e repentini nei confronti dei propri idoli: pensiamo a Maldini, pensiamo a Del Piero. Quello che però spiazza nella faccenda e su cui vogliamo interrogarci è se la scelta di far cadere Mou sia stata presa bilanciando esattamente gli equilibri. Perché se di Mourinho bisogna parlare, bisogna affrontare la questione à trecentosessanta gradi, come per quasi ogni allenatore moderno del resto. Mourinho alla Roma non è stato solo un allenatore. Sin dal suo arrivo l’allenatore portoghese è stato un fenomeno mediatico capace di accentrare sulla città eterna milioni di zoom provenienti da qualunque parte del mondo.

Pensiamo al suo arrivo annunciato solo con un Dajé, che però ha fatto il giro del globo riportando Roma al centro del mondo, come forse non lo era dai tempi dell’Impero. Ricordiamo giornalisti stranieri chiedersi come si sarebbe potuta tradurre quell’espressione così semplice.

La Roma A.S. ha goduto di un circo mediatico che per alcuni estati ha superato il clamore del calcio mercato di Inter, Juventus, Milan e Napoli, dove ad ogni acquisto corrispondeva uno “Wow!” del pubblico sorpreso dai repentini colpi di scena. Dybala, Lukaku, ad un certo punto Ronaldo addirittura si era detto. La Roma sembrava come il cosmo: un universo in espansione.

A questo allure nel corso di due stagioni sono corrisposti risultati importanti ed importantissimi. Oltre ai due piazzamenti in campionato che hanno permesso alla Roma di partecipare sempre alle competizioni europee,  Mourinho ha guidato i giallorossi alla conquista di una Europe Conference League e di arrivare in finale di Europa League. Nota bene: trofei mai conquistati dalla squadra della capitale. Ma oltre ai risultati cosa ha voluto dire Mourinho per la Roma in termini di spogliatoio? Mourinho è stato un grande valorizzatore di giovani talenti (Bove), ricondizionare di giocatori che parevano appassiti (El Shaarawy), catalizzatore e rigeneratore di talenti offuscati o caduti in disgrazia (Dybala e Lukaku). Compito non facile quello di amalgamare una squadra così ricca di picchi e di dislivelli oggettivi. Compito assolvibile solo da chi sotto il capello del proprio cadiamo può mettere in riga  compagine così eterogenea. Ha funzionato? Verrebbe di dire si, ma rimandiamo la discussione al tema infortuni.

Quindi cosa non ha funzionato in un rapporto che sembrerebbe idilliaco? La risposta è semplice anche se contiene tanti rivoli: i risultati sconfortanti di questa mezza stagione andata. Un piazzamento in campionato da far tremare e un’esclusione dalla Coppa Italia sono state le gocce che hanno fatto traboccare il Colosseo, facendo scivolare Mourinho sulle Idi di Marzo.

Certo i risultati sono poco giustificabili, poco discutibili, ma qual è la responsabilità di Mou nella fallimentare stagione vissuta fin dai giallorossi? Siamo sicuri che quello di Mourinho sia stato un fallimento? Con una squadra afflitta dagli infortuni (Smalling e Abraham solo per citarne due mica a caso) era possibile fare di meglio? La controprova ovviamente non esiste, ma i dubbi che difficilmente si sarebbe potuto fare meglio di così rimangono forti. Probabilmente il più grande errore di Mourinho è stato quello di non divertire con quello che aveva in mano, forse una squadra ancora più perdente ma più spregiudicata, sarebbe stata giudicata meglio dal pubblico, avrebbe avuto più compassione. Del pubblico, ma non certo della dirigenza. I Friedkin che controllano la Roma sono apparsi abbastanza decisi nell’intento di cercare comunque, primariamente, i risultati. Con qualunque modo.

A questo punto è lecito chiedersi se i risultati arriveranno con il nuovo coach Daniele De Rossi. La risposta anche qui appare semplice, probabilmente arriveranno risultati migliori nell’immediato, perché la scelta è andata sul cuore, sull’istinto, e anche perché Daniele De Rossi appare una persona tenace e determinata a fare bene per il suo pubblico. Altra importante nota a favore di De Rossi è quella di essere popolo romano nell’epidermide, il fratello de core a cui tutti possono chiedere un sogno. Quello che però non dovremmo dimenticare è che De Rossi é lo stesso signore che fu dimenticato dai dirigenti della Roma il giorno dopo del suo annuncio al calcio giocato, licenziato da un comunicato stampa scoperto in diretta televisiva. Aggiungiamo a questo dato storico il puro pettegolezzo che De Rossi sarebbe arrivato sulla panchina della Roma come attendente del grande capitano di ventura Antonio Conte. Che siano voci o meno, quello che però appare evidente è che i Friedkin punteranno su un nome più glamour del romano per il futuro, e non è detto che l’ex compagno di Totti accetti i giochi in silenzio per una seconda volta. La vicenda Mourinho appare lontana dal chiudersi, mentre il carosello di saluti è partito (più o meno con onestà) sui social tra addolorati e addoloratissimi dell’addio. Per lo Special One solo un arrivederci in qualche altro porto, per i tifosi l’augurio di trovare la magia dello straniero in uno dei suoi figli più belli.

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