TORINO DI PIOMBO SKY

Torino di Piombo, una storia di salvezza

Lo yin e lo yang, la borghesia e il proletariato, i torinesi e chi a Torino ci è arrivato dal sud Italia per trovare lavoro, soprattutto alla Fiat. Due fazioni diverse che intrinsecamente non avrebbero mai potuto tifare la stessa squadra di calcio e, infatti, da una parte i Granata, supportati dalla Torino bene e dall’altra parte della città, metaforicamente, la Juventus, la squadra del popolo e del riscatto sociale. Il tutto condito da un’atmosfera difficile, complicata, tumultuosa, caotica e a tratti violenta e aggressiva, ma nonostante tutto il calcio è andato avanti, sempre. È andato avanti, fermandosi per poco tempo durante le guerre, è andato avanti nonostante gli attentati, nonostante le armi e i proiettili di quegli anni Settanta e sta andando avanti oggi nonostante una pandemia. Matteo Marani ci porta dentro alla Torino di Piombo del 1977, anno che rappresenta l’intero decennio, fatto di scontri, lotta di classe, sangue, disagi economici e politici, e Torino, in tutto questo maremoto è stata la capitale indiscussa, tra la violenza per le strade e le emozioni che le due compagini sabaude regalavano ai loro tifosi, all’epoca le due migliori squadre in Italia.

Storie di Matteo Marani è sempre un prodotto plurisensoriale, mi verrebbe da dire: da una parte le emozioni che colpiscono il cuore, dall’altra i fatti che toccano la mente, la ragione, la conoscenza. I racconti che contraddistinguono questa produzione originale di Sky Sport toccano delle corde che forse non pensavi fossero presenti dentro di te, come fossero assopite e avessero la necessità di essere risvegliate, pungolate, stimolate. Matteo Marani si guarda indietro, sempre, per ricordarci cosa è stato il calcio di quegli anni, quanta italianità ci fosse in quelle squadre, dall’attacco del Toro composto dalla coppia Pulici e Graziani, alla difesa invalicabile della Vecchia Signora con Zoff, Scirea, Gentile, Cuccureddu e Cabrini, ma anche Bettega e Bonimba davanti. Talento, esperienza, passione.

torino juve 1977

Torino, in quegli anni, è stata una città piena, un riassunto fatto di persone e piazze degli Anni di Piombo: dallo storico processo alle Brigate Rosse alla caccia che Carlo Alberto Dalla Chiesa diede ai terroristi, dal compromesso storico tra Democrazia Cristiana e Partito Comunista e la violenza per le strade, tra i gambizzati, gli uccisi, i ricercati. Una stagione ombrosa e piena di odio. Ma l’Italia di quell’anno non è solo cattiveria e scontri, per fortuna si compone di quelle piccole cose a cui gli italiani non vogliono e non possono rinunciare, tra tutte il calcio e le vacanze estive.

I racconti che contraddistinguono questa produzione originale di Sky Sport toccano delle corde che forse non pensavi fossero presenti dentro di te, come fossero assopite e avessero la necessità di essere risvegliate, pungolate, stimolate.

anni di piombo 1977

Ed è per questa meravigliosa magia, che solo uno sport così immensamente amato da classi sociali disomogenee, che esiste ancora una dimensione più umana, più positiva, più serena; fino a un certo punto, perché se da una parte il Toro scudettato è una squadra incredibilmente soave e deliziosa, dall’altra, invece, la Juventus si dimostra elegante, ma allo stesso tempo devastante e frizzante. Uno scudetto che verrà ricordato per sempre. L’arrivo di Trapattoni fu decisivo: giovane, affamato, voglioso. Per gli avversari non ci sono storie, i granata e la Juventus dominano, annichiliscono, passeggiano sugli avversari: il Milan chiude decimo, la Roma e il Napoli al settimo posto, la Lazio al quinto e l’Inter al quarto, ma con un distacco di 17 e 18 punti dalle prime due squadre del campionato. Ovviamente, parliamo di un campionato con la regola dei due punti per la vittoria e non tre. Torino e Juventus giocano un altro calcio, un’altra categoria, un altro modo di intendere lo sport.

festa scudetto juve 1977 (1)
Battendo 2-0 a Genova la Sampdoria, la squadra allenata da Giovanni Trapattoni vince matematicamente il titolo tricolore

Fuori dal campo, però, da qualche anno la Fiat è in difficoltà e per la città è un segno devastante, una cicatrice che sfregia migliaia di famiglie a Torino. Quando una proprietà è allo stremo, in difficoltà, in ginocchio sono due le soluzioni possibili e Marani lo racconta con  grande chiarezza e sensibilità: o si fallisce, lasciando ad altri il faticoso proseguimento, oppure ci si rinnova. Fiat si rinnova. De Benedetti entra in società, quel poco che basta per dare il via all’auto che sarà la svolta dell’azienda automobilistica italiana: la Panda disegnata da Giorgetto Giugiaro. Ma chi salva davvero la Fiat non è un designer creativo, ma un dittatore sanguinario, Gheddafi. Il libico immette la liquidità che serviva per far ripartire il motore della Fiat. Un paradosso agghiacciante che permette all’azienda torinese di ripartire e, a Torino, se riparte la Fiat riparte tutta una città.

prostete mirafiori

Torino di Piombo – da martedì 24 novembre alle ore 19 su Sky Sport Uno e in streaming su NOW TV, alle ore 23 su Sky Sport Collection e alle 00.30 su Sky Sport Uno – è un lavoro di sintesi, di concetto, emozione e arte, di racconto storico e di vita. Sembra una sceneggiatura di un film e, invece, quegli anni Settanta gli abbiamo vissuti per davvero e hanno un peso, un valore storico, sportivo, umano. Quello che rende Storie un programma di successo è la grande capacità degli autori di dare al calcio il giusto posto nel mondo, nella vita delle persone, nei sentimenti degli appassionati, ambientando sempre l’evento sportivo all’interno del periodo socio politico e culturale di un Paese e, soprattutto, di una città. Un confronto che porterà sul tetto d’Italia la Juventus per un solo punto sul Torino, un duello che ha salvato una popolazione intera dalle fatiche della quotidianità e ha regalato emozioni e distrazioni a una città con le strade sporche di sangue, le tasche vuote, ma gli occhi e il cuore pieni di amore per il pallone.

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Essere gentleman non è una moda, è uno stile. É il nostro modo di stare al mondo. Continua a leggere

Un grande giocatore vede autostrade dove altri solo sentieri. Vujadin Boskov<