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Putin, lo sport è potere

Febbraio 2019, Sochi. È in corso il summit trilaterale con Iran e Turchia per discutere della guerra civile scoppiata in Siria, dove la Russia ha assunto una posizione primaria nello scacchiere bellico. A margine del vertice internazionale, il sessantaseienne capo di stato russo decide di andare allo Yug-Sport Center e prendere parte a una sessione di allenamento di judo. Lì Putin decide di sfidare Beslan Mudranov, campione olimpico di judo ai Giochi Olimpici di Rio de Janeiro 2016, rimanendo infortunato ad un dito della mano; cosa che non gli ha impedito di continuare il training.

Beslan Mudranov Putin

È un episodio emblematico che evidenzia non solo una profonda e viscerale passione per lo sport, ma anche come in Russia esso sia soprattutto una questione di Stato.

Che lo sport sin dai tempi dell’URSS avesse una forte valenza politica è cosa nota, ma nell’epoca del nuovo Zar si notano sfumature diverse. Innanzitutto, per Putin lo sport è una questione personale. Il suo rapporto con le arti marziali ha inizio quando aveva undici anni. I genitori non vedevano di buon occhio questa sua passione, ma ben presto capirono che era un ottimo modo per tenerlo lontano da cattive compagnie.

Ad un certo punto, i miei genitori avevano da ridire sul fatto che avessi iniziato a dedicarmi allo sport più attivamente. Credevano che mi distraesse da scuola, dovevo concentrarmi e cose del genere. Generalmente a loro il sambo sembrava qualcosa di sbagliato. Dicevano che era una sorta di lotta, quindi non bisognava cimentarsi. Anatoly Solomonovich è venuto da me in famiglia. È venuto di persona. Ha parlato con i miei genitori, li ha convinti che lo sport mi avrebbe aiutato non solo nei miei studi, ma mi avrebbe dato qualcosa nella vita.”

Anatoly Rakhlin è stata una figura chiave nella formazione del presidente russo; potremmo dire che sia stato il suo mentore. Rakhlin in mezzo secolo da allenatore ha formato più di 100 maestri di sport e tre dei quali di livello internazionale. È stato lui a formare il Presidente come atleta al punto che già 21 anni Putin era campione di Leningrado con il titolo di maestro. Per questo nel 2013 lo stesso Putin gli ha assegnato l’Ordine d’Onore “per meriti nella promozione e nel sostegno dello sport giovanile”.

Anatoly Rakhlin Putin
Putin insieme al suo mentore

Ma il judo oggi in Russia è molto più di uno sport: è una facile via per diventare oligarchi.Essere uno sparring partner di judo di Vladimir Putin è chiaramente una buona mossa di carriera” ha scritto qualche anno fa Mark Galeotti sulle colonne del magazine Business Insider. È lunga la lista di ex compagni e sparring partner di Putin che sono diventati miliardari e uomini di primo piano delle istituzioni governative e militari russe; solo per fare alcuni esempi: Arkady Rotenberg, allievo di Rakhlin insieme a Putin, ha stipulato contratti per 7,4 miliardi di dollari per i Giochi di Sochi del 2014 (ci torneremo in seguito); Igor Sidorkevich, presidente della Federazione di judo di San Pietroburgo, è diventato capo della nuova polizia militare; l’ex sparring partner Viktor Zolotov dal 2000 al 2013 è stato il capo della sicurezza di Putin e nel 2016 è stato nominato comandante in capo della Guardia nazionale russa e membro del Consiglio di sicurezza. Nell’agosto del 2018, è stato coinvolto nelle indagini della Fondazione anticorruzione e attaccato pesantemente da Alexei Navalny. La risposta del Generalissimo non si è fatta attendere e in un videomessaggio ha chiamato Navalny in duello promettendogli di fare di lui “carne tritata buona e succosa“.

Viktor Zolotov
Viktor Zolotov

Tutto questo la dice lunga su come viene gestito il potere in Russia, che, sempre per citare Galeotti, è:

un tribunale di autocrati dove le fazioni si cristallizzano non solo attorno a individui carismatici, idee comuni o interessi personali condivisi, ma anche intorno a uno sport.

Oltre al judo, Putin coltiva altre e ramificate passioni per gli sport. Lo sci è uno di questi e, come ammesso da Leonid Tjagachev, ex presidente del Comitato Olimpico russo e suo allenatore personale, i due si allenavano di notte da mezzanotte fino all’una, le due del mattino. Questo tanto per sottolineare la viscerale smania di imparare questo sport. Ma la notte, tra una sciata e l’altra, il presidente russo si cimentava anche nell’hockey su ghiaccio. Nel gennaio 2011, durante la XXV Universiade Invernale in Turchia, Putin aveva promesso a un gruppo di giovani atleti che avrebbe imparato a pattinare. Così è stato, tanto che è diventato un assiduo frequentatore della Russian Night Hockey League. Grazie a questo suo interessamento, pare che l’hockey sia diventato lo sport preferito dei magnati e politici russi che organizzano partite tra di loro per beneficenza.

putin hockey

Ma c’è solo uno sport che fa rilassare il presidente: la pesca. L’imperatore Alessandro III una volta disse che, “quando l’imperatore russo sta pescando, l’Europa può aspettare”. Secondo lui, la Russia è il posto migliore per pescare. “Francamente, devo dire che per me la migliore pesca al mondo è quella nella regione di Murmansk e nel delta del Volga nella regione di Astrakhan“, ha spiegato.

putin pesca

Capìta questa attenzione personale allo sport, è facile intuire come questo sia diventato un tema centrale nell’agenda politica russa. Solo nell’ultimo decennio la Russia ha organizzato: le Universiadi e Mondiali di atletica nel 2013, le Olimpiadi invernali e il Gran premio di Formula 1 a Sochi nel 2014, i Mondiali di nuoto nel 2015 e di hockey nel 2016, e i Mondiali di calcio nel 2018. E se consideriamo solo gli eventi più importanti come le Olimpiadi e i Mondiali di calcio la spesa è di 51 e 11 miliardi di dollari. Una mostruosità: i Giochi Olimpici più costosi della storia e la Coppa del Mondo più dispendiosa dopo quella del Brasile 2014. C’è chi sostiene che questa spesa sia stata un atto di forza di Putin che mettere a tacere gli operatori internazionali che raccontavano di una crisi economica russa, conseguenza anche delle sanzioni internazionali del 2014 comminate per l’invasione e la successiva annessione della Crimea. Ma per molti queste cifre non tornano. Dmitry Kozak, vice primo ministro a capo della commissione preparatoria olimpica, dichiarò che il reale ammontare per le Olimpiadi era così suddiviso: 16,7 miliardi per le infrastrutture e 6,7 miliardi per le strutture olimpiche. Totale 23,4 miliardi di dollari; mancano all’appello 27,6 miliardi.

olimpiadi di sochi

Questo “buco” è stato soggetto di critiche internazionali e nazionali, soprattutto, dai principali dissidenti e oppositori di Putin, Boris Nemtsov e Alexei Navalny, i quali hanno definito i giochi “a monstrous scam” (una mostruosa truffa). Secondo loro la cifra mancante sarebbe andata a società di oligarchi vicini al Presidente (vedi Rotenberg, di cui parlavamo sopra). A livello internazionale, il Times è stata la voce più critica, dichiarando che i Giochi sono stati solamente una dimostrazione del rinascente strapotere della Russia e del suo demiurgo. E se si considera la scelta della città ospite, i sospetti aumentano. Sochi, infatti, si trova nella regione del Krasnodar che confina a sud con la Georgia, Paese con il quale ci sono tensioni al limite della guerra a causa dell’invasione da parte dei russi dell’Abcasia e dell’Ossezia del Sud, due territori internazionalmente riconosciuti georgiani, e a ovest con la Crimea e la più vicina città di Sebastopoli che  de iure appartiene all’Ucraina, ma de facto è sotto il controllo russo. Senza considerare poi le tensioni che ci sono tra i russi e le popolazioni islamiche del Caucaso, tanto che il loro leader, Doku Umarov, ex-presidente della Repubblica secessionista cecena di Ichkeria, aveva dichiarato:

Hanno in programma di tenere le Olimpiadi sopra le ossa dei nostri antenati, sulle ossa di molti, molti musulmani morti sepolti nella nostra terra dal Mar Nero. Siamo come i mujaheddin e come tali siamo tenuti ad utilizzare i metodi che Allah ci consente.

Di lui non si hanno più notizie dal 2010, ad eccezione di un comunicato dell’FSB, il Servizio federale per la sicurezza della Federazione russa, in cui si legge: “Doku Umarov è stato neutralizzato.”

villaggio olimpico sochi (1)

Lo sport in Russia è un’arma di affermazione politica per rafforzare il consenso interno e per imporsi al livello internazionale. Le Olimpiadi di Sochi non sono che l’esempio più emblematico, ma non è l’unico. Putin ha messo nel mirino anche gli eSports che stanno crescendo del 30% anno su anno e che secondo alcuni analisti americani entro il 2050 sarà la disciplina sportiva più seguita al mondo. Il Presidente vorrebbe introdurli nel percorso scolastico per far si che nel prossimo futuro la Russia possa sfornare generazioni e generazioni di talenti, capaci di rappresentare lo Stato nelle competizioni internazionali. Il nuovo terreno di scontro è già stato scelto. 

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Un grande giocatore vede autostrade dove altri solo sentieri. Vujadin Boskov<