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Ragazze afgane giocano a cricket in una palestra di una scuola (Foto: SHAH MARAI/AFP via Getty Images)

Cricket al femminile: i sogni infranti delle donne afghane

Non è necessario che le donne giochino a cricket“. Queste le parole del vicecapo della commissione alla cultura dei Talebani Ahmadullah Wasiq. Necessario. Un termine ambiguo, ma che racchiude al suo interno tutta la pesantezza e la gravità di un’affermazione che sembra mettere decisamente la parola STOP alle speranze di tante giovani promesse del cricket. Da metà agosto, quando i Talebani hanno ripreso il potere a Kabul, le cose sono andate drasticamente peggiorando per le donne, soprattutto in un settore come quello sportivo dove la direzione di marcia è nettamente cambiata rispetto agli ultimi anni.

Le donne non fanno sport

Questa affermazione, molto comune sulla bocca di tanti cittadini afgani, è il risultato di una cultura e di un mindset che hanno imposto alla donna dei ruoli ben stabiliti che, molto raramente vengono messi in discussione. Una donna può studiare (il minimo indispensabile), sposarsi, badare alla casa, mettere al mondo figli da accudire e occuparsi del marito. Non c’è spazio per attività “non necessarie” come lo sport. Tuttavia, la situazione in Afghanistan stava vivendo una lenta ma costante evoluzione e un numero sempre crescente di donne stava riuscendo, finalmente, ad avvicinarsi allo sport. Quando parliamo di sport in Afghanistan, una menzione d’onore spetta al cricket, sport nazionale.

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Rifugiati afghani giocano a cricket nel campo di Peshawar in Pakistan

In molti sostengono che per gli afgani questo non è uno sport come gli altri ma è pura emozione, che vede uomini e donne piangere per le sconfitte e le vittorie e sostenere con tutta l’anima il proprio team. Per questo la storia del cricket in Afghanistan si avvicina alla leggenda. Nel 2001, un anno dopo la revoca del bando sul cricket da parte dei Talebani, l’Afghanistan fu ufficialmente riconosciuto dall’International Cricket Council (ICC) e, pochi anni dopo, con la caduta del regime, questo sport cominciò ad esplodere sempre di più. Nonostante la difficile situazione politica dello stato negli ultimi 20 anni, il cricket ha rappresentato per molti l’unico elemento di gioia, speranza e unione. Pian piano, intanto, la squadra maschile cresceva sempre di più e alcuni tra i suoi giocatori diventavano star internazionali.

E le donne? Per loro le porte del cricket cominciarono a socchiudersi solo nel 2010, quando, tra mille resistenze, fu fondata la prima squadra tutta al femminile. Nei primi anni la ACB (Afghanistan Cricket Board) ostacolò le sportive, facendo pesare la scelta su una presunta minaccia talebana. Ma le ragazze non si lasciarono intimidire e continuarono a partecipare a svariate competizioni nazionali, dato che le internazionali erano per loro precluse. Erano numerosi i vincoli che le donne che praticavano il cricket dovevano sopportare: per prima cosa l’abbigliamento e poi anche l’atteggiamento.

Per quanto riguarda la divisa, le donne erano costrette ad indossare pantaloni lunghi e casacche alle ginocchia, oltre alla tradizionale hijab. In merito all’atteggiamento poi, non è permesso urlare, esultare o assumere pose sconvenienti, neanche dopo una vittoria o per sostenere le proprie compagne di squadra. Ma, nonostante ciò, il loro cammino ha proseguito fino a pochi mesi fa, quando per un attimo si è creduto che il cricket femminile potesse sperare di essere equiparato a quello maschile. Ma la presa del governo da parte dei Talebani ha nuovamente cambiato le carte in tavola, gettando molte atlete nella totale disperazione e costringendo molte a fuggire dal Paese o a nascondersi per paura di ripercussioni.

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Ragazze afgane giocano a cricket in una palestra di una scuola di Kabul (Foto: SHAH MARAI/AFP via Getty Images)

Decine e decine di ragazze che avevano dedicato la loro vita allo sport, rinunciando anche al matrimonio (istituzione fondamentale nella cultura afgana) per seguire il loro sogno si sono viste strappare via ogni speranza e, ad oggi, sembra molto complesso vedere la luce in fondo al tunnel. Intanto nel resto del mondo, varie associazioni sportive stanno prendendo posizione a sostegno delle sportive afgane. In particolare, dall’Australia arriva una dichiarazione molto forte: se alle donne afgane non sarà permesso di praticare il cricket, sarà annullato il Test match della squadra maschile.

Il mondo, a quanto pare, sembra aver esultato alle affermazioni della società sportiva australiana, poiché sostenere un governo che bandisce le donne dal mondo dello sport equivale ad incrementare la disparità di genere contro la quale si batte l’ICC. Ma dal Canada arriva un’eco preoccupata. A parlare alla BBC è Tuba Sangar, che fino a quest’estate ha ricoperto il ruolo di Women’s development manager per la ACB. Se da un lato Sangar apprezza il fatto che le società sportive di tutto il mondo e le squadre di cricket femminile con le loro campionesse hanno preso posizione a favore del cricket femminile afgano, dall’altra teme che boicottare lo sport maschile possa avere l’effetto contrario. Secondo la manager, infatti, è stato grazie al cricket maschile che le donne si sono appassionate allo sport e hanno acquisito la speranza di poter, un giorno, fare altrettanto. Inoltre, lo sport rappresenta un barlume di speranza per tutti gli afgani oppressi attualmente dal regime repressivo dei Talebani.

Impedire anche agli uomini di gareggiare, pensa Sangar, porterà soltanto alla scomparsa dello sport dalla nazione e, a quel punto, per le donne diventerà davvero impossibile tornare indietro. L’evacuazione dei membri della squadra femminile e la possibilità per loro di gareggiare all’estero sotto la bandiera afgana sarebbe, secondo lei, l’unica soluzione possibile. Ma, al momento, la speranza sembra essere davvero labile. Venti anni di progressi sono stati cancellati in pochi mesi, tante speranze sono state spente per sempre e la situazione estremamente drammatica dell’Afghanistan e, soprattutto, delle donne afgane sembra non avere soluzione. L’unica speranza è che l’ICC, la cui decisione definitiva non è ancora stata confermata, scelga per il bene dello sport e di chi a questo ha legato speranze e passione.

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Essere gentleman non è una moda, è uno stile. É il nostro modo di stare al mondo. Continua a leggere

Un grande giocatore vede autostrade dove altri solo sentieri. Vujadin Boskov<

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