union berlino

Il derby di Berlino Est

Anche se i berlinesi non si considerano abitanti di una città calciofila, secondo una ricerca della rivista Berliner Morgenpost, Berlino è una città calcisticamente divisa. I quartieri occidentali sono quasi tutti schierati per l’Hertha BSC, mentre nell’area degli Zonis (termine dispregiativo con cui i tedeschi dell’Ovest indicavano gli abitanti del settore – zone – sovietco) ecco prevalere due squadre: l’Union FC e la Dynamo.

union berlin fan

La storia dell’Union e della Dynamo è un’ottima cartina di tornasole per mostrarci quali tracce abbia lasciato l’epoca della DDR dopo la Riunificazione. Union e Dynamo sono l’una la nemesi dell’altra, ma entrambe ricalcano uno stesso passato che le ha segnate nel bene e nel male. Ai tempi della Germania dell’Est, l’Union coltivava una feroce rivalità nei confronti della Dynamo, di gran lunga la squadra più ricca e competitiva del Paese (spesso favorita anti sportivamente) in virtù del rapporto di patronato con la STASI e con il suo fondatore, Erich Mielke. Non di rado, in occasione delle partite, le rispettive tifoserie vennero allo scontro fisico. C’è un detto, comparso per la prima volta su una rivista satirica, che piace molto ai tifosi dell’Union:

Non tutti i tifosi dell’Union sono nemici dello Stato, ma tutti i nemici dello Stato sono tifosi dell’Union.

Un motto che sottolinea bene il lato ribelle della squadra, che fin dalla sua fondazione è sempre stata legata all’ambiente operaio, di sinistra, rivoluzionario; durante gli anni Venti molti giocatori provenivano dal quel milieu. Ancora oggi prima dell’inno lo speaker dell’Alte Försterei racconta la storia degli Schlosserjungs, i “Ragazzi fabbri”, e i tifosi ancora si salutano tra di loro dicendo Eisern, “Ferro”. Tifare o giocare per l’Union è sempre stato alla stregua di un atto di contestazione, specie ai tempi della DDR. Questo suo lato sovversivo le ha permesso di diventare il club tedesco più cool dopo la Riunificazione. Andare a vedere una partita dell’Union è un’esperienza unica, quasi mistica. L’Alte Försterei è completamente diverso da qualsiasi altro stadio europeo: per arrivarci non si attraversa il solito maggese di parcheggi, cemento e fanghiglia, ma si entra in un’oasi di pace e verde. Il suo approccio meno commerciale, i posti in piedi allo stadio, i suoi tifosi un po’ ribelli e un po’ hipster che non risentono dell’Ostalgie (nostalgia dell’Est) e, certo, i risultati sportivi sempre più incoraggianti hanno reso l’Union un’attrazione anche oltre i confini nazionali; molti sono in fan che arrivano all’Alte Försterei addirittura dall’Inghilterra.

Il suo approccio meno commerciale, i posti in piedi allo stadio, i suoi tifosi un po’ ribelli e un po’ hipster che non risentono dell’Ostalgie e, certo, i risultati sportivi sempre più incoraggianti hanno reso l’Union un’attrazione anche oltre i confini nazionali.

Il legame tra il club e i suoi tifosi è qualcosa di unico. Spesso si sono resi protagonisti di iniziative che hanno permesso al club di sopravvivere nei ripetuti periodi di crisi che ha dovuto affrontare nei primi decenni della Riunificazione. L’iniziativa più nota e imponente è stata Sangue per l’Union. Nel 2004 la squadra retrocesse dalla serie B al campionato regionale, e cronicamente al verde, rischiava di non riuscire neppure ad iscriversi. I tifosi andarono in massa a donare il plasma e i soldi ricevuti li versarono sul conto del club. L’iniziativa fu un tale successo che non solo permise al club di registrarsi regolarmente al campionato, ma ebbe un’eco internazionale impensabile.

sangue per l'union

Dall’altro lato, la Dynamo Berlino (Bfc) non gode della stessa fama. La sua storia è visceralmente connessa a quella della DDR, un retaggio che ancora fatica a scrollarsi di dosso. È un nobile caduto in disgrazia. Dopo aver vinto dieci titoli nazionali consecutivi tra il 1978 e il 1988, con la caduta del Muro è sprofondata negli abissi delle serie inferiori. Per cercare di cancellare il passato, nel 1990 cambiò nome, diventando l’FC Berlin ma senza risultati evidenti, così nove anni più tardi riprese la denominazione passata. Se l’Union è vista come una squadra di culto è anche, strano a dirsi, per via dei tifosi della Dynamo. Oggi la tifoseria della Bfc è associata agli ambienti di estrema destra, ma all’epoca della DDR era più variegata. Solo a partire dagli Ottanta, la Dynamo divenne il covo di ragazzi violenti e ribelli, anche se non c’era ancora nulla di politico nel loro approccio. Per quei ragazzi sbandati era solo un passatempo provocatorio e stranamente divertente. Come quando a Dresda, si fecero beffe della carenza alimentare che aveva colpito la città lanciando banane e gridando: “Vi abbiamo portato qualcosa da mangiare: banane!“. Era un gruppo di teppisti talmente apolitico che quando Lutz Eigendorf, astro nascente del calcio tedesco socialista, morì in circostanze misteriose (pare ucciso dalla STASI), aprirono un fan club a lui dedicato. Ascoltavano musica dell’Ovest, preferibilmente punk, e durante le partite c’era addirittura chi urlava “Frieie Liebe!“, “Amore libero!”. La STASI reagiva in maniera relativamente soft perché era felice che il suo club avesse dei supporter, ma la situazione cambiò radicalmente alla fine degli anni Ottanta quando si rese conto che stava perdendo il controllo. Ormai, però, era troppo tardi. 

Conferenza inaugurale della Dynamo il 27.3.1953 presso il Palazzo di Berlino-Grünau con Erich Mielke

Nell’anarchia post Riunificazione la Dynamo divenne l’incarnazione del sistema passato, e solo quel mucchio selvaggio le rimase fedele, anche se nel frattempo si era spostato sulle sponde sempre più estreme della destra. “Dal punk al neonazismo la strada era breve“, per citare Alina Schwermer, giornalista sportiva e berlinese d’adozione. Le violenze di questo gruppo ultras fecero rabbrividire il pubblico dell’Ovest, non certo abituato a spettacoli simili; questo rafforzò ancora di più l’immaginario della Dynamo come una squadra da isolare, ghettizzare, a differenza dell’Union, dove un problema di nazisti e criminalità non c’è mai stato. Per questo, l’Union è riuscita ad integrarsi meglio (non senza difficoltà) al sistema di valori dell’Ovest. 

Oggi la tifoseria della Bfc è associata agli ambienti di estrema destra, ma all’epoca della DDR era più variegata. Solo a partire dagli Ottanta, la Dynamo divenne il covo di ragazzi violenti e ribelli, anche se non c’era ancora nulla di politico nel loro approccio.

Di certo, ad acuire la diffidenza che la parte occidentale della città aveva nei confronti di quella orientale fu la transizione traumatica dell’Oberlinga nella Bundesliga. Un processo di fusione dei due blocchi non proprio all’insegna della parità di diritti. La nuova Bundesliga prevedeva solo due squadre dell’Est, e le esclusioni furono pregne di dolorose conseguenze. Sia l’Union che la Bfc fallirono la qualificazione e questo portò a un deperimento delle società: i giocatori più talentuosi passarono nei club ricchi dell’Ovest, gli stadi e le strutture di allenamento diventarono fatiscenti, trascinando i club al collasso. Eppure, se la Dynamo ancora non si è ripresa, vittima, come detto, del suo passato criminale (anche se negli ultimi anni è evidente un cambiamento positivo), l’Union invece è riuscita a rafforzare quel suo lato piacevolmente ribelle, bourgeois bohemian, cool. Merito sicuramente delle iniziative dei tifosi, come la citata Sangue per l’Union, che hanno dato al club grande visibilità mediatica, ma anche dei risultati sportivi. Dagli inizi del Duemila la squadra ha macinato vittorie e successi, trascinati dal suo patron Dirk Zingler, presidente dal 2004 e tifoso dell’Union da quando era bambino. 

union berlin fan

L’identità dell’Est per noi non ha alcun valore, quel che conta è avere un’identità. Non si possono rinnegare le proprie origini, ovvio, l’epoca della DDR fa parte di noi. Ma è solo un periodo della storia e generazione dopo generazione sta sbiadendo.

Dirk Zingler

È questo il grande vantaggio dell’Union rispetto alla Dynamo: ha una storia che non è cementificata solo negli anni vincenti della Guerra Fredda. L’Union esisteva già cinquant’anni prima della DDR con una sua identità ben definita. Un’identità che poi è stata la base sulla quale rilanciarsi nel marasma della Riunificazione. La squadra degli operai è riuscita a diventare la Cenerentola del calcio tedesco al punto che quando il club arrivò in Bundesliga, l’opinione pubblica si commosse: una piccola squadra dell’est che non aveva mai vinto nulla arrivava nella massima serie, iniziando così un nuovo capitolo della sua storia. 

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Essere gentleman non è una moda, è uno stile. É il nostro modo di stare al mondo. Continua a leggere

Un grande giocatore vede autostrade dove altri solo sentieri. Vujadin Boskov<