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MotoGP UNLIMETED

Dal successo dei cugini su quattro ruote, Drive to Survive, nasce MotoGP UNLIMITED: otto episodi da 45-50 minuti su Amazon Prime Video sulla stagione 2021 del Motomondiale. Finalmente la MotoGP di Dorna, governata e gestita dal patron Carmelo Ezpeleta, diventa mainstream, diventa grande, diventa matura e acquisisce un auditorio più ampio. Dopo l’esperimento di Red Bull con Undaunted, il documentario sulla stagione 2019 di Andrea Dovizioso che ha poi sancito la chiusura tra il pilota forlivese e la Ducati, MotoGP Unlimited ci porta dentro i box, il paddock, i team, le litigate, gli aneddoti, le imprecazioni, le lacrime, i pugni, gli sguardi, la disperazione e la gioia. 

Lo sappiamo da sempre: le quattro ruote non si battono, da nessun punto di vista. Le riviste di auto vendono di più di quelle che trattano le due; vendono di più, piacciono di più e mediaticamente hanno una presenza migliore. L’unico personaggio capace di invertire leggermente la tendenza è stato Valentino Rossi, purtroppo, però, quando vinceva con continuità e dominava la categoria lo streaming era lontano anni luce e Internet un posto fatto solo di blog e forum. Nonostante ciò MotoGP UNLIMITED è riuscito nell’impresa di catturare l’ultima stagione di Valentino Rossi, un dettaglio non indifferente per l’atmosfera e il climax creato all’interno degli otto episodi.

Arriviamo però subito al problema principale: MotoGP UNLIMITED è una copia carbone di Drive to Survive, con la differenza che il titolo è anche più scarso e prevedibile rispetto a quello della serie Netflix. Al di là di ciò, il documentario di Prime Video è un prodotto ben realizzato, con un buon ritmo, con aneddoti interessanti e commenti puntuali da parte di giornalisti e opinionisti di tutto il mondo. Ovviamente, il porta bandiere italiano è Guido Meda. La voce nostrana della MotoGP da vent’anni, su per giù. Anni fa lo intervistai e mi disse, tra una domanda e l’altra, che sicuramente lui deve tanto a Rossi, alle sue vittorie e al successo della MotoGP in Italia, ma – se guarda bene al suo lavoro e a come si è comportato negli anni – che anche l’Italia del Motomondiale deve tanto a lui, alla sua voce, alla sua narrazione. E sono decisamente d’accordo con questa frase, un po’ orgogliosa, un po’ egocentrica.

Guido Meda, può piacere o no, ma c’è sempre stato e ha raccontato, a modo suo, uno sport che è sempre di più entrato nella case, e ci ha consegnato un modo di fare telecronaca completamente differente rispetto a ciò che eravamo abituati a sentire. Da “tutti in piedi sul divano” a “Rossi c’è“, passando per “al semaforo scatenate l’inferno“. Le parentesi degli esperti sono un piacevole intervallo dalle immagini, sia in pista che all’interno dei box o della vita dei piloti, che di fatto è la parte più interessante. Marc Marquez che prova a recuperare dall’infortunio con sessioni devastanti di allenamento concluse con un bagno ghiacciato per permettere al muscolo un recupero migliore, la relazione tra Maverick Vinales e la sua compagna, la tenerissima scena con la figlia appena nata, e la sua discussione con Yamaha fino alla successiva nuova avventura con Aprilia. E poi Quartararo, Aleix Espargaro e Pecco Bagnaia con la sorella, sempre insieme, sempre legati a doppio filo, Gran Premio dopo Gran Premio. 

Sono queste le cose che gli appassionati della MotoGP cercavano: i retroscena, i rapporti nel box, le relazioni tra piloti, manager e famigliari. Le gare, le cadute, le vittorie, i sorpassi, quelli, chi ama la MotoGP, li conosce a memoria. Certo, è la parte più spettacolare, è la base su cui si basa lo show: il pericolo, la paura, la tensione; è di queste fondamenta che vive uno sport che possiamo definire – senza temere di essere contraddetti – estremo. Tutto questo, però, viene dato dalle gare e per fortuna, nelle otto puntate, dei gran premi si vede il giusto: un sorpasso, una vittoria, una bestemmia. Sono le reazioni di chi vive e suda dentro le camicie, le polo o la giacche che fanno più gola, che divertono, che interessano. 

Entrare dentro la quotidianità dei piloti, delle corse, degli allenamenti, è qualcosa di potente. Vedere la fatica, il sudore, le ferite, le cicatrici, i gessi, gli interventi, è qualcosa che mette i brividi e ci butta in faccia la realtà di uno sport duro, fatto per persone fuori dal comune, come racconta la bellissima colonna sonora dei Maneskin, Zitti e Buoni: “Siamo fuori di testa, ma diversi da loro.” Non poteva esserci frase più azzeccata pensando a gente che è sempre al limite su un mezzo che supera i 300 chilometri orari. 

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MotoGP UNLIMITED è un buon prodotto. Chi ha amato Drive to Survive troverà le stesse cose che lo hanno legato al brand della docuserie che racconta la Formula 1; chi invece è sprovvisto della visione di documentari, ma ama le due ruote, non può certo farselo scappare anche per godere un po’ di ciò che non si vede in tivù, non si vede su Sky, anche per forza di cose. Inoltre, come il paddock insegna, i piloti di moto tendono a essere più trasparenti, più decisi, più rock rispetto ai piloti delle quattro ruote. Anche se forse qualche anno fa il gap era ancora più grande. L’attenzione è sempre su chi corre e quasi mai su chi ci sta dietro, sulla moto e non su chi la prepara. MotoGP UNLIMITED è un esperimento ben riuscito con ampi, ampissimi, margini di miglioramento. C’è margine per scavare, per approfondire, per vivere più a lungo e profondamente la MotoGP e per farla diventare, finalmente, uno sport per tutti, popolare, di massa, anche senza colui che è riuscito a entrare in tutte le case. C’è una frase all’interno del documentario di Guidotti, all’epoca team manager della Pramac, oggi in KTM, che narra di come Rossi negli anni Duemila veniva paragonato a Michael Jordan: “Vale è stato più grande dello sport che ha praticato.” E tanto basta.

Alla fine degli otto episodi si arriva comunque soddisfatti, anche grazie ad una stagione che ha visto il ritiro di Rossi, le difficoltà di Marc Marquez, la prima vittoria mondiale da parte di Fabio Quartararo e il ritorno alla vittoria di squadra della Ducati. È proprio una serie di eventi mediaticamente rilevanti e spettacolari. La seconda stagione è ben accetta.

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Essere gentleman non è una moda, è uno stile. É il nostro modo di stare al mondo. Continua a leggere

Un grande giocatore vede autostrade dove altri solo sentieri. Vujadin Boskov<