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#OneToOne: Marco Melandri

Dalle BMX alle minimoto, un’evoluzione che ha instradato sin da subito la carriera di Marco Melandri. Solo oggi, però, dopo la vittoria nel mondiale 250 e il record di vittorie (22 successi) in Superbike, Marco torna al mondo delle bici, tra e-Bike e Mountain Bike. Abbiamo parlato con lui per conoscere tutto sulla nuova vita dell’ex Campione del Mondo.

Come stai vivendo questa pandemia a livello umano, non solo sportivo?

All’inizio mi ha dato l’idea di essere pericolosa e ho visto molta superficialità. Poi passata la prima fase per fortuna la vita è ripartita e poi adesso c’è un effetto opposto. Mi sembra che ci sia un po’ di terrorismo psicologico. Se provassimo a spegnere la televisione e a vivere, con le dovute precauzioni, ci sarebbe molta meno ansia.

Com’è la nuova vita di Marco Melandri tra Superbike, rientro e addio, commento tecnico su DAZN e il mondo delle eBike?

Mi piace davvero tanto. All’inizio il problema più grosso è stata la paura di cambiare, la paura di non correre più in moto. Una volta che questo aspetto è stato archiviato mi sono sentito più libero, più leggero, mi sono liberato di un peso che non era facile da scrollarsi di dosso. Quest’anno sono tornato in pista, ma solo per qualche gara perché la situazione era abbastanza particolare: le gare erano tutte in Europa, avrei dovuto sostituire un pilota infortunato, con le gare in bici c’era pausa e allora ho voluto accettare anche per provare la Ducati V4. Però, dopo solo una gara sentivo che non era più il mio mondo, non mi sentivo più a mio agio e sono uscito abbastanza velocemente. La mia vita nuova mi piace. Vivo più tranquillo, con meno stress, meno pressioni e mi godo molto di più la quotidianità e lo sport amatoriale che pratico con la Mountain Bike e l’eBike.

Ma è un amore che è scemato, quello per le moto, o semplicemente la vera passione è sempre stata più per le bici?

No, assolutamente. L’amore per la moto non finirà mai. La moto è stata la mia vita non è stato un lavoro. Fortunatamente ho guadagnato, ma non l’ho mai fatto per soldi. E poi mi ha dato tanto e tutto questo know-how, tutta l’esperienza che ho, la voglio sfruttare e trasferire a chi può farne tesoro. La bici, però, è nella mia vita da sempre, prima la usavo per allenarmi, adesso invece riesco a godermi lo sport senza tabelle di marcia, senza stress, ho ritrovato il tempo libero.

La mia vita nuova mi piace. Vivo più tranquillo, con meno stress, meno pressioni e mi godo molto di più la quotidianità e lo sport amatoriale che pratico con la Mountain Bike e l’eBike.

Com’è essere dall’altra parte e commentare i tuoi ex colleghi?

Mi piace molto. Poi io cerco di dare un punto di vista tecnico, ma diverso da quello che si è visto fino adesso. Io cerco di spiegare come vive la gara, cosa pensa un pilota. Sono sensazioni che ho vissuto in prima persona e che posso raccontare agli spettatori. Ogni momento della gara è diverso e invece di concentrarmi sui tecnicismi, mi concentro sulla parte più del ragionamento e dell’emotività di un pilota. Secondo me, nel 2020 – ormai si sa quasi tutto sulle moto – è la cosa più interessante.

Ti piacciono le e-Bike, come ti stai trovando?

Ma guarda mi hanno aperto un mondo. Non solo per me, per noi che andiamo spesso in bici, ma per tutti. Permettono a chi non è allenato di fare salite importanti e vedere posti incredibili. Mentre per chi è allenato permettono di fare cose diverse dalla bici muscolare, magari percorsi più tecnici. Insomma, secondo me sono mezzi davvero interessanti.

Come mai hai aperto il canale YouTube?

Ma guarda all’inizio l’ho fatto per gioco. Anche perché si vede che non sono capace di montare, poi ogni tanto l’audio gracchia. Però, pian piano sto imparando anche a fare questo. La mia idea non è quella di farne un lavoro, anche perché i creatori di contenuti sono di un altro livello, ma è quella di raccontare come uno sportivo come me è una persona normale, che si diverte con gli amici e cerca di dare consigli veri, ma in modo leggero e divertente.

C’è qualcosa che ti affascina oltre al mondo delle due ruote?

Passioni ne ho tante, alcune mi sembra tardi per coltivarle. Amo la musica, suonavo il pianoforte e da ragazzino ho sempre fatto il deejay, ma sono abbastanza uno svuota pista, diciamo. Ascolto di tutto, ma sono un più sul progressive, minimal, non commerciale.

Portiamoci avanti: Dj Macio o Dj Marco?

Mi chiamavano Dj Jouary, come il giocatore dell’Inter scarsissimo che veniva dal Brasile.

Secondo me il momento più bello, ricco, appassionante di un atleta è quando si rialza da una caduta, quando va avanti dopo un errore, quando si riprende dopo una batosta. Qual è quel momento per Marco Melandri?

Purtroppo i momenti negativi ti rimangono più scolpiti nella mente e nel cuore rispetto a quelli positivi, ma sono anche quelli che ti fanno crescere di più a livello personale. Avrei voluto fare scelte diverse anche se probabilmente tornassi indietro rifarei tutto allo stesso modo. Nel 2012 ho perso un Mondiale Superbike per pochi punti con BMW. Fu un mondiale strano perché a tre gare dalla fine della stagione, ero in testa, il capo del team arrivò e disse che a fine anno avremmo chiuso il team. Ovviamente fu tutto molto complicato da lì in poi.

Amo la musica, suonavo il pianoforte e da ragazzino ho sempre fatto il deejay, ma sono abbastanza uno svuota pista, diciamo.

E come si affronta una decisione del genere?

È molto difficile perché non dipende da te. Se nello sport puoi avere un’altra occasione, quando succedono questo tipo di cose non puoi farci nulla, non puoi controllare e quindi secondo me l’unico modo è cercare di farle scivolare addosso e pensare solo a ciò che puoi davvero controllare, quindi la prestazione.

Ma Marco Melandri che tipo di persona è?

È difficile autogiudicarsi. Cerco di essere una brava persona, quotidianamente. Provo a essere soprattutto sincero e onesto. A me non piace chi non lo è. Credo sia fondamentale per creare delle relazioni essere trasparenti, veri e avere dei valori, prima di tutto. Qualsiasi di cosa una faccia prima deve essere umano e poi c’è tutto il resto, l’atleta, l’imprenditore, il medico, ma prima di tutto siamo umani.

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Un grande giocatore vede autostrade dove altri solo sentieri. Vujadin Boskov<

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