napoleon film

Napoleon, hic cineres ubique nomen

Comprimere 20 anni di tumulto politico e militare su scala mondiale in 158 minuti è sempre arduo: si corre il rischio di tagliare momenti e personaggi importati. Ma in Napoleon alcune libertà prese dal regista Ridley Scott sono così sconcertanti da allontanare chiunque dall’esperienza cinematografica: Napoleone carica la Grande Armée con la sciabola al primo segnale come un capitano dei fumetti; la Battaglia di Austerlitz, la sua più grande vittoria, diventa un trabocchetto cartoonesco su ghiaccio; Waterloo è ridotta a uno scontro frontale. Le libertà creative dovrebbero migliorare un film, ma qui queste grandi e sanguinose battaglie che hanno definito un’epoca sono diventate episodi noiosi e parziali. Napoleone è stato un figlio della rivoluzione, non solo perché ne ha ereditato lo strumento della sua gloria, l’esercito, ma anche perché, come scrive Vittorio Criscuolo, “la sua personalità di stratega, di uomo politico, di statista è interamente legata all’esperienza degli eventi rivoluzionari“. Eppure nel film Napoleone appare come un uomo monodimensionale, privo di quel retaggio sovversivo che tutti, soprattutto i suoi nemici, mai dimenticarono.

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Ma nonostante questo, il difetto principale del film è la sua trama sciocca e quella sua costante indecisione su ciò che vuole essere. Il tentativo di Scott di coprire l’ascesa politica dell’eroe corso fino alla sua caduta cozza con la mancanza di una coerenza narrativa. A tratti è sembrato come se Scott volesse realizzare un film su Napoleone e Giuseppina: la storia di una snob aristocratica vedova che per protezione passa da un amante all’altro fino a quando si trova tra le braccia di un soldato trasandato; l’amore che il militare prova per lei viene accolto con fredda indifferenza, prima che la dinamica di potere cambi e il matrimonio collassi progressivamente.

Napoleone fu un uomo divisivo: geloso e meschino, ma occasionalmente magnanimo; era indiscutibilmente un tiranno, ma introdusse il liberalismo politico in tutta Europa; un gigante per i francesi, rimane un odiato nemico per gli inglesi. Però, non era di certo un imbecille capriccioso, come viene rappresentato nel film. Joaquin Phoenix interpreta Napoleone come una figura stupida, una caratterizzazione ridicola che fatica a conciliarsi con il peso storico di un personaggio diventato in qualche modo l’uomo più potente d’Europa.

Quando il film (finalmente) termina, lo schermo nero elenca le vittime delle guerre di Boney, come lo chiamano sprezzantemente gli inglesi. Un palese tentativo di creare dei sensi di colpa in chiunque abbia ammirazione per l’eroe d’oltralpe. Eppure il film non riesce nemmeno ad enfatizzare questo suo lato egocentrico e tiranno, risultando un melodramma superficiale delle hit napoleoniche. Anche come pezzo di propaganda inglese, il film delude miseramente.

La bellezza di un personaggio così voluminoso nella storia dell’umanità è quella di avere diversi angoli da esplorare. Per nessun personaggio storico come per Napoleone sono stati studiati con tanta attenzione, e fino nei minimi particolari, le abitudini, gli affetti, gli aspetti più comuni dell’esistenza. Il film avrebbe potuto trattare dell’ossessione crescente di Napoleone nel vincere la grande rivalità con l’Inghilterra, o di come, attraverso la letteratura, l’arte, l’architettura e tutti gli altri strumenti della propaganda di regime, sia stato il principale artefice del proprio mito, o della sua relazione con i suoi fratelli, in particolare del rapporto complicato con il fratello Luciano, protagonista nei due momenti cruciali della sua carriera politica (la rottura con Paoli e il colpo di Stato del 18 brumaio). Ciononostante, tralasciando gli enormi errori storici, tutto nel film viene trattato con vacuità; perfino l’inizio, che sembra promettente con il tentativo di raccontare la scalata al potere, perde il nesso logico passando dall’assedio di Tolone alla storia d’amore con Giuseppina. Scott aveva tra le mani non solo un personaggio straordinario, paragonato nelle poesie di Pierre-Jean de Béranger persino al messia, ma anche uno dei momenti più ricchi della storia moderna, eppure è riuscito a succhiarne via tutto il grandioso.

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