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A chi fa paura l’omosessualità nel calcio?

Alcune settimane fa ha fatto scalpore la notizia di alcune celebri defezioni da parte di calciatori della Ligue 1 alla giornata dei diritti omosessuali. La partecipazione consisteva nel presentarsi il campo con una fascia arcobaleno che simbolicamente avrebbe dimostrato la partecipazione alla causa LGBTQIA+ del mondo del calcio. 

Tra i diversi calciatori, molti del Tolosa, che hanno scelto di non partecipare alla manifestazione, a fare scalpore è stata la decisione di Zakaria Aboukhlal (anche lui militante nel Tolosa) di affidare ad ai social una dichiarazione quantomeno ambigua. Infatti il calciatore di origini marocchine ha scritto di avere la: “massima considerazione per ogni individuo, indipendentemente da preferenze personali, genere o religione“.  

Il rispetto per me è importante e va esteso agli altri,  comprendendo anche il rispetto per le mie convinzioni personali. Non penso di essere la persona adatta a sostenere questa campagna.

Zakaria Aboukhlal

Le parole di Zakaria Aboukhlal sono rimbalzate immediatamente su tutti i social, scatenando una tempesta sul calciatore e sula società.  Da notare come il calciatore marocchino non sia nuovo a queste polemiche, anzi una frase pronunciata il 29 aprile in occasione della celebrazione della Coppa di Francia rischia di costargli molto cara. Durante i festeggiamenti alla sindaca di Tolosa che chiedeva un attimo di silenzio ai calciatori Aboukhlal avrebbe detto: “A casa mia le donne non si rivolgono così agli uomini“. Il Tolosa ha aperto un inchiesta interna per verificare i fatti e fare luce sulla vicenda della mancata adesione alla giornata dei diritti LGBTQIA+, mentre la ministra dello sport francese si è vista respingere dal sindacato dei calciatori la richiesta di punire i giocatori defezionari in quanto non obbligati a lanciare messaggi collettivi contrattualmente. 

Non è òa prima volta che polemiche simili intervengono nel mondo nel calcio; si pensi solo alla polemica dei calciatori tedeschi al mondiale, ma questa volta ad ingigantire la vicenda ci sono alcuni elementi decisamente importanti. Uno dei principali è che il Tolosa è stata la casa di approdo del quindicenne di origini tunisine Ouissem Belgacem, oggi ai più noto come scrittore e ideologo della lotta in favore dei diritti degli omosessuali. Belgacem con il suo libro Addio vergogna ha aperto una discussione strisciante da anni nel mondo del calcio, dove ignoranza, spirito di gruppo e conformismo, sono una miscela detonante per i ragazzi omosessali. Ouissem Belgacem in un’intervista a Vice ha dichiarato:

Mi sono ritirato a 20 anni, a causa dell’omofobia presente nell’ambiente calcistico e della mia incapacità di accettare la mia stessa identità. Purtroppo, quell’atmosfera piena di odio è ancora lì, come 15 anni fa. In altri settori della società stanno cambiando molte cose, ma questi cambiamenti non sembrano toccare lo sport. Se non affrontiamo il problema rimarrà tutto nell’ombra, e noi continueremo a sentirci rifiutati e scartati.

Le parole di Belgacem spiegano il perché dei continui incontri promossi da diverse associazioni tra l’ex calciatore e le giovanili di molte squadre francesi. Il problema del calcio sembra essere quello di rimanere fuori dal tempo, fuori da ogni logica, esasperando un senso di forza a senso unico. “Il calcio, sembra inchiodato in una specie di distorsione temporale“, racconta ancora a Vice Belgacem, “causata dalle enormi dosi di mascolinità tossica in circolo. Sembra esserci questo pregiudizio, sia tra i fan che i tra i giocatori, per cui un uomo gay debba essere debole ed effeminato“.

L’opera del ex giovanile del Tolosa è ancora più ficcante sull’opinione pubblica perché Belgacem è anch’esso di origini tunisine, cosa che lo ha ovviamente segnato maggiormente nella sua ricerca della libertà sessuale. La doppia nazionalità porta ad un grande dissidio interiore, dove da un lato non si vuole rinunciare alle proprie origini africane, ma dall’altro non si possono accettarne alcuni stereotipi. Belgacem crede che l’unica forma per poter uscire da questo pantano sia quello di aprire un dialogo aperto e senza vergogna (appunto) col gli omofobi di ogni provenienza.

Ouissem Belgacem
Ouissem Belgacem

Quando si parla di omofobia bisogna ricordare che i messaggi lanciati da calciatori e allenatori sono un amplificatore gigantesco a tutti gli strati della società. Se il gesto di Zakaria Aboukhlal è pesante, lo è perché rischia di radicalizzare l’opinione di centinaia di ragazzi giovani soprattutto di origine araba, creando attorno all’omofobia un alone di sacralità e di omologazione pericolosa e antipatica. 

Va ricordato inoltre come ai pochi coming out del mondo del calcio, siano seguiti più silenzi e battutine da parte di colleghi e dirigenti che manifestazioni di sostegno: dall’imbarazzante scenetta di Cassano che si dissocia dai compagni (presunti) omosessuali al quadretto degli sghignazzamenti giornalisti che usano l’ingenuo per avallare il clima di oscurantismo del mondo del calcio. L’opinione pubblica si gode i campioni di unpolitically correct per fomentare e gonfiare il piacere del ventre molle della società. Azione bieca che non di rado porta a tragici finali.  Ricordiamo su tutti il caso di Justin Fashanu, calciatore dei primi anni Novanta in Inghilterra che, in seguito ai continui scandali legati all’omosessualità che lo affliggevano e ad un accusa di molestie sessuali, si tolse la vita impiccandosi per dover smettere di lottare contro un mondo troppo violento per essere affrontato.  

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