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Simon Kjær, capitano coraggioso

Simon Kjær è stato celebrato anche alla premiazione per il Pallone d’oro 2021 come una figura centrale quest’anno per il calcio mondiale. La sua freddezza nell’intervenire sul campo per salvare la vita al suo compagno di squadra e amico Christian Eriksen, gli sono valsi il rispetto e la stima del mondo del calcio in toto: senza differenze di bandiere e tifo. Per chi ha vissuto quei momenti in diretta a giugno, è ancora fresca l’emozione dell’indicibile, l’incredibile, il non considerato, che piomba sulle nostre esistenze fatte di certezze e routine.  Vedere Eriksen accasciarsi e Simon Kjær agire con la freddezza e la saggezza di chi è determinato a non accettare il fato, è stata un’immagine di dolore e allo stesso di speranza, non solo per il calcio ovviamente. Quell’opporsi alla morte che tanto ricorda i temi epici della letteratura.

Negli articoli usciti nei mesi successivi spesso si citava il capolavoro di Rudyard Kipling Capitani coraggiosi, a volte in maniera forzata giocando sul ruolo che Kjær aveva in campo in quel momento, ma forse l’accostamento ad un analisi più approfondita può rivelarsi più fruttuoso di quanto si pensi. Nel definire capitano coraggioso Kjær spesso si è fatto uso di quella retorica, a volte antipatica, che vede nei protagonisti di azioni di salvataggio degli “eroi”, da un lato per incensarli da un lato per allontanarli dalle buone pratiche quotidiane che tutti dovremmo coltivare. Salvare la vita a qualcuno, rendendosi abili nelle pratiche di primo soccorso, non dovrebbe essere un’eccezionalità, dovrebbe essere una prassi consolidata.

E qui troviamo un primo punto di similitudine con il capolavoro di Kipling, perché nelle prime pagine del libro assistiamo alla caduta in mare del quindicenne Harvey Cheyne Jr., soccorso da un altro ragazzo di nome Dan, figlio del capitano di un peschereccio. Dan, il ragazzo che salva Harvey, non ha dubbi: le vite in mare vanno prima di tutto salvate. Vecchio adagio del mondo marinaresco, in cui vige una regola orale millenaria per cui non si lascia in mare nessuno: ogni marinaio conosce bene questo principio.  Ma per farlo bisogna conoscere il mare e le sue insidie, le sue pericolosità. Stessa cosa che avviene sui campi di calcio, luogo in cui troppo spesso pensiamo di trovare solo lustrini, fisici perfetti e riflettori dei media. Soltanto negli ultimi giorni ci sono stati due morti clamorose nel mondo calcio del calcio: Sofiane Loukar, capitano dell’Mc Saida, formazione di seconda divisione algerina, e Adrien Sandjo, attaccante diciottenne che giocava nel campionato di Promozione, morto per arresto cardiaco durante la Rappresentativa Piemonte-Valle d’Aosta Under 19.

Rudyard Kipling
Rudyard Kipling

La morte sui campi di calcio esiste, quasi sempre legata ad arresti cardiaci, quindi la prevenzione il primo soccorso in campo dovrebbero oramai fare parte del bagaglio di conoscenze minime per chiunque affronti una competizione agonistica, seppur a livello non ancora professionistico. In questo, il capitano danese ha dimostrato non solo un buon sentimento, ma anche la conoscenza di procedure di primo intervento che hanno permesso di salvare la vita ad Eriksen nei primi momenti di malore, sufficientemente in tempo per permettere ai paramedici di prestare soccorso. Procedure di soccorso che devono essere insegnate e ripetute centinaia di volte prima di essere assimilate, procedure che devono essere insegnate a scuola e nei campi di calcio. Kjær ha ragione: non è un eroe, è una persona che grazie alla razionalità e alla conoscenza di un protocollo ha potuto fare un gesto che tutti dovremmo poter compiere.

C’è inoltre un grande fraintendimento sull’opera di Kipling che, invece, torna utile a sostenere il nostro accostamento fra Kjær e Capitani coraggiosi. Un interessante passaggio che Kipling sottolinea con abbastanza evidenza. Infatti, il romanzo potrebbe anche intitolarsi: Capitani coraggiosi non si nasce, si diventa. Già perché il nostro Harvey Cheyne Jr. quando entra in scena è un ragazzo viziato, ricco e facente parte di una famiglia potente, che irride il mondo, le leggi del mare e della solidarietà.  Infatti prima della caduta in mare Kipling ci fa assistere ad un dialogo che riguarda il ragazzo e che illumina a sufficienza tutta la questione.

– È una vera seccatura avere quel Cheyne a bordo – disse un uomo con un cappotto di panno grezzo, chiudendo rumorosamente la porta. – È un ragazzo insopportabile e troppo insolente.
– E il vecchio accumula denaro, non credo che voglia essere disturbato. Tra qualche anno si accorgerà che ha sbagliato ed è un vero peccato, perché c’è del buono in quel ragazzo, se si riuscisse a tirarglielo fuori.

Sarà solo dopo aver incontrato Disko Troop, il capitano del peschereccio e quindi il vero capitano coraggioso, che diventerà un uomo valoroso. Ripescato a bordo dal giovane ma educato alla vita di mare, appena è in grado di spiccicare parola Harvey insulta il luogo in cui si trova e denigra i marinari che vede intorno, compreso Disko Troop (padre di Dan). Disko Troop, uomo avvezzo ai metodi pedagogici anche forti (nel primo incontro picchia e lega ad un albero maestro Harvey)  grazie alla propria durezza svezzerà Harvey, rendendolo pronto all vita. Sempre al primo incontro tra Harvey e Disko Troop, il capitano immediatamente raddrizza il giovane: a parole e con i gesti.

Se fossi in te non definirei in questo modo l’imbarcazione che la provvidenza ha inviato per salvarti. Prima cosa è contro la religione e, seconda, mi irrita terribilmente. Io sono Disko Troop del We’re Here di Gloucester

La durezza del capitano Disko Troop e l’esempio di Dan sono l’inizio di un’educazione basata sul lavoro e sulla costanza. Non viene difficile immaginare queste parole pronunciate da qualche allenatore su un campo di calcio, per raddrizzare qualche giovane “fenomeno” che non si rende conto della barca in cui sta comodamente viaggiando. Se vi vengono in mente i recenti gesti di Esposito in Svizzera siamo in due, ma a me viene anche in mente Klopp che al primo allenamento al Liverpool ricorda che i valori del calcio non sono le macchine grosse, ma l’impegno e il sudore in campo. I soldi devono restare fuori, anche quando sono così tanti.

A metà libro troviamo una scena molto interessante dal mio punto di vista, che calza a pennello con il gesto del danese di qualche mese fa. Inconsapevolmente Kjær è diventano un esempio per migliaia di giovani, un po’ come Disko Troop e gli altri marinai sul peschereccio per Harvey. Kipling fa notare come in pedagogia non valgono granché le parole, ma servano soprattuto i gesti, perché quelli si imitano, si interiorizzano diremmo noi. E nel calcio come sulle barche, anche nella vita, si diventa grandi “imitando” gli esempi che si hanno davanti.

– È bello vedere che si impegna in tutte queste cose – disse Long Jack – Scommetto la mia paga che per una buona metà finge, ed è convinto lo stesso di essere un bravo marinaio. Guarda come incurva la schiena!
– Cominciano tutti così – ribatté Tom Platt. – I ragazzi fingono, sempre, fingono di essere uomini e continuano così per tutta la vita. L’ho fatto anch’io nella vecchia Ohio, lo so. […] Dan è pieno di idee del genere. Guardalo, si comporta come un vero lupo di mare, filacci al posto dei capelli e catrame di Stoccolma nel sangue.

Per questo Simon Kjær può essere veramente accostato ai personaggi di Kipling, perché lui è sia Dan, il giovane che salva Harley e che ne diventerà amico, sia i vecchi marinai che danno le indicazioni per la via maestra ai ragazzi che si stanno facendo. Il romanzo di Kipling ha un esito positivo: Harley tornato sulla terra ferma è comunque ricchissimo, ma è diventato un uomo sicuro di sé e consapevole del valore delle cose. Kjær ha dimostrato di essere ben conscio dei valori del calcio e della vita, dando con il suo gesto una lezione pratica di come si diventa un uomo, un capitano, dentro e fuori dal campo. La fortuna certo non gli ha sorriso quando per lui si è prospettata un’artroscopia del ginocchio sinistro che lo vedrà fermo per almeno sei mesi, ma la fronte alta e lo sguardo sereno tipico dei lupi di mare che guardano l’oceano senza paura, sono ancora stampati sulla fronte del difensore danese. 

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Essere gentleman non è una moda, è uno stile. É il nostro modo di stare al mondo. Continua a leggere

Un grande giocatore vede autostrade dove altri solo sentieri. Vujadin Boskov<