Liegi-Bastogne-Liegi

Liegi-Bastogne-Liegi, la gara delle leggende

Ci sono gare destinate a diventare leggenda. Gare che rappresentano una vittoria anche per chi non ha raggiunto il podio. Gare che richiedono di spingersi oltre ogni limite fisico e mentale. Per gli amanti del ciclismo (ma non solo) c’è un nome che descrive pienamente questa tipologia di competizione: la Liegi-Bastogne-Liegi, una delle tre classiche delle Ardenne. La corsa, che si svolge nella regione belga della Vallonia, è nota per il suo percorso che si sviluppa all’interno del massiccio delle Ardenne e, proprio per questo caratterizzato da valli e colline da scalare nel corso dei suoi 260 km. In molti, l’hanno descritta come l’esatta antitesi del Tour de France, proprio per l’ambiente caratterizzato da un’umida foresta e da salite e discese estremamente ripide. Detta anche la Doyenne (La Decana) è la più antica tra le classiche con 130 anni di storia.

Liegi-Bastogne-Liegi

È una gara estremamente complessa, anche per le condizioni climatiche non felici che che spesso in aprile, mese nel quale si svolge, si verificano in questa zona del Belgio. È proprio in una di queste circostanze sfavorevoli che nel 1980 Bernard Hinault compì la sua impresa eroica, spingendosi talmente oltre il limite da portare ancora oggi, a 67 anni, i segni di quella gara leggendaria. Quell’anno le condizioni atmosferiche erano talmente sfavorevoli che solo 21 dei 174 ciclisti riuscirono a terminare il percorso. All’epoca il venticinquenne Hinault, con le sue due vittorie al Tour de France, era considerato uno degli astri nascenti del ciclismo internazionale, opinione che sarebbe stata poi confermata dalle successive tre vittorie della gara francese che gli avrebbero garantito un record ancora imbattuto.

In quell’Aprile del 1980 a circa 91km dal traguardo e avvicinandosi alla salita di Stockeu, caratterizzata da un dislivello di 227m, il ciclista belga Rudy Pevenage si trovava a circa 1’ 15’’ davanti a Hinault. Ma nella salita successiva ecco che Hinault realizzò l’impossibile: un’accelerazione improvvisa che lasciò tutti indietro. Ma mancavano ancora 80km al traguardo ed era quello il momento di sfruttare l’arma vincente: la costanza. Per ben 7 ore Hinault resistette alla neve e al gelo continuando ad aggiungere distanza tra sé e gli avversari. Di questa grande impresa è rimasto il ricordo di quella sensazione di congelamento provata alle mani che, ancora oggi, lo accompagna nelle giornate più fredde. Hinault tagliò il traguardo con una distanza di 1’ 24’’ dal secondo. La stampa, il pubblico e gli avversari erano completamente sotto shock.

Istituita nel 1892 per promuovere un giornale, l’Express, la Liegi-Bastogne-Liegi raramente non riesce a testare i ciclisti. La vittoria di Hinault nel 1980 è leggenda, ma nonostante l’impresa la salita di Stockeu oggi ospita la statua di un altro ciclista: Eddy Merckx. Il “Cannibale” è belga e non francese (e questo ha di per sè un peso per i belgi) e, soprattutto ha vinto la gara per ben cinque volte, più di qualsiasi altro ciclista. E poi nel 1971, anno della sua vittoria più famosa, superò Hinault di ben 12km.

Liegi è il luogo della melanconia. Liegi è uno stato alterato di coscienza, una dimensione interna affollata, nella quale convivono troppe sensazioni contrastanti. E a non starci attento si finisce per non capirci più niente, rimanere impalati in uno stato di confusione sospeso tra passato e futuro, tra rimpianto e illusione.

Giovanni Battistuzzi

È una gara unica, un riflesso della cultura ciclistica belga, dove si riuniscono migliaia di fan di tutte le età. Trionfare tra le côtes più famose del mondo è il sogno di maestri e scalatori. La Liegi-Bastogne-Liegi è la fine di una stagione. L’inesorabile richiamo che l’estate sta per iniziare. Ma non è solo una stagione a finire a Liegi. Ciclisti e appassionati lasciano lì qualcosa con la speranza di ritrovarla il prossimo anno.

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Essere gentleman non è una moda, è uno stile. É il nostro modo di stare al mondo. Continua a leggere

Un grande giocatore vede autostrade dove altri solo sentieri. Vujadin Boskov<