violenza stadi francia
La polizia e gli steward intervengono durante l'invasione dei tifosi del Lens invadono il campo durante la partita della Ligue 1 francese contro il Lille allo Stade Bollaert-Delelis di Lens - Foto: Reuters

La crisi del calcio francese è solo dentro gli stadi?

La stagione in corso della Ligue 1 è stata costellata finora da molti incidenti fuori e dentro gli stadi. Nell’opinione pubblica transalpina è nato un acceso dibattito sull’attuale legislatura che regola l’accesso agli stadi e sulla sua efficacia nel contrastare fenomeni che impediscono il corretto svolgimento dell’evento sportivo. Da questo punto di vista la storia del campionato francese è simile a quella degli altri, però, il livello di scontro a cui si è arrivati quest’anno non ha precedenti per continuità e quantità. Tutto ha avuto inizio l’8 agosto scorso, allo Stade de la Mosson di Montpellier, in occasione del match tra la squadra di casa e l’Olympique Marsiglia. La partita è molto tirata e lo stadio è una bolgia. Sul 3-2 per gli ospiti, dal settore più caldo del tifo locale, parte una selva di bottigliette d’acqua verso la linea laterale, proprio mentre sta per entrare in campo Valentin Rongier, calciatore dell’OM, che viene colpito al labbro superiore. L’arbitro interrompe il gioco una prima volta per 12 minuti per poi  interromperlo definitivamente quando un nuovo lancio di bottigliette impedisce all’OM di battere un calcio d’angolo.

La disciplinare della LFP – la lega professionista francese – convalida la vittoria per i marsigliesi e la chiusura dello stadio del Montpellier per 3 partite. Due settimane dopo, il 22 agosto, lo scenario degli incidenti diventa l’Allianz Rivera di Nizza. In campo si gioca il Derby della Costa Azzurra, una delle partite più sentite di Francia. Di fronte ci sono due mondi agli antipodi: Nizza, la capitale glamour del sud, e Marsiglia, il grande porto multiculturale aperto sul Mediterraneo. Le tifoserie rappresentano in toto questa antitesi culturale e sociale. Nella curva del Nizza ci sono gli Ultras Populaire Sud Nice, collocati all’estrema destra e amici storici della Curva Nord Milano, mentre al Velodrome di Marsiglia c’è il Virage Sud, uno degli avamposti dell’estrema sinistra curvaiola europea. La partita è condotta per 1-0 dai padroni casa. Al 75° minuto Dimitri Payet, mezzapunta dell’OM nata all’Ile de la Reunion, si sta dirigendo alla bandierina per battere un calcio d’angolo sotto la curva nizzarda. Prima che arrivi alla bandierina un lancio di bottigliette parte contro di lui e viene colpito anche il compagno di squadra Alvaro Gonzalez. I due reagiscono e le rispediscono al mittente e scoppia il finimondo. I tifosi locali sfondano il debole cordone degli steward che li separa dal terreno di gioco e puntano dritti i calciatori bianco-azzurri. A farne le spese sono Mattéo Guendouzi e Luan Peres, che alle telecamere mostrano evidenti segni di strangolamento e ferite sul collo.

neymar bottiglia olympique marsiglia
Follia nel primo tempo di Olympique Marsiglia-Psg: Neymar ha dovuto battere un calcio d’angolo protetto dalla sicurezza, che ha dovuto alzare gli scudi per difendere il brasiliano dal lancio di oggetti. E ora il Marsiglia rischia una penalizzazione in classifica.

La partita viene interrotta per non riprendere più. Infatti l’OM si rifiuterà di scendere nuovamente in campo. Partono accuse incrociate tra le due dirigenze e a buttare altra benzina sul fuoco ci pensa la commissione disciplinare della LFP che, a un mese dai fatti, fa uscire un verdetto a dir poco sorprendente. La partita deve essere rigiocata, Pablo Fernandez è sospeso fino a giugno 2022, Alvaro Gonzalez si prende due giornate di sospensione e una viene comminata a Dimitri Payet. In seguito agli incidenti al Nizza sono comminati 2 punti di penalizzazione e 3 match a porte chiuse. Il 18 settembre durante Lens – LOSC, 100 tifosi di casa cercano invadere il settore ospiti dove sono assiepati i supporters ospiti. La dirigenza del Lens infligge 40 allontanamenti da stadio e per il resto della stagione sono vietate le trasferte ai tifosi del Lille. Il giorno dopo al Parc des Princes, casa del PSG, un bambino di 11 anni viene colpito alla testa da un seggiolino lanciato dai tifosi dell’Olympic Lione. Altri eventi si susseguono a Metz, Sant’Etienne, Marsiglia e culminano con un incidente a Lione che vede ancora una volta coinvolto Payet. Sono passati solo 3 minuti e 54 secondi dal fischio d’inizio e il trequartista si appresta a battere un angolo quando viene colpito al volto da una bottiglietta d’acqua lanciata dalla curva dell’OL. Dopo due ore la gara è annullata e la disciplinare dà la vittoria a tavolino all’OM. Il conto finale è di 9 partite sospese o annullate per eventi extra sportivi. Un numero che è significativo ma che va commisurato al numero totale delle partite disputate. Che cosa sta succedendo in Francia?

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La polizia e gli steward intervengono durante l’invasione dei tifosi del Lens invadono il campo durante la partita della Ligue 1 francese contro il Lille allo Stade Bollaert-Delelis di Lens – Foto: Reuters

Per prima cosa dobbiamo ricordarci che gli stadi francesi sono stati chiusi al pubblico per circa un anno, per far fronte all’emergenza sanitaria pandemica. Questo ha fatto da camera di compressione che poi è esplosa tutta insieme al momento in cui la tifoseria è tornata sugli spalti. Non si tratta di giustificare le violenze, che sono ovviamente ingiustificabili, ma di cercare di inquadrarle in un ragionamento più ampio della mera cronaca. La sospensione della socialità da stadio ha bloccato meccanismi emotivi consolidati. Perciò è fondamentale attivare un ragionamento sul rinnovato bisogno di stare insieme dopo mesi di isolamento sociale e il semplice e impellente esercizio fisico liberatorio che dà il fare un coro allo stadio. Questo non deve fungere da innesco per comportamenti inaccettabili e che minano la fruizione dell’evento sportivo, ma è una lente necessaria per leggere che cosa sta succedendo. Inoltre, c’è da mettere in conto l’impreparazione degli steward presenti. Ma anche in questo caso è fondamentale attuare una distinzione, perché la responsabilità principale è quella di chi mette in mano a non professionisti la gestione della sicurezza di uno stadio; quegli stessi steward che sono in larga maggioranza giovani disoccupati e perciò costretti ad accettare lavori come questo per 5 euro l’ora. Siamo convinti che sia il caso di rischiare la propria incolumità fisica per uno stipendio da fame come questo?  

La responsabilità principale è quella di chi mette in mano a non professionisti la gestione della sicurezza di uno stadio; quegli stessi steward che sono in larga maggioranza giovani disoccupati e perciò costretti ad accettare lavori come questo per 5 euro l’ora.

Dal lato legislativo in Francia esistono già strumenti repressivi per controllare l’accesso agli stadi e sono contenuti dentro la Loi Larrivé del 10 maggio 2016. Grazie a questi, i club hanno il totale controllo di ciò che succede negli stadi, quindi possono decidere arbitrariamente chi merita di non entrare più allo stadio, punendo chi si macchia di comportamenti sbagliati ma più spesso colpendo chi non è loro vicino. Una risoluzione dei conflitti molto pilatesca. Nella Legge esiste anche uno strumento di dialogo tra i tifosi e lo Stato: l’Instance nationale du Supportérisme. Questo ente si prefigge di contribuire al dialogo tra i tifosi e tutte le altre parti coinvolte, nell’ottica di renderli più partecipi dell’evento sportivo. In pratica, la Loi Larrivé è una via di mezzo tra il modello repressivo anglo-italiano e quello più dolce tedesco. Chi paga le conseguenze di queste misure di controllo sono in particolare i tifosi dei settori popolari, che sono composti da persone meno inquadrabili, una condizione difficilmente accettabile in una società iper-controllata come la nostra. Le istituzioni francesi si sono ritrovate in un vero e proprio cul de sac e il fatto che siamo a pochi mesi da un’elezione presidenziale in cui la questione della sicurezza e del controllo sul diverso e sul meno catalogabile sono centrali, sicuramente non rende il loro compito più semplice. Lo scontro in corso in Francia è ideologico e riguarda la qualità del vivere lo stadio come spazio sociale. Siamo sicuri che a forza di stracciare la passione dei tifosi, poi gli stadi non rimangano vuoti?

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Essere gentleman non è una moda, è uno stile. É il nostro modo di stare al mondo. Continua a leggere

Un grande giocatore vede autostrade dove altri solo sentieri. Vujadin Boskov<