MOTO GP

Riparte la MotoGP senza LA MotoGP

Nel weekend in cui nasce Giulia Rossi, la figlia di Valentino, guarda caso inizia anche la prima stagione di MotoGP senza il Dottore. È la prima volta per la categoria, da quando ha preso questo nome, non inserire nella griglia di partenza sua maestà Valentino Rossi, e un po’ mette i brividi non solo per fan e appassionati, ma per tutti. Anche Carmelo Ezpeleta ha dichiarato che non sarà facile, ma anche che ha lavorato negli anni proprio per poter mandare avanti questo circo anche senza il suo performer più leggendario. È come se questi ultimi anni senza Rossi lì davanti a lottare per la vittoria abbia contribuito a un graduale distacco dal pilota, ma non dal personaggio che comunque, in un modo o nell’altro, rimane dentro il paddock con il team sponsorizzato da Mooney e i piloti della sua Academy, su tutti Pecco Bagnaia e Franco Morbidelli. Saranno loro, insieme agli altri italiani, a provare a tenere incollati i loro connazionali che non sono mai stati appassionati di moto, ma erano tifosi di Rossi.

valentino rossi

Un personaggio che negli anni è stato capace di entrare nelle case di tutti e restarci grazie alla sua comunicazione trasparente, solare e irriverente; grazie alle vittorie, alle esultanze fuori dall’ordinario, alle litigate, alla mediaticità. Sarà difficile trovare un italiano che possa sostituire Vale, ma quest’anno, non dimentichiamolo, sarà anche il ritorno di Marc Marquez che da un punto di vista sportivo e mediatico non vedeva proprio l’ora di lasciarsi alle spalle l’ombra di Rossi e in questa stagione, vincendo il titolo, potrebbe riuscire finalmente a raggiungere il 46 a nove titoli mondiali. Impresa riuscita soltanto a Ubbiali, Hailwood e a Valentino Rossi. Mentre Angel Nieto e Giacomo Agostini sono rispettivamente a 13 e 15 e probabilmente sono e saranno inarrivabili per chiunque anche perché, sempre bene ricordarlo, all’epoca da regolamento era possibile gareggiare in più categorie in contemporanea, oggi questo non è possibile. 

Marc Marquez

Torniamo alla stagione senza Rossi. Qualcuno raccontava che la Dorna, l’organizzazione proprietaria della MotoGP, avrebbe perso tra il 30 e il 40% con l’addio di Rossi. Questo poteva essere vero, anche se non abbiamo la controprova, se avesse lasciato al termine della stagione del 2015 ossia quella del “misfatto” o del “biscotto” o del “calcio””o del “hai visto Marquez che lo ha fatto apposta?“. Ecco, quella lì, per intenderci. Se avesse mollato lì, con quella delusione, quella scottatura, quella sconfitta, allora non avrei stentato a crederlo perché la delusione per i tifosi di Valentino era troppo alta, ma oggi, nel 2022, a più di sei anni da quella stagione, questo, sono sicuro, non accadrà. Sicuramente grazie al fatto che Bagnaia lo scorso anno ha tenuto comunque alta la bandiera italiana, ma soprattutto perché i protagonisti presenti non sono affatto di seconda mano, anzi. È vero, Marc sta antipatico alla maggior parte dei tifosi del Dottore, ma rimane un fenomeno e guardarlo correre ti riempie gli occhi di arte fatta di velocità, intelligenza, strategia, aggressività e fame di vittoria. E poi c’è El Diablo Quartararo, giovanissimo e campione in carica, che non vorrà cedere così facilmente lo scettro di nuovo volto della MotoGP a qualcun altro. E poi? Se non bastasse, ci sono gli spagnoli Mir e Rins su una Suzuki che sembra essersi rinnovata, un’Aprilia che porta avanti i colori italiani insieme alla Ducati e poi c’è l’essenza delle gare: adrenalina, paura, cardiopalma, incertezza e velocità. La velocità che come ha scritto Valentino Rossi per il dizionario Zanichelli:

Comporta movimento. Del riflesso, del pensiero, dell’attenzione, del gesto. Genera vantaggi, libidini, un pizzico di rischio, un piacere esclusivo. Il piacere di guadagnare qualcosa per raggiungere qualcosa. Un traguardo, un compimento. Velocità come eliminazione dei tempi morti, del tempo perduto, della noia, talvolta. Velocità come sistema di vivere, di vincere, di stare al mondo, essendo il mondo in piena accelerazione. È una aspirazione e, spesso, una scelta, oppure una attitudine che amplifica sensazioni, reazioni, gusto. La velocità costringe a una cura adatta, a una capacità specifica, altrimenti comporta un errore, una caduta, un rimpianto. Ci vuole testa e fisico, per la velocità. Quella padronanza che permette di apprezzare la lentezza, quando essere veloci non serve affatto.

Certo, uno così, forse, non tornerà mai più, ma il piacere intrinseco delle corse, quella versatilità, quella sensazione di inafferrabilità e di messa alla prova, quella tensione allo spegnersi dei semafori, quella gioia al traguardo, quel magone sul podio mentre parte l’inno del pilota che stringe i pugni e lascia sgorgare le lacrime esiste ed esisterà sempre. Godiamocela.

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Essere gentleman non è una moda, è uno stile. É il nostro modo di stare al mondo. Continua a leggere

Un grande giocatore vede autostrade dove altri solo sentieri. Vujadin Boskov<