Roland Garros

Chi era Roland Garros?

Molto probabilmente non sapremo mai con certezza a cosa pensava Marcelle quella mattina del 1913. Sicuramente faceva freddo, se crediamo a quanto dice Jean Cocteau, e lei aveva addosso un cappotto di pelliccia. Probabilmente sarà stata stanca vista la levataccia alla quale era stata costretta, ma il caffè non mancava (non manca mai in quelle situazioni). A guardarsi in giro si vedevano solo uomini e nessuno di loro era in borghese. Magari era seduta vicino ad una finestra e teneva per sé le sue emozioni. Intorno a lei era un via vai di berretti e lustrini, una danza eccitata di stelline e spalline decorate. In quell’epoca andavano i baffetti, quelli alla De Gaulle, e le cinture a vita alta che stringevano la giacca. Certo, esistevano anche abiti più comodi ma la disciplina e il rispetto della divisa erano valori primari per l’Aéronautique Militaire, come si chiamava all’epoca dei suoi primi anni la divisione aerea dell’esercito francese. Il sole stava per sorgere, ma non ancora. Sarà stata avvisata da un sottoufficiale: “Sta per cominciare”. Il momento era arrivato, indietro non si poteva tornare.

Parigi 1913

Venticinque anni prima

Mentre Londra stava facendo i conti con Jack lo Squartatore, a La Reunion, qualche lega a est del Madagascar, veniva alla luce Eugène Adrien Roland Georges Garros. Allora come ora quella era terra francese e venne quindi registrato come cittadino – seppur d’oltremare – dell’Hexagone. Fine del secolo e borghesia francese benestante significavano viaggi e il giovane Roland fece presto esperienza di cosa fosse il mondo. Prima seguì il padre a Saigon, che in quell’altro angolo dell’impero aveva deciso di stabilire i suoi affari, poi, a soli dodici anni venne inviato a Parigi (due mesi di traversata per mare) per completare gli studi. Non si fermò molto nella capitale a causa della sua precaria condizione di salute e sotto consiglio medico si trasferì a Cannes. Il sud della Francia scaldò l’animo e il corpo del ragazzo che ritrovò presto salute e forza. Si cimentò allora in tanti sport: fu eccellente ciclista e se la cavava ottimamente anche a calcio.

Studiava anche, non era il primo della classe ma i risultati arrivarono e venne ammesso all’HEC di Parigi, un istituto di economia e commercio che fa parte delle Grandes Ecolès, rimaste famose a lungo per essere il bacino dal quale venivano pescati gli alti funzionari dell’amministrazione francese. Lì strinse amicizia con Émile Lesieur, grazie al quale aderirà alla sezione di Rugby del club sportivo Stade français, dove giocherà anche un po’ a tennis, senza però diventare un campione. Con Émile resterà legato tutta la vita e anche per tutti noi giocherà un ruolo fondamentale, ma questo Roland non lo seppe mai. Finiti gli studi iniziò poi a lavorare per un’azienda di automobili e cominciò ad appassionarsi a meccanica e velocità. Nel frattempo il padre, che era un avvocato e ci teneva che suo figlio ripercorresse le sue orme, gli tagliò i viveri e da lì in poi Roland iniziò a doversela cavare da solo, condizione che non lo abbandonò più per tutta la vita. Aprì un suo salone di auto con il quale fece una discreta fortuna e durante una visita ad una fiera di aeromobili decise di comprarsi il meno caro che vide in vendita, un Demoiselle. La sua leggenda iniziò lì.

Roland Garros

L’uomo sogna di volare

Imparò da solo a pilotare quel trabiccolo che si era comprato (aveva il rassicurante soprannome di “ammazza-uomini”) e in poco tempo divenne piuttosto abile. Da lì in poi iniziò la sua vita in cielo. Si unì ad un circo di areoplani e partì per gli Stati Uniti e da lì andò Messico e poi ancora fino a Cuba. Iniziò a gareggiare nelle sfide dell’aria, vincendo e perdendo, senza un attimo di sosta. Le gare tra piloti avevano i nomi di città famose, come la Madrid-Parigi o la Angers-Cholet-Saumur o il meeting di Vienna e Roland le affrontò senza risparmiarsi. Ma le gare non gli bastavano. Si spinse ancora più lontano, in Sudamerica. In Brasile sorvolò per primo la baia di Rio de Janeiro e la foresta amazzonica, congiungendo San Paolo e Santos. Tenne a battesimo i militari dell’arma, diventando uno degli iniziatori dell’aviazione di quel Paese. Si dava da fare anche fuori dalla cabina di pilotaggio, soprattutto in società. Proprio a Parigi, forse ad una festa, conobbe Marcelle e stando alle cronache fu amore a prima vista. Lei era bionda, come vogliono i poeti, e riservata, come la voleva la società. Sappiamo poco sul suo conto, ci teneva a non destare pettegolezzi e a pensarci bene questo non fa che accrescere il fascino di quella coppia. Roland era molto innamorato e il suo circolo di amici si allargava. Conobbe anche Ettore Bugatti, al quale commissionò un’automobile che ancora porta il suon nome. La vita sicura nella capitale non faceva per lui però, e così sul finire dell’estate del 1913 partì con la sua compagna verso il sud della Francia, con in testa un’idea pericolosa.

Garros per sempre

Il monoplano Morane-Saulnier era pronto sulla pista di decollo della base militare di Fréjus. Era stato modificato per accogliere duecento litri di benzina e una sessantina di olio di ricino, che doveva servire da lubrificante. Il sole stava per sorgere, ma non ancora. Marcelle, avvisata che la partenza era imminente, aveva un groppo in gola: Roland Garros stava per diventare il primo uomo al mondo ad attraversare il Mediterraneo senza scalo o, come era già successo ad altri, sarebbe morto provandoci. Ore 5:47, cielo pulito e vento calmo. L’aereo decollò. Dopo una partenza senza intoppi il monoplano lasciò i cieli della Corsica e transitò sopra le bocche di Bonifacio. Il motore da 80 cavalli andò due volte in panne ma Garros riuscì a riparalo in volo anche se un pezzo si staccò e cadde chissà dove. Dopo quasi otto ore il velivolo, con solo cinque litri di carburante a bordo, raggiunse l’aeroporto di Bizerte, in Tunisia. L’impresa era compiuta. La Francia esultò, il pilota venne portato in trionfo a Marsiglia. I giornali si riempirono di illustrazioni e la notizia dell’impresa raggiunse ogni angolo dell’impero. Roland Garros divenne più famoso che mai.

La fine della storia

Il giovane non si godette a lungo la sua fama: l’estate successiva un altro ragazzo, Gravilo Princip, uccise l’arciduca Francesco Ferdinando in visita a Sarajevo con un colpo di pistola, segnando l’inizio della Prima Guerra Mondiale. Garros si arruolò e anche sotto le armi si distinse su tutti. Mise a punto una protezione per l’elica che permetteva di sparare frontalmente con una mitragliatrice senza danneggiare l’aeroplano e con questa innovazione abbatté alcuni nemici. Venne catturato dai tedeschi (che perfezioneranno il suo metodo inventando lo sparo sincronizzato attraverso l’elica) e rimase in prigionia per tre anni. Una volta riuscito a scappare tornò a volare ma durante un combattimento aereo sulle Ardenne, il 5 ottobre 1918, venne centrato, forse da un Fokker, che lo fece esplodere ancora in volo. Il giorno dopo avrebbe compiuto trent’anni e in cinque settimane sarebbe arrivato l’armistizio.

Nove anni dopo i fatti della guerra il prestigioso club sportivo dello Stade français si preparò ad accogliere il suo nuovo presidente nonché ex atleta: il famoso Émile Lesieur. Proprio sui terreni del club, in quell’anno, doveva essere costruito il nuovo stadio del tennis, nel quale i Moschettieri avrebbero dovuto difendere la Coppa Davis vinta contro gli Stati Uniti. Stando ai rapporti, mentre si discuteva del progetto, Lesieur disse: “Non tirerò più fuori un soldo dalle mie tasche se questo stadio non avrà il nome del mio amico Garros“, consegnando la memoria di Roland a tutti noi.

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Essere gentleman non è una moda, è uno stile. É il nostro modo di stare al mondo. Continua a leggere

Un grande giocatore vede autostrade dove altri solo sentieri. Vujadin Boskov<