Saudi Pro League

Saudi Pro League o del calcio del futuro

25 aprile 2016, Moḥammad bin Salmān Āl Saʿūd , principe ereditario della Monarchia che governa l’Arabia Saudita, si presenta con un sorriso smagliante nella sala stampa del governo. Di lì a poco presenterà un documento Saudi Vision 2030, in cui sono illustrate le idee, i progetti e i desiderata del governo che dovranno portare l’Arabia Saudita nel futuro. Una linea temporale di quindici anni che ricorda i piani quinquennali di sovietica memoria, ma che ha al suo interno delle scintille di cambiamento che uno sguardo occidentale poco attento difficilmente può trovare, eppure una nazione che ha introdotto nel mondo occidentale i numeri come oggi li conosciamo grazie all’opera del matematico e filosofo Abū Yūsuf Yaʿqūb ibn Isḥāq al-Kindī, non è certo da prendere con leggerezza. 

Che cos’è Saudi Vision 2030?

Saudi Vision 2030 è un progetto di transizione economica, industriale e culturale. Il dossier è cospicuo e spiega in profondità quali sono gli asset in cui l’Arabia Saudita ha investito e continuerà a investire nei prossimi anni per diversificare la propria economia, fino ad oggi basata quasi totalmente sugli introiti provenienti dalla lavorazione del petrolio. Il motivo principale di questo cambio di rotta risiede nella contrazione del prezzo che il greggio ha subito dopo la crisi economica del 2011. Nella vision dell’establishment saudita uno dei prossimi pilastri su cui si baserà lo sviluppo della nazione sarà la promozione di una diversa immagine del regno all’esterno. Una strategia politica che si attuerà attraverso il miglioramento del sistema educativo, lo sviluppo di nuove infrastrutture – tra cui la futuristica città NEOM –, l’ammodernamento delle dotazioni dell’esercito, gli incentivi per l’utilizzo di energie rinnovabili, la creazione di nuova mobilità sostenibile, la privatizzazione del settore elettrico, idrico, ospedaliero, aeroportuale, il lancio di un comparto pubblico dell’entertainement e del turismo e la nascita di una politica sportiva di livello internazionale.

Una delle parti più interessanti di Saudi Vision 2030 è il tentativo da parte della monarchia wahabita di rinegoziare con la classe religiosa locale alcune delle prerogative che essa continua ad arrogarsi, come ad esempio l’educazione scolastica. Questo sarà uno dei nodi cruciali che il principe ereditario bin Salman – diventato Primo Ministro nel 2022 – dovrà sciogliere e non sarà facile. Le connessioni tra il potere temporale e quello religioso in Arabia Saudita sembrano simili a quelli presenti nell’Europa medievale. Se volete ulteriormente approfondire il dossier, potete andare sul sito e studiarlo nel dettaglio.

Moḥammad bin Salmān Āl Saʿūd
Il principe ereditario Moḥammad bin Salmān Āl Saʿūd

Il calcio in Arabia Saudita

Questa doverosa premessa per inquadrare meglio allo sguardo di voi lettori occidentali le scelte strategiche che sta compiendo il governo saudita e che ricadono sul calcio europeo. Come si legge e si sente dire spesso negli ultimi mesi con profonde venature di orientalismo, post-colonialismo e d eurocentrismo, che c’entra il calcio con l’Arabia Saudita? 

Secondo i dati della federazione Saudita la media spettatori della passata stagione della Saudi Pro League – il campionato di massima divisione nazionale – si è attestata su circa 10.000 presenze a giornata. Una cifra ragguardevole se pensiamo che lo stato del Golfo Persico conta 35 milioni di abitanti e ancora le donne hanno pochissima accessibilità agli eventi sportivi. Nessun altro sport è così seguito dai sauditi. Molto dipende dai club locali che sono diventati una vera e propria potenza continentale, a partire dagli inizio del XXI secolo: 5 AFC Champions League vinte, 3 dall’Al Hilal e 2 dall’Al Ittihad, e 5 finali perse. L’assalto al predominio dell’Asia orientale, storicamente la culla del calcio asiatico, ha portato a un deciso pareggio da parte delle compagini occidentali. Qualcosa di impensabile fino a una ventina di anni fa. Se allarghiamo lo sguardo alla nazionale  – uscita nella fase a gironi all’ultimo Mondiale, dopo aver battuto l’Argentina, futura campionessa del mondo – i risultati sono stati buoni ma non eccezionali. I as-Suqūr al-‘Khoḍur, i Falchi Verdi, si sono qualificati a sei edizioni della kermesse mondiale, saltando quelle del 2010 e del 2014, e soltanto una volta sono andati oltre la fasi a gironi, nel 1994, quando tra le loro fila giocava Saeed Al-Oiwara Al-Dossari, uno dei calciatori più iconici degli anni Novanta, famoso soprattutto per il goal coast-to-coast segnato contro il Belgio.

La nazionale saudita non ha ottenuto risultati positivi nemmeno nelle ultime edizioni della AFC Asian Cup: 3 vittorie, ma l’ultima datata 1996. Da allora i sauditi hanno perso altre due finali, iniziando un lento declino che ha portato a prestazioni pessime nelle ultime tre edizioni. Come mai questa grande differenza? In primis la Saudi Arabian Football Federation – da ora in avanti SAFF, nda –  ha smesso di considerare la Asian Cup centrale nel proprio progetto di espansione, progetto che nei primi anni Duemila era più un moto di sentimenti disordinato, che un’idea organica. Nel 2019 pensate che non furono portati in Coppa d’Asia calciatori come Kanno, Al Faraj, Al Shehri tutti nel loro prime time. Le altre competizioni regionali, come la Gulf Cup e la FIFA Arab Cup, sono poco interessanti perché di secondo piano. Dalla stagione 2019/2020 qualcosa è cambiato. L’arrivo di calciatori di buon livello dalla Cina ha indubitabilmente innalzato la qualità del campionato locale e la federazione saudita ha cominciato a cavalcare questo cambiamento dando un senso organico a ciò che stava succedendo. Questo spiega l’ingresso prepotente del PIF –  leggere lo specchietto per saperne di più – negli affari calcistici locali e così oggi stiamo assistendo a un disegno molto chiaro e preciso che lega insieme Saudi Vision 2030, Saudi Pro League e PIF. Ricordiamo che il governo saudita, proprio attraverso il PIF, ha preso il controllo del 75% di quattro club della SPL: Al-Hilal, Al-Nassr, Al-Ittihad e Al-Ahli. L’obiettivo è quello di inserire in pianta stabile il campionato saudita tra i top 10 del mondo. Da un punto di vista economico il PIF prevede di far passare da oggi al 2030, il valore di mercato della SPL da 800 milioni di dollari a 2,1 miliardi di dollari. In particolare la previsione è di incrementare gli introiti commerciali di 480 milioni di dollari ogni anno, partendo dai 119 milioni del 2022. Accanto all’ingaggio di calciatori di successo – oltre agli over-35 Cristiano Ronaldo e Karim Benzema, vale la pena sottolineare i nomi di Ruben Neves e Jota – l’idea del PIF è quella di portare in SPL un numero sempre maggiore di coach e di arbitri europei, così da aumentare il livello qualitativo sul campo di atleti, tecnici e direttori di gioco locale. Una struttura come questa ha bisogno però anche di un tetto solido. Al fianco degli uomini di campo saranno selezionati e assunti manager in grado di dare una sterzata organizzativa al sistema calcistico saudita. Il primo ad arrivare sarà Michael Emenalo, che andrà a ricoprire il ruolo di Director of Football, ruolo che ha già brillantemente portato avanti al Chelsea FC tra il 2011 e il 2017, occupandosi in particolare dell’academy. In Arabia Saudita si occuperà dell’organizzazione del campionato e dello sviluppo di un vero e proprio centro federale, in cui convergeranno i migliori talenti locali per lavorare con staff dalla provata esperienza internazionale. 

Che cosa è il PIF?
La sigla PIF sta per Public Investment Fund. È stato creato nel 1971 per consentire al governo dell’Arabia Saudita di investire. In pratica si tratta di un enorme conto di risparmio. A oggi può contare su una disponibilità di 514 miliardi di dollari. Insieme agli investimenti fatti nel calcio – acquisizione della maggioranza del Newcastle in EPL e di quattro club in SPL – grazie a esso nel 2022 è stato lanciato il LIV Golf, un nuovo circuito golfistico internazionale che ha messo in grande crisi gli storici PGA Tour e DP World Tour, che, dopo aver intentato inutilmente cause legali per bloccarlo, sono dovuti scendere a compromesso unendo le forze. Il PIF è gestito direttamente dal principe ereditario Moḥammad bin Salmān Āl Saʿūd. 

[Fine prima parte]

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