Marco Bezzecchi

#OneToOne: Marco Bezzecchi

Lo Sky Racing Team VR46, quest’anno, ha puntato su di lui in Moto2. Dopo le vittorie nel 2018 di Pecco Bagnaia e la grande stagione dello scorso anno di Luca Marini, che ha chiuso secondo, il team di Valentino Rossi ha deciso di mettere Marco al centro del progetto della categoria di mezzo. Bez, come lo chiamano tutti, è un tipo sereno. Ha sempre il sorriso sul volto, ha dei capelli che ricordano un pilota romagnolo amato da tutti e un occhio furbo, ma allo stesso tempo adulto e intelligente. Marco Bezzecchi è uno dei piloti italiani più talentuosi delle categorie leggere e sa di dover essere più veloce se vuole vincere, ma non si nasconde: “Vincere è il sogno di tutti, ma non sono ossessionato. Altrimenti non ti godi mai il momento.”

Come stai?

Direi bene. Sia fisicamente che mentalmente. Arriviamo da qualche risultato positivo, come il podio al Mugello. La squadra lavora sempre molto bene e io cerco di fare sempre del mio meglio. Sono soddisfatto e sono contento di tornare al Sachsenring. Non me lo ricordo più bene, dopo vado a fare un bel giro così la studio un po’.

Marco Bezzecchi

Non basta giocare a MotoGP alla Play?

È un po’ che non gioco, ma comunque preferisco giocare a Call of Duty: Warzone. Gioco con Bagnaia, Marini, Fuligni, Migno, Antonelli, Vietti e Manzi. Facciamo dei bei gruppi. Ci divertiamo tantissimo.

Ad inizio anno tutti davano come favoriti te e Lowes. Ti aspettavi questa velocità e costanza di risultati del team Red Bull KTM Ajo?

Io ho sempre detto che guardando la classifica della scorsa stagione, senza Bastianini e Marini che sono saliti in MotoGP, io e Lowes eravamo quelli che sono arrivati subiti dietro. Però mi aspettava che Gardner fosse velocissimo. Fernandez invece non mi aspettavo così forte anche in gara. Sembra quasi che non sia un rookie.

Quindi adesso ti tocca vincere?

È ovvio. Non ci giriamo intorno. Siamo qui tutti per vincere, non ci nascondiamo. È il sogno di tutti. Ma non bisogna nemmeno essere ossessionati e sapersi accontentare, altrimenti non ti puoi godere nemmeno una buona prestazione o un buon risultato. Siamo in una fase dove posso rischiare un po’. Io sono il primo che vuol vincere, ma quando ne ho la possibilità. Bisogna sapersi accontentare. Ma se avrò la possibilità di rischiare e vincere, lo farò. Altrimenti porterò a casa il meglio.

Marco Bezzecchi

Quanto è stato bello tornare al Mugello?

È stato fantastico. Il Mugello è una pista spettacolare. Sia per ciò che la circonda, sia per il tracciato. Bella e difficile. È stato bello avere la moto tricolore, è stata un’emozione veramente figa e poi sono riuscito ad andare sul podio.

Al Mugello Dupasquier ha perso la vita. Che atteggiamento hai te verso la paura, la morte, il pericolo. Cosa pensi?

Diciamo che noi della Moto2 e della Moto3 è andata meglio perché la notizia della morte è arrivata dopo rispetto invece ai piloti della MotoGP che hanno corso appena dopo averlo saputo. Si sapeva che la gravità dell’incidente era tanta. Quando c’è un intervento così lungo, quando un pilota viene trasportato con l’elicottero e quando non ci sono aggiornamenti per tanto tempo e non sono precisi, ti immagini che la situazione sia grave. Io non so spiegare bene come reagisco. Diciamo che è una cosa che un pilota sente particolarmente. Io lo so che il mio sport è pericoloso. L’ho sempre saputo, ma l’amore che provo per questo sport mi fa mettere in secondo piano queste cose. Mi fa pensare talmente poco che alla fine nella testa il pensiero della pericolosità è meno ingombrante di quel che sembra, ma quando avvengono queste cose ti viene spesso in mente. Soprattutto i giorni a seguire. Provi a non pensarci, ma sai che c’è. E quei giorni lì te lo ricordano particolarmente. Poi alla fine si torna in moto. Che dovrebbe essere ciò che ti crea pensieri, alla fine è ciò che mi libera di più la testa.

Io lo so che il mio sport è pericoloso. L’ho sempre saputo, ma l’amore che provo per questo sport mi fa mettere in secondo piano queste cose. Mi fa pensare talmente poco che alla fine nella testa il pensiero della pericolosità è meno ingombrante di quel che sembra, ma quando avvengono queste cose ti viene spesso in mente. Soprattutto i giorni a seguire. Provi a non pensarci, ma sai che c’è. E quei giorni lì te lo ricordano particolarmente. Poi alla fine si torna in moto. Che dovrebbe essere ciò che ti crea pensieri, alla fine è ciò che mi libera di più la testa.

Torniamo al Sachsenring: com’è fare il Waterfall, quella discesona in curva 11?

È una pista incredibile. Piena di saliscendi. Non c’è un pezzo in pianura. In Moto2 arrivi in quarta piena e poi metti la quinta, arriva fortissimo. L’unica cosa è che arriva da tante curve a sinistra e quando curvi a destra ti caghi un po’ addosso, diciamo. Appena l’hai messa dentro ti sparisce la pista sotto le ruote e hai questa sensazione di vuoto nello stomaco. Insomma, è un punto molto bello.

Un aggettivo su Bezzecchi fino a oggi e uno sul Bezzecchi da domenica in poi.

Allora, cresciuto. Che non so se è un aggettivo, ma credo di essermi gestito bene durante le gare. Per il futuro… più veloce (ride) che sono sicuro che non è un aggettivo.

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Essere gentleman non è una moda, è uno stile. É il nostro modo di stare al mondo. Continua a leggere

Un grande giocatore vede autostrade dove altri solo sentieri. Vujadin Boskov<

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