la finta di garrincha

La finta, ovvero il calcio immaginato

Per chi è cresciuto nei campetti improvvisati tra il cemento e la campagna abbandonata fra le case, stile Ragazzo della via Gluck per intenderci, sa che c’è una cosa che segna il passaggio ad un altro livello considerazione durante i lunghissimi pomeriggi a correre dietro al pallone. Per poter entrare nell’empireo calcistico del quartiere bisogna saper fare le finte. Chi conosce il segreto della finta diventa una sorta di Intoccabile per la gerarchia indiana, a lui solo gli dei (o i genitori verso ora di cena) posso rivolgersi con parole che non siano di devozione. Per finta, sui campetti amatoriali, si intende mandare gli avversari da un’altra parte mantenendo il pallone più o meno fermo.

Ma perché la finta ispira tanto timore reverenziale? Bè é presto detto, la finta è il gesto tecnico più complesso da eseguire durante l’agone sportivo, da non confondersi assolutamente con il dribbling. Se al dribbling ci arriva qualunque aspirante calciatore con risultati più o meno eclatanti, alla finta ci arriva solo chi possiede il pieno controllo della propria sfera psico-somatica. La finta, da manuale del calcio, è da considerarsi un movimento del corpo atto a depistare l’avversario e a metterlo fuori gioco, non centra nulla con la forza o la velocità: vuol dire avere la testa che gira a mille e le gambe che sanno esattamente dove portarsi dieci secondi prima che lo facciano davvero. La finta non è praticata da molti calciatori professionisti perché oltre ad essere difficile in sé da eseguire, può essere visto come un gesto velleitario o addirittura di sfida durante una partita importante, vedi l’ammonizione di Mpappé durante la finale dello scorso mondiale. L’attualità calcistica ha riportato in grande auge questa arte divinatoria, ovviamente soprattutto grazie a Trent Alexander-Arnold che, sfidando un Barcellona già fuori dalla gara, si è preso il lusso di far finta di allontanarsi dal dischetto del calcio d’angolo per poi fulmineamente tornarci e affondare la difesa stupefatta.

Il gesto di Trent Alexander-Arnold ha talmente riacceso la fantasia e l’amore per il calcio da essere stato immortalato da ilarità e commenti per settimane. Noi tra tutte le cose uscite vogliamo ricordare lo splendido corto intitolato più o meno La finta di Trent Alexander-Arnold nella vita reale. Gustosissimo.

Attenzione la finta per essere presa in seria considerazione deve essere efficace, produrre cioè un vero risultato, devi saltare l’uomo o andare in goal, cosa che il giocatore del Liverpool ha fatto ovviamente. Ma chi ha invitato la finta? Esiste un padre putativo o come per la nascita degli Achei dobbiamo affidarci a fonti storiche vaghe e lontane che si perdono nel mito? Un padre c’è, ed è anche un grande padre, da tutti più o meno riconosciuto come tale e si chiama Garrincha. Due parole qui bisogna spenderle su di lui. Guardate questo video prima, poi ve le dico.

Se guardate tra tutta la bellezza espressa in questo video solo la finta e dribbling del minuto 1”15 vi accorgerete di qualcosa di strano. La palla sta ferma e Garrincha balla, ma davvero! Guardate come balla col tipico passo del tanghero, muovendo velocemente le anche e facendo salire la “scossa” piano verso le spalle. Ci vuole sangue freddo, bisogna essere convinti di aver attirato l’attenzione proprio tanto per lasciare la palla a portata di avversario, fidandosi del fatto che quello guarderà le gambe e non la palla. Garrincha lo faceva, per questo è indubbiamente il più grande fintero della storia. Ma come tuti i grandi maestri anche Garrincha ha lasciato degli eredi e tra di essi guarda caso sbucano proprio due argentini Maradona e Messi, anche se probabilmente entrambe più dotati nel complesso. Un discorso a parte vale per un’altra grande mente del calcio mondiale di sempre, Johan Cruijff. Riguardo all’olandese bisogna notare che la sua mossa, da cui ha preso nome una vera propria tecnica la Cruijff Turn. Tecnica complessa, anche se riproducile come dimostrano i vari tutorial online, che a differenza del semplice movimento di corpo richiede anche una grande facilità nel condurre il pallone dove naturalmente non andrebbe. Particolarmente difficile la mossa di Cruijff, perché richiede la capacità contemporanea di girare il corpo, muovere la palla e correre in direzione opposta rispetto a quella da cui si viene, a differenza della suprema danza degli argentini qui siamo proprio nel campo dello studio della percezione e della riproducibilità dovuta alla disciplina. Azione talmente straordinaria che vale sempre la pena di rivedere.

Per gli appassionati del genere o apprendisti professionisti che meditano di impratichirsi su tale arte, consiglio un breve giro sui mille tutorial che si possono trovare su YouTube, anche se l’avvertenza è sempre quella di distinguere tra giocate che portano ad un risultato e puro estetismo calcistico.

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